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Lo Stato pronto a entrare nel capitale di Newcleo: allo studio un investimento da 200 milioni

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Lo Stato pronto a entrare nel capitale di Newcleo: allo studio un investimento da 200 milioni
Il governo italiano valuta con attenzione l’ingresso nel capitale di Newcleo, la startup italo-anglo-francese che sta lavorando allo sviluppo di reattori nucleari di nuova generazione. Sul tavolo, secondo quanto trapela da fonti vicine al dossier, c’è un’operazione dal valore di circa 200 milioni di euro, che potrebbe concretizzarsi nei prossimi mesi attraverso uno strumento pubblico di investimento diretto. L’obiettivo sarebbe duplice: sostenere l’innovazione tecnologica nel settore strategico dell’energia e rafforzare la presenza dell’Italia nella partita europea sulla transizione energetica.

Lo Stato pronto a entrare nel capitale di Newcleo

Fondata nel 2021 da un gruppo di ingegneri guidati da Stefano Buono (in foto), Newcleo si è posta l’ambizioso traguardo di sviluppare e realizzare reattori nucleari di quarta generazione, in grado di utilizzare come combustibile anche materiali radioattivi riciclati, riducendo drasticamente la quantità di scorie e il rischio ambientale connesso alla produzione di energia. Un progetto che fin dalla sua nascita ha suscitato interesse tra investitori privati e fondi istituzionali, tanto da consentire alla società di raccogliere in meno di tre anni oltre 500 milioni di euro.

Tra i soggetti che hanno già investito nel capitale della startup figura Inarcassa, la cassa previdenziale degli architetti e degli ingegneri italiani, segno di una fiducia crescente verso una tecnologia che potrebbe rappresentare un tassello importante nel percorso europeo verso la decarbonizzazione e la sicurezza energetica.

L’investimento pubblico e la strategia nazionale

L’eventuale ingresso dello Stato italiano nella compagine societaria di Newcleo si inserisce in un disegno più ampio che il governo sta delineando per garantire al Paese autonomia energetica e competitività tecnologica. Fonti qualificate spiegano che il dossier è attualmente allo studio presso il Ministero dell’Economia e al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che stanno valutando modalità, tempi e condizioni dell’operazione. L’ipotesi prevede che l’investimento possa avvenire attraverso un fondo controllato dal Tesoro o tramite Cassa Depositi e Prestiti, ma al momento nessuna decisione è stata formalizzata.

Per Palazzo Chigi, il sostegno a Newcleo rappresenterebbe un’opportunità per favorire lo sviluppo di competenze industriali avanzate sul territorio nazionale, attrarre nuovi investimenti e creare occupazione qualificata. La società, infatti, ha già programmato per il triennio 2025-2027 investimenti per 133 milioni di euro in Italia, destinati in particolare alla realizzazione di laboratori, centri di ricerca e nuove strutture operative.

La partita europea e lo spostamento della sede a Parigi

A rafforzare la posizione di Newcleo nel panorama europeo ha contribuito lo spostamento della sede legale da Londra a Parigi, deciso nel 2024 per facilitare l’accesso ai finanziamenti comunitari e consolidare le relazioni con istituzioni e partner industriali del continente. Una scelta che risponde anche alla crescente attenzione che diversi governi, tra cui Francia e Germania, stanno dedicando alle tecnologie nucleari di nuova generazione come leva per la transizione energetica e la riduzione delle emissioni di CO2.

Il piano industriale di Newcleo prevede inoltre la realizzazione di un primo impianto pilota in Francia entro il 2031. Un progetto che, secondo le intenzioni dell’azienda, potrà beneficiare di filiere produttive localizzate anche in Italia e che proprio per questo potrebbe trovare ulteriore impulso dall’ingresso di capitale pubblico tricolore.

Innovazione e indipendenza energetica

L’operazione allo studio conferma la rinnovata attenzione dell’Italia verso il settore nucleare, dopo anni di dibattito e contrapposizioni politiche. La possibile partecipazione pubblica in Newcleo non implica infatti un ritorno alla produzione di energia nucleare su larga scala nel nostro Paese, ma si inserisce in una strategia di medio-lungo periodo volta a sostenere ricerca, sviluppo tecnologico e sicurezza energetica, favorendo la creazione di un tessuto industriale nazionale competitivo in un settore strategico.

Al momento non ci sono conferme ufficiali sui tempi e sulle modalità dell’eventuale ingresso dello Stato. Ma la riflessione è in corso e la direzione appare chiara: investire nell’innovazione per consolidare l’autonomia energetica italiana, creando valore, competenze e occupazione. Un obiettivo che, nell’intenzione dell’esecutivo, va oltre le singole tecnologie e guarda alla costruzione di un sistema produttivo integrato e all’avanguardia.
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