Usa: 943.000 nuovi posti di lavoro a luglio, ma non basta

- di: Brian Green
 
943.000 posti di lavoro creati nel solo mese di luglio: qualsiasi economia che registrasse un dato anche solo vicino a questo dovrebbe essere entusiasta dei progressi che ha registrato. Ma negli Stati Uniti di una economia che galoppa a livelli che non si avevano da prima della pandemia, questo boom nella creazione di nuovi posti di lavoro cammina di pari passo con la disperata ricerca, da parte di un numero elevatissimo di aziende, di una manodopera che sembra non essere più disposta a mettersi sul mercato.

L'incremento di luglio ha avuto, come conseguenza puramente statistica (anche se in questo caso di rilevantissima importanza), che il dato ufficiale della disoccupazione - reso noto dal Ministero del Lavoro - è passato dal 5,9% al 5,4%. Un balzo forse atteso, ma non in questa misura.
Eppure molte aziende, soprattutto nel settore dei servizi, sono in difficoltà perché non riescono a coprire le loro esigenze in termini di forza lavoro. Come confermato da alcuni casi limite, denunciati dai media americani, che parlano di strutture soprattutto ricettive costrette a modificare profondamente orari e disponibilità per non essere riuscite a coprire la pianta organica e, quindi, a garantire il servizio secondo i livelli abituali.

Quindi, ma è solo un esempio, ci sono alberghi che la sera sono costretti a chiudere il servizio ristorante perché i lavoratori che hanno bastano solo per coprire i servizi del mattino e della fascia oraria del pranzo. Insomma, a fronte della forte ripresa della domanda di vacanze, gli alberghi sono costretti a rinunciare a consistenti introiti per il solo fatto di essere a corto di personale. Con alcuni casi limite, con alberghi che oggi hanno 130 dipendenti, mentre prima della pandemia ne avevano esattamente il doppio.

Ci sono poi problemi di altro genere, come il crollo del numero dei giovani stranieri che erano reclutati dal Dipartimento di Stato, con i visti di scambio (i cosiddetti J1), passati da 350.000 del 2019 ai 108 del 2020, con un trend che si sarebbe confermato anche quest'anno. Quindi, davanti all'impossibilità di trovare personale americano, mancano anche gli aiuti che venivano dal ricorso a personale straniero, sia pure con un visto temporaneo.

E poco serve a trovare una soluzione al problema la decisione di molti alberghi di offrire condizioni economiche migliori della media (14 dollari all'ora, più altri benefit). Questa carenza di manodopera non sta consentendo all'economia americana di ricreare 5,4 milioni di posti di lavoro rispetto ai 22 milioni cancellati all'inizio della crisi. L'esempio del settore della ristorazione e degli hotel è chiarissimo: se a luglio 380.000 persone sono tornate a lavorarvi, il ''deficit'' di lavoratori è quantificato in 1,7 milioni di posti di lavoro, pari al 0% del totale. Comunque, secondo le stime ufficiali, il numero di posti di lavoro vacanti negli Stati Uniti è leggermente superiore a quello dei disoccupati registrati (8,7 milioni).
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