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SEVEL: inaccettabile atteggiamento di Stellantis sui 700 somministrati

 
Si è conclusa con un nulla di fatto  la seconda riunione tra direzione, le segreterie provinciali e Rsa, volta ad evitare il conflitto. Ora si va dritti allo sciopero, sono in pericolo 705 posti di lavoro e anche il futuro dello stabilimento Stellantis di Sevel in Abruzzo. 

Non è mai successo nella storia di Fca e Fiat che i livelli occupazionali del personale interno fosse così bassi e il numero dei lavoratori somministrati fosse invece così elevato e per un periodo così lungo. 

Alcuni dati per comprendere l’assurdità di questa situazione: nel 2016 si sono prodotti 290.000 furgoni e i lavoratori Sevel a tempo indeterminato erano 6059; nel 2021 l’obiettivo è oltre 300.000 veicoli e i lavoratori Sevel sono 5670 e i somministrati sono attualmente 705 (625 somministrati in staff leasing e 80 a tempo determinato).

Nei mesi scorsi abbiamo sollecitato l’azienda ad assumerli e non abbiamo avuto risposte. Abbiamo aperto la procedura di raffreddamento prevista dal contratto prima di procedere ad aprire il conflitto, ma anche questa iniziativa non ha portato a nulla di fatto. 

Dopo l’incontro di oggi si apre una situazione di rottura e di conflitto. Quella di oggi è la prima dichiarazione di sciopero che le organizzazioni sindacali fanno nel nostro Paese contro il nuovo gruppo Stellantis. 

È per noi inaccettabile il silenzio sugli oltre 705 somministrati che getta ombre rispetto al futuro dello stabilimento. 

Ora Il tempo è scaduto, nella prossima settimana la Rsa deciderà le modalità di effettuazione dello sciopero, il nostro obiettivo è definire un percorso per trasformare in dipendenti i lavoratori in somministrazione a tempo indeterminato, avere garanzie sulle proroghe di quelli a tempo determinato e la costituzione di un diritto di precedenza per futuri ingressi ai 133 somministrati che nei mesi scorsi non sono stati confermati. 

Queste sono le condizioni che poi garantiscono anche le future prospettive dello stabilimento, la sua capacità produttiva, anche rispetto alla competizione con lo stabilimento Polacco. Le garanzie e le certezze dovranno avere un seguito anche nei tavoli nazionali, a partire da quello con il Ministero dello Sviluppo Economico.
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