Valerio De Molli: "Misure tempestive e mirate per portare il Paese fuori dalla crisi"

- di: Redazione
 
Con le sue implicazioni non solo sanitarie, ma anche economiche e sociali, la pandemia ha posto il mondo davanti ad una serie di sfide, la prima delle quali rappresentata dalla campagna di vaccinazione che viaggia a velocità molto diverse, con l'Italia che, purtroppo, è al 22/mo posto della classifica, con appena il 4,5 per cento della popolazione vaccinata con due dosi. Secondo le stime elaborate da The European House - Ambrosetti, come ha ricordato Valerio De Molli (nella foto), inaugurando il tradizionale workshop di Ambrosetti sulla finanza, se procedessimo al ritmo attuale (circa 157 mila dosi al giorno), vaccinando tutti i soggetti con due dosi, la copertura dell'80 per cento sarebbe raggiunta entro la fine di agosto del 2022. Al contrario, se l'obiettivo fosse quello di vaccinare l'80 per cento della popolazione entro la fine di settembre 2021,sarebbe necessario triplicare il ritmo delle vaccinazioni somministrando circa 460 mila dosi al giorno. Per Valerio De Molli, managing partner e amministratore delegato di The European House - Ambrosetti, la crisi sanitaria "si è trasformata rapidamente di una crisi socio-economica di portata storica, che ha toccato tutti i Paesi del mondo".

La pandemia nel 2020 causerà la contrazione del Pil mondiale più grave dal dopoguerra (-3,5 %) , ad eccezione della Cina (+2,3 %).I dati italiani per il 2020, ha ricordato De Molli, parlano di una riduzione del Pil pari a -8.9 %, la quarta peggiore in 150 anni, con cali significativi: agroalimentare -4%, manifattura -12%, servizi -9,5%. La portata della crisi, poi, è stata tale da fare lievitare a 5,6 milioni il numero delle persone che, in Italia, hanno raggiunto la povertà assoluta, passando dal 7,7 al 9,4 %. Davanti a questo quadro e con la consapevolezza che "l'emergenza sanitaria si sarebbe tramutata in emergenza socio-economica", The European House-Ambrosetti ha elaborato "un modello econometrico di stima per il Pil italiano che prevede per il 2021 un rimbalzo pari al 3,3 % (con una forbice che va da +2,5 % a +4,9 %) rispetto alla chiusura del 2020''.

"In base a questo modello" - ha detto ancora De Molli che si è rivolto all'uditorio in collegamento video - "il tasso di crescita annuale nel 2022 e 2023 sarà rispettivamente pari a +2,6 % e 1,6% con una forbice in base allo scenario ipotizzato. Assumendo un tasso medio di crescita pari all'1,5% nei due anni successivi, è verosimile ritenere che l'Italia tornerà ai livelli pre-crisi non prima del 2025". Questo quadro ha spinto De Molli a fare delle considerazioni su quello che il governo deve fare per evitare che il Paese non riesca a uscire bene da una crisi che rischia di imporre le sue problematiche ancora per anni. Il presupposto da cui De Molli è partito è che la crisi del 2008 "modificando il tessuto produttivo e sociale del Paese, ha trasformato strutturalmente la traiettoria di crescita di lungo periodo, dimostrando come una perdita di Pil congiunturale possa trasformarsi in strutturale".

È sulla scorta di queste considerazioni che per De Molli è urgente che Governo ed Istituzioni "si attivino per mantenere il Paese sulla strada di un crescita vigorosa, già a partire dal 2021". Se le risorse (quelle del piano Next generation Ue) sono ingenti - relativamente a sei missioni-chiave: digitalizzazione e innovazione; rivoluzione verde; infrastrutture sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e sociale; salute -, la strategia che ne seguirà, in termine di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, deve avere "condizioni attuative e di contesto necessarie per riuscire a cogliere l'enorme opportunità di rilancio". I punti che, per De Molli, devono essere tenuti in considerazione partono dalle tempistiche, definite "uno dei fattori di successo o di fallimento del piano", al superamento della limitata capacità di impiegare risorse provenienti dal canale europea. A tale proposito De Molli ha citato un dato: l'Italia, nel periodo di programmazione 2014-2020 degli European structural &investment funds, ha allocato solo l'87 per cento delle risorse, spendendo quindi il 51% della quota, con una perdita di 9,4 miliardi di euro. Il che, se si pensa che l'Italia destina all'Europa più risorse di quanto riceva, è una cosa che non può non essere denunciata.


Quindi, per De Molli, è necessario "avere una visione strategica di lungo termine per indirizzare gli interventi di politica industriale che definiscano gli ambiti prioritari per gli investimenti". Tenuto conto dell'allocazione che debbono avere le risorse, c'è la "necessità di elaborare una visione per il Paese chiara ed unificante che non è mai esistita". Diventa allora "fondamentale adottare un pacchetto di riforme strutturali finalizzate a sostenere la crescita del Pil nel lungo termine". De Molli ha quindi ricordato lo studio, di The European House - Ambrosetti sulle vicende di Grecia e Portogallo seguite alla tempesta del 2008, affermando che "per l'uscita dalla crisi di Paesi con criticità strutturali e performance economiche di scarsa crescita, siano stati necessari: una riforma pervasiva volta alla sburocratizzazione e semplificazione della pubblica amministrazione"; misure per accrescere l'attrazione di investimenti esteri per crescita e aumento dell'occupazione; investimenti pubblici soprattutto per istruzione e digitalizzazione, insieme ad altri contro gli squilibri dei conti pubblici; misure per riformare la giustizia civile, il mercato del lavoro e il sistema fiscale.
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