Banca Ifis: "Le PMI scommettono e investono sull'innovazione"

- di: Redazione
 
L'esplodere della pandemia, che ha mandato in crisi l'economia italiana, così come quella maggior parte dei Paesi industrializzati, non ha fermato gli investimenti delle Piccole e medie imprese italiane che, anzi, a conferma della loro vivacità e di come sappiano sempre guardare positivamente al futuro, per oltre il 50 per cento del totale, hanno deciso di adottare in azienda una nuova tecnologia. È questo uno dei dati forniti da un'interessante indagine condotta dall'osservatorio Market Watch PMI di Banca Ifis, su un campione di 1807 PMI inserite nello specifico segmento del ''made in Italy''.

Nel biennio 2020-2021, secondo l'indagine, è emerso che il 52 per cento delle aziende intervistate ha investito in innovazione. E le percentuali sono sorprendentemente positive. Nel segmento Chimica-farmaceutica le PMI che hanno investito in innovazione sono state pari al 76 per cento del totale. È stata, invece, del 63 per cento quella delle imprese impegnate nel Sistema casa che hanno investito. Per quanto riguarda il comparto tecnologico, le aziende che hanno investito sono state il 60 per cento. Le prospettive per i prossimi anni, peraltro, sono in crescita, tanto che l'analisi stima che da qui al 2023 gli investimenti saliranno del 6 per cento. Nello specifico, gli investimenti sono stati utilizzati per la dotazione di macchinari, formazione e infrastruttura digitale.

Guardando al prossimo biennio, le aziende sembrano avere già tracciato il proprio percorso. Il 34 per cento di loro prevedono di investire nella digitalizzazione dei processi; in sostenibilità (32 per cento); nella gestione della relazione con i clienti (21 per cento) e nella ricerca e sviluppo (anch'essa al 21 per cento). Interessante il fatto che il 12 per cento delle PMI pensano di investire per il reshoring delle filiere di fornitura. Non c'è, come sottolinea l'analisi di Market Watch PMI di Banca Ifis, omogeneità nelle modalità di reperimento delle risorse economiche. Il 56 per cento delle PMI ha fatto ricorso all'autofinanziamento; il 35 per cento a finanziamenti bancari; il 7 per cento a sostegni pubblici.

L'indagine ha poi confermato che cresce il ricorso alle tecnologie 4.0 (quelle che porteranno alla quarta rivoluzione industriale) da parte delle PMI convinte che esse miglioreranno la competitività. D'altra parte il 73% dei responsabili aziendali dichiara di utilizzarle già o, comunque, che intende adottarle nel biennio 2022-2023. Dalle risposte degli intervistati emerge un quadro in cui le tecnologie più presenti in azienda sono: cyber security (31% dei casi), Customer Relationship Management, cioè la gestione delle relazioni con i clienti (29%) e Cloud (25%).
Se l'innovazione è un obiettivo comune a gran parte delle PMI, l'analisi fa emergere che non tutte le aziende operano con la stessa intensità. Tra le imprese che contano tra 50 e 249 dipendenti la percentuale di chi punta all'innovazione raggiunge il 70%; in quelle piccole (20-49 addetti) la percentuale scende al 55%, mentre nelle micro imprese (quelle sotto i 20 dipendenti) è pari al 47%. Dallo studio della struttura di Banca Ifis si coglie come lo sforzo innovativo viene sentito in maniera particolare dalle aziende di maggiori dimensioni, tanto da divenire il primo obiettivo degli investimenti digitali per il 71% delle società con oltre 50 addetti.
Il Magazine
Italia Informa - N°3 Maggio-Giugno 2021
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