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Canapa, la decisione che salva una filiera. E l’Italia resta indietro rispetto all’Europa

- di: Giulia Caiola
 
Canapa, la decisione che salva una filiera. E l’Italia resta indietro rispetto all’Europa

La decisione del Consiglio di Stato sulla canapa industriale arriva dopo mesi di tensioni, ricorsi, sequestri e interpretazioni contrastanti. Arriva soprattutto mentre il settore, che vale mezzo miliardo, rischiava di finire in una terra di nessuno normativa. La Coldiretti lo definisce un passaggio “importante per salvare la filiera”, e in effetti il pronunciamento dei giudici amministrativi rimette ordine in un quadro confuso, dove agricoltori, trasformatori e investitori si muovevano tra ordinanze locali, circolari discordanti e norme che lasciavano più dubbi che certezze.

Canapa, la decisione che salva una filiera. E l’Italia resta indietro rispetto all’Europa

La canapa industriale, in Italia, ha una storia antica che oggi si scontra con un presente incerto. Negli anni Quaranta il Paese era tra i maggiori produttori europei, ma il crollo iniziato nel dopoguerra ha lasciato in eredità una filiera frammentata, risorta solo negli ultimi anni grazie alla domanda di fibre tessili, materiali da costruzione, alimenti e prodotti innovativi per il green building.

Una filiera fragile, frenata da ambiguità normative
Per gli operatori, il nodo non è mai stato nella coltivazione in sé, regolata da una normativa che distingue in modo netto la canapa industriale da quella a uso ricreativo. Il problema è sempre stato ciò che avviene dopo la raccolta: le infiorescenze, i derivati, la trasformazione. Qui si è aperta una zona grigia, alimentata da interventi a volte contraddittori, che ha favorito sequestri nelle aziende, controlli invasivi e un clima di incertezza difficile da sostenere per imprese che chiedono solo di lavorare dentro le regole. Il Consiglio di Stato, con la sua decisione, ha tracciato un confine più netto. Secondo la Coldiretti questo confine permette finalmente agli agricoltori di programmare investimenti, ai trasformatori di operare senza temere colpi di mano, e alla filiera nel suo complesso di tornare a respirare.

L’Europa corre, l’Italia rincorre

Mentre in Italia si discuteva, il resto d’Europa andava avanti. Studi internazionali collocano Francia, Paesi Bassi e Italia come i tre Paesi con la maggior superficie dedicata alla canapa industriale. Ma il dato grezzo, da solo, dice poco. La Francia guida da anni il settore, con una filiera stabile, integrata e riconosciuta. I Paesi Bassi hanno investito nella ricerca, nella trasformazione e nei materiali compositi. La Germania si sta muovendo con decisione sul fronte della regolamentazione e degli incentivi alla coltivazione. In altri Paesi del Nord Europa, la canapa è considerata una coltura strategica nella transizione ecologica. Le superfici aumentano, le imprese investono, i governi costruiscono strategie industriali.

In Italia, invece, la crescita è stata a scatti, rallentata da un quadro legislativo poco chiaro. Gli studi dell’European Industrial Hemp Association mostrano come il mercato europeo sia in espansione costante, con superfici raddoppiate negli ultimi dieci anni e filiere sempre più concentrate sulla trasformazione ad alto valore aggiunto: alimenti proteici, materiali per l’edilizia sostenibile, bioplastiche, cosmetici di nuova generazione. L’Italia ha tutte le condizioni per essere protagonista, ma manca la continuità. L’incertezza normativa pesa sui finanziamenti, rallenta la creazione di impianti di trasformazione e costringe molte aziende a produrre all’estero ciò che non possono lavorare in patria.

Le ricadute della decisione: un nuovo equilibrio possibile
Con la sentenza del Consiglio di Stato, la filiera italiana può ora tentare di recuperare terreno. La chiarezza normativa non risolve tutto, ma rappresenta un punto di partenza necessario. Le imprese chiedono tempi certi, controlli coerenti, e soprattutto una strategia industriale che metta la canapa in relazione con la transizione ecologica: meno consumo di acqua rispetto ad altre colture, capacità di rigenerare i terreni, versatilità nell’uso finale. È un settore che intercetta il bisogno di materiali sostenibili e che permette agli agricoltori di diversificare in un momento di crisi climatica e instabilità dei mercati.

Per Coldiretti, questa decisione evita il collasso di un settore che stava pagando un prezzo altissimo all’ambiguità. Ma la vera partita si gioca nei prossimi mesi, quando la politica dovrà trasformare la pronuncia dei giudici in un quadro stabile, capace di attrarre investimenti e di trattenere le imprese che oggi guardano con interesse all’estero. L’Italia ha già perso molte filiere strategiche nel corso degli anni. La canapa potrebbe essere una di quelle da salvare, e non per nostalgia, ma perché può diventare un tassello del futuro industriale europeo.

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