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Covid-19: no a nuovi lockdown, lo chiede il Paese che produce

- di: Diego Minuti
 
Quante cose belle dovevano accadere quest'anno, tra eventi sportivi e occasioni d'arte, festival e rassegne, al netto di matrimoni ed altre cerimonie private da festeggiare e mettere per sempre nella bacheca dei ricordi. Ed invece il 2020 sarà perseguitato dalla nomea d'anno sfortunato, nefasto, apportatore di sventure. Insomma, una vera e propria iattura che comunque - bella soddisfazione potrebbe dirsi - non è solo limitata al nostro Paese, avendo la pandemia colpito indistintamente, con maggiore o minore violenza, quasi tutti i Paesi del mondo

Ma, come è giusto che sia, guardiamo in casa nostra, a quanto sta accadendo e a quanto invece non sarebbe dovuto accadere o mai più accadere. A tale proposito la situazione che si è determinata, guardando alla capacità di sopportazione degli italiani, ricorda quello che viene definito, per semplicità, ''il principio della rana bollita''. Esempio molto crudele, a dire il vero, ma se ne facciamo cenno oggi è soltanto perché è sin troppo calzante alle vicende di casa nostra.

Dice questo ''principio'' (il termine è improprio: molto più corretto sarebbe definirlo paradosso) che se getti una rana viva dentro una pentola di acqua bollente essa riuscirà a scappare, facendo forza sui muscoli delle gambe. Ma se la stessa rana la si mette in una pentola d'acqua fredda messa a bollire, l'animale non si accorgerà nemmeno che la temperatura del liquido aumenta, lentamente. Anzi sguazzerà nell'acqua sino a quando la spossatezza avrà il sopravvento e morirà, al calduccio, ma sempre morta sarà. Ecco, se alla figura della rana sostituite quella degli italiani, il paradosso diventa un esempio calzante di come la lentezza con cui accadono le cose può fare male, anzi uccidere.

Questi mesi, che non possono non essere ricordati per le migliaia di persone morte a causa del Covid-19 o di come esso abbia aggravato patologie preesistenti (nel calderone dei numeri non viene fatta una distinzione netta), stanno mettendo alla prova la resistenza degli italiani che, sebbene mostrino inaspettate doti di pazienza, sembrano essere arrivati al capolinea in termini di sopportazione.

Un'atmosfera in cui agli italiani, piuttosto che gli isterismi negazionisti di un critico d'arte che fa politica col turpiloquio o di studiosi che hanno venduto l'anima a Mefistofele, facendo propaganda e non promuovendo approcci scientifici, sarebbe necessario un Cicerone, in vena di lavate di capo al Catilina di turno.

Dobbiamo sempre ammettere che molto è stato fatto, ma, visto quanto sta accadendo in questi giorni, c'è forse da chiedersi se è stato fatto tutto. La prima risposta che verrebbe da formulare è decisamente negativa, un ''NO'' stampato in grande. Perché evidentemente, dopo le dure restrizioni ai movimenti delle persone (quindi limitando il perimetro delle libertà individuali), ci si aspettava che, al di là dello spettro della ''seconda ondata'' agitato da chi veniva considerato solo un profeta di sventure, l'Italia fosse preparata all'eventuale rimanifestarsi del contagio.

Ed invece tutto è tornato come prima, anzi peggio, perché sta accadendo quel che non sarebbe dovuto accadere per l'esperienza accumulata da marzo in poi. Ora nel governo si combattono anime diverse tra chi spinge per chiudere, anzi sbarrare tutto ciò che è possibile (per mettere così gli italiani, impossibilitati a condurre la vita di sempre, nella condizione di non contagiarsi tra di loro) e altri che propendono per un approccio morbido o almeno meno rigido al pur grave problema.



Ma (in un Paese che non ha ancora risolto il nodo del governo della Sanità, reso inestricabile da guerre di competenza tra Stato e Regioni) una linea che valga per tutti non è l'unica scelta, ma quella destinata ad essere oggetto di speculazioni politiche. Come il caso del ''coprifuoco'' (orrida definizione, ma così viene chiamato lo stop a spostamenti individuali ritenuti non sufficientemente necessari e anche ''certificati'') che, per la Lombardia, ha visto l'irrituale intrusione del capo del partito nazionale (Salvini) in cui milita il presidente di quella Regione (Fontana).

Speriamo che alla fine si adotterà una soluzione sulla base della ragionevolezza, ovvero che si traduca, laddove la misura sia ritenuta irrinunciabile, in chiusure mirate che non soffochino un intero Paese, ma mettano in sicurezza quelle parti o porzioni di esso che veramente sono a rischio del riesplodere dei contagi. Quindi, non un nuovo e potenzialmente devastante lockdown, ma ragionevoli limitazioni per settori di città o piccoli centri, lasciando un po' di respiro alle attività produttive essenziali per evitare alla gente di sentirsi, ancora una volta, ostaggio.
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