Multa Cloudflare e scontro Agcom: Italia di fronte alla prepotenza americana
La maxi sanzione italiana provoca lo strappo di una big del web e riaccende il confronto tra sovranità normativa e potere delle piattaforme globali.
Foto: Giacomo Lasorella, presidente Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom)
La vicenda che nelle ultime ore ha infiammato i dibattiti tecnologici, politici e diplomatici nasce da una decisione dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), che ha inflitto a Cloudflare, colosso statunitense dei servizi internet, una multa di oltre 14 milioni di euro per violazione delle norme anti-pirateria. Il provvedimento, adottato il 29 dicembre 2025 e notificato ufficialmente l’8 gennaio 2026, rappresenta una delle sanzioni più significative applicate sotto la legge italiana sulla tutela del diritto d’autore online (legge n.93/2023). L’Autorità ha ritenuto che Cloudflare non abbia adottato misure tecniche e organizzative efficaci per rendere inaccessibili contenuti illegali segnalati tramite il sistema Piracy Shield, che obbliga i provider a bloccare siti pirata entro 30 minuti dalla notifica delle violazioni.
La risposta di Cloudflare, affidata al fondatore e CEO Matthew Prince, è stata feroce. Su X il manager ha duramente criticato l’azione italiana come un «meccanismo di censura» che, a suo dire, manca di supervisione giudiziaria, trasparenza e garanzie legali. *“Nessun giusto processo. Nessun appello. Nessuna trasparenza: ci imponevano non solo di rimuovere i clienti, ma anche di censurare il nostro resolver DNS a livello globale,”* ha scritto Prince, denunciando l’estensione delle richieste oltre i confini nazionali.
Ma l’attacco verbale non si è fermato alle critiche di merito: il CEO ha minacciato una serie di ritorsioni che potrebbero avere impatti reali sul tessuto digitale italiano. Tra le opzioni ventilate figura la possibile interruzione di servizi di sicurezza informatica pro bono che Cloudflare stava fornendo per i Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, l’eliminazione di tutti i server presenti in città italiane, la sospensione dei servizi gratuiti per gli utenti con sede nel Paese e la cancellazione di piani di investimento futuri.
Queste minacce hanno subito acceso le preoccupazioni non solo del mondo tecnologico, ma anche degli organizzatori degli eventi sportivi e delle istituzioni nazionali. L’eventuale mancanza di protezioni avanzate contro attacchi informatici DDoS — tradizionalmente fornite da Cloudflare — alle Olimpiadi pone un interrogativo serio su chi garantirebbe infrastrutture cyber sicure durante un evento di tale portata.
Il dissenso di Prince non si limita alle autorità italiane: nella dichiarazione pubblicata su X si fa riferimento a esponenti politici americani, inclusi “funzionari dell’amministrazione statunitense” con i quali Prince afferma di voler discutere la questione a Washington, segno che la disputa potrebbe assumere contorni diplomatici più ampi.
L’intero caso pone l’accento su un nodo centrale dell’era digitale: fino a che punto uno Stato sovrano può imporre obblighi a soggetti globali con infrastrutture diffuse e un ruolo strategico nella tenuta di Internet? Se da un lato Agcom rivendica l’applicazione delle leggi italiane per proteggere i diritti d’autore e la fruizione culturale online, dall’altro la società californiana invoca limiti giurisdizionali e rischi di regolamentazione eccessiva.
Nel corso del 2024 e 2025 altri giganti tecnologici, come Google, hanno collaborato con l’Autorità applicando i blocchi DNS senza controversie pubbliche, contribuendo alla rimozione di decine di migliaia di domini pirata. Questo rafforza la posizione di Agcom secondo cui anche i grandi intermediari hanno responsabilità nell’applicazione delle normative nazionali.
La replica del Governo italiano non si è ancora formalizzata in toni ufficiali analoghi a quelli di Prince, ma osservatori politici sottolineano che l’esecutivo, seppur storicamente attento alle relazioni con gli Stati Uniti, potrebbe essere chiamato a difendere la sovranità normativa italiana anche di fronte a pressioni esterne. In questo contesto, la posizione dell’Autorità italiana appare ferma: applicare la legge significa garantire che anche i provider più potenti rispettino gli obblighi di tutela dei diritti nazionali.