Studio CRIF, RED Risk e QBE Italia: "I rischi climatici sono la nuova sfida del settore assicurativo"

- di: Daniele Minuti
 
Si è tenuto il webinar "Next level for Insurance SME segment: climate change & physical risks", organizzato da CRIF, RED Risk, QBE Italia e IIA – Italian Insurtech Association: in esso si è voluto parlare del fenomeno del cambiamento climatico e delle sue conseguenze sull'intero settore assicurativo.

Studio CRIF, RED Risk e QBE Italia sulla sfida dei rischi climatici per il settore assicurativo

Lo studio presentato durante l'evento mira ad aiutare i player assicurativi a misurare i rischi fisici considerando l'impatto su di essi che ha il cambiamento climatico: un impresa italiana su tre è esposta a perdite economiche per via dei fenomeni naturali, per via dell'alta esposizione a eventi estremi del territorio (e la concentrazione in distretti industriali in determinate zone geografiche di PMI).

La rischiosità e l'impatto dei fenomeni naturali diventa più alta se si considera che l'Italia, in questo campo, è molto sotto assicurata (secondo ANIA, solo il 5% delle abitazioni è assicurato per eventi catastrofali), con i player di settore che devono evolvere quindi la loro offerta in ambito property, business interruption e liability, sviluppando proposte di protezione innovative. I big player dovranno quindi investire almeno 400 milioni di euro per sviluppare tecnologie in ambito Space Innovation, AI e Big Data per valutare e mappare i rischi.

La pericolosità però non è uniforme su tutto il territorio: secondo lo studio, le zone a maggior rischio frana sono Aosta, Sondrio, Trento e Belluno, quelle a maggior rischio inondazione sono, Rovigo,Ferrara, Gorizia, Genova e Catania; quelle con maggior rischi di precipitazioni gravi sono quelle nelle province a del Verbano-Cusio-Ossola, prima di Lecce e Siracusa.

Filippo Sirotti Senior Director - Offering Development Insurance Market, CRIF, ha detto: "Il futuro vantaggio competitivo per le compagnie assicurative, con benefici per tutto il sistema e la collettività degli assicurati, è strettamente legato alla possibilità di disporre - in un contesto climatico in evoluzione che rende obsoleti i tradizionali modelli attuariali - di strumenti evoluti di valutazione dei rischi fisici per migliorare il pricing e l’underwriting sul business Danni, per quanto riguarda il segmento aziende, gli immobili residenziali e i veicoli. In chiave prospettica, la disponibilità di scenari evolutivi a 20/30 anni consente di delineare anche su un orizzonte di medio/lungo periodo una strategia coerente di offerta assicurativa collegata al cambiamento climatico".

Gerardo Di Francesco, Founder & General Secretary – Italian Insurtech Association, ha commentato: "Grazie all'innovazione possiamo realizzare prodotti assicurativi parametrici basati su dati meteorologici provenienti da satelliti, che consentono una gestione del rischio più mirata. Per i player assicurativi è fondamentale avviare partnership con realtà innovative che stanno sviluppando queste tecnologie, l’unica strada per rendere più resiliente il mercato. Investire in queste società è fondamentale per ridurre gli impatti economici sulle nostre imprese, ma al contempo è fondamentale sensibilizzare il mercato sull’importanza di assicurarsi contro questa tipologia di catastrofi. Proprio di recente Ania ha proposto al Governo di introdurre un'assicurazione obbligatoria per i beni immobiliari del Paese, proprio a causa dei rischi fisici legati agli eventi climatici estremi e non, replicando un modello simile a quello della Francia, dove vige un sistema semi-obbligatorio".

Alessandro Viterbori, Commercial Combined Portfolio Manager, QBE Italia, ha aggiunto: "I dati ci dicono che, rispetto alle grandi aziende, le piccole e medie realtà imprenditoriali sono meno attrezzate per quanto riguarda la percezione del rischio determinato da fenomeni naturali legati al clima e non. Lo stesso vale per il rischio abitativo, quello più esposto e sotto assicurato. Il risultato è che solo una piccola parte dei danni da calamità naturali vengono trasferiti all’industria assicurativa. La maggior parte rimane a carico dell’intervento pubblico. In questa cornice, la ricerca CRIF - Red è particolarmente preziosa perché misura con un alto grado di precisione l’esposizione territoriale, settoriale ed economica a fenomeni naturali, utilizzando dataset geografici validati dalla comunità scientifica. Di conseguenza l’industria assicurativa potrebbe trarne vantaggio ottenendo un’indicazione puntuale ed aggiornata dell’esposizione al rischio. Di fronte alla crescente richiesta di protezione, dunque, la ricerca CRIF - Red potrebbe rispondere al bisogno dell’underwriter di modelli e strumenti di misurazione adeguati e affidabili per una corretta valutazione del rischio e per l’attribuzione del pricing".

Mario Martina, Scuola superiore IUSS e RED Director, ha detto: "La grande disponibilità di informazioni e dati riguardo ai fenomeni climatici rappresenta un'opportunità per le imprese assicuratrici, in quanto aiuta a quantificare in maniera più precisa l’impatto degli eventi idrometeorologici sulle attività economiche e sulle abitazioni. Per poter tradurre questi dati in una quantificazione delle loro conseguenze in termini economici concreti è necessario utilizzare modelli matematici avanzati che forniscano risultati a scala locale e piattaforme informatiche che combinino questi risultati con altri dati economici, tecnici ed ambientali per produrre una stima del rischio effettivo, cercando di ridurre l’inevitabile incertezza di questa stima. Quest'opportunità è resa ancor più tangibile dagli impatti dei cambiamenti climatici, ormai visibili a tutti e dalla normativa comunitaria ed internazionale".
Il Magazine
Italia Informa n°6 - Novembre/Dicembre 2022
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