Scontri Polizia-manifestanti a Roma: se la protesta è solo un pretesto

- di: Redazione
 
Anche oggi Roma ha vissuto una giornata di violenza, come se non bastassero tutti i problemi che l'assillano.
Anche oggi le strade della Capitale sono state teatro di scontri che hanno visto le forze dell'ordine fronteggiare, in tenuta anti-sommossa, centinaia di giovani che, questa volta, protestavano contro le politiche per la donna e la famiglia del governo.
Ora, dato per scontato che ciascuno ha diritto di dire come la pensa, anche gridando, laddove ritiene che la voce debba essere ascoltata, e dato anche per scontato che una protesta deve avere dei contenuti chiari e non avvolti nelle foschie di pensieri incerti, quanto è accaduto oggi merita una riflessione, non prendendo le parti degli studenti o delle forze dell'ordine, ma facendo appello alla ragionevolezza.

Scontri Polizia-manifestanti a Roma: se la protesta è solo un pretesto

Cercando di dare un quadro ''geografico'' della zona degli incidenti, stiamo parlando di una via che si trova a distanza relativamente breve da viale Vaticano, e quindi dell'auditorium dove sono in corso eventi legati al tema della natalità. Argomento delicato, se ce n'è uno, visto la crisi delle nascite del nostro Paese, con numeri che pongono l'Italia agli ultimissimo posti per quando riguarda l'incremento della popolazione.
Se il problema c'è ed è, per come evidente, grave, basta da solo per occupare le caselle della proposte e anche delle proteste, mettendo nel mirino le ''non politiche'' dei vari governi che si sono succeduti negli ultimi decenni.

Ma ci sono tempi e circostanze che non possono essere ignorati. Come il fatto che, mentre gli studenti marciavano compatti verso l'auditorium, nella sala stava per fare il suo ingresso papa Francesco.
Solo questa circostanza avrebbe dovuto imporre, a chi protestava, di essere prudente, ben sapendo che la sola presenza del pontefice doveva essere un deterrente per una deriva violenta della manifestazione.
Invece la testuggine degli studenti ha cercato di deviare il percorso annunciato della manifestazione, per dirigersi verso il luogo dove si teneva l'evento con papa Francesco.
Una cosa talmente fuor di luogo (sapendo che le forze dell'ordine avrebbero fatto tutto per evitare che la protesta arrivasse a poche decine di metri dal palcoscenico dove stava parlando il papa) da fare sospettare che gli studenti sapevano benissimo cosa stavano facendo e, soprattutto, a cosa stavano andando incontro.

Quel che è accaduto rispecchia il copione che, purtroppo, si sta ripetendo con sempre maggiore frequenza: scontri, violenze, feriti da ciascuna parte e dall'altra. Cosa cui hanno fatto da corollario dichiarazioni tra chi stigmatizza i manganelli e chi fa lo stesso con gli oggetti scagliati contro gli agenti.
Le immagini non hanno bisogno di grandi commenti. Il corteo si è trovato davanti un cordone di agenti e verso di loro, come contro i carabinieri, è dapprima partita una salva di insulti, quindi un lancio di oggetti, tra cui scarpe da donna rosse. Poi il contatto, con manganelli che roteavano e, sull'altro fronte, tentativi di superare con calci e pugni la barriera di scudi di plexiglas. Il tutto condito da atti di vandalismo contro cose, come moto e scooter, di cui non si sentiva il bisogno né se ne comprende la ratio.

Per chi ha ricordi chiari del passato, sembrava di essere tornati a tempi in cui, ogni giorno, c'era un'occasione per scioperare, urlare, reclamare. Quindi, con la protesta che diventava pretesto per la violenza.
Oggi, per le vie di Roma, c'è stata la gioventù che vuole un mondo migliore e più pulito, sotto tutti i punti di vista. Una gioventù che ha diritto di scegliere per cosa protestare e dalla quale forse ci si aspetterebbe maggiore partecipazione e condivisione su altri temi, non meno importanti, come il lavoro, la sanità, la sicurezza.

Ma poi, alla fine, oggi a prevalere è stata la violenza di coloro che, con un passamontagna - emuli dei black-bloc - o con intorno al viso la kefiah, hanno sopraffatto la legittima protesta. Come poi non ricordare quel che ha detto un ragazzo, in prima fila nella protesta, che ha detto che non potevano essere presi a manganellate perché ''siamo tutti minorenni''? Come se la giovane età, se posta a confronto con gli atti che si compiono, diventa un'esimente.
Forse è il caso di fermarsi e considerare che quanto sta accadendo in questi mesi non può essere ridimensionato al ruolo di semplice protesta, che se sincera va bene. Lo è meno quando, dietro di essa, qualcuno sparge a piene mani i semi da cui germoglia la violenza. Che è poi quello che accadde quando l'Italia imboccò la strada più tragica e insanguinata della sua storia recente.
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