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Cuneo fiscale, il governo ammette il calo delle buste paga: a rischio i redditi più bassi

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Cuneo fiscale, il governo ammette il calo delle buste paga: a rischio i redditi più bassi

Il governo ha dovuto riconoscere che il nuovo sistema fiscale potrebbe tradursi in una riduzione dello stipendio netto per alcuni lavoratori. Tra coloro che rischiano di rimetterci ci sono i dipendenti con un reddito annuo compreso tra 8.500 e 9.000 euro, che nel 2024 avevano beneficiato del taglio dei contributi previdenziali. La loro perdita, in alcuni casi, potrebbe arrivare fino a 1.200 euro su base annua.

Cuneo fiscale, il governo ammette il calo delle buste paga

La revisione delle aliquote IRPEF, passate da quattro a tre, e l’eliminazione dello sconto sui contributi previdenziali hanno modificato profondamente l’architettura del sistema. Per chi guadagna fino a 28.000 euro, l’aliquota è rimasta al 23%, mentre per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro è stata confermata al 35%. Solo sopra i 50.000 euro l’imposta sale al 43%. In parallelo, il taglio del cuneo contributivo è stato sostituito da un meccanismo di compensazione che prevede una somma aggiuntiva, il cui importo varia in base al reddito.

Non tutti, però, ci guadagnano. Un lavoratore con un reddito di 8.800 euro l’anno, che nel 2024 aveva beneficiato di una riduzione dei contributi pari a 1.500 euro, ora riceverà un’integrazione di circa 600 euro, con una perdita netta di 900 euro. Per chi si colloca poco sopra questa soglia, la penalizzazione può salire fino a 1.200 euro.

Il Ministero dell’Economia ha riconosciuto la criticità del sistema e ha aperto a possibili interventi correttivi. La situazione, dicono da Via XX Settembre, è monitorata con attenzione, e nel caso emergessero effetti negativi su fasce più ampie della popolazione, il governo potrebbe intervenire già nei prossimi mesi.

La questione ha innescato un confronto acceso con i sindacati, che chiedono un incontro urgente per rivedere i meccanismi di compensazione. L’ipotesi di rimodulare le detrazioni per chi guadagna meno di 10.000 euro è sul tavolo, ma ogni intervento dovrà fare i conti con i vincoli di bilancio.

Intanto, tra i lavoratori cresce l’incertezza. Molti dipendenti con contratti part-time o a tempo determinato, spesso impiegati nel settore della ristorazione, del commercio e dei servizi, si trovano nella fascia più penalizzata. Se nel 2024 avevano visto un aumento netto in busta paga grazie al taglio dei contributi, nel 2025 rischiano di vedere quella cifra ridursi, proprio mentre il costo della vita continua a salire.

Le aziende osservano con attenzione l’evoluzione della normativa. Se da un lato la riforma fiscale punta a rendere il sistema più semplice e progressivo, dall’altro l’incertezza sui redditi più bassi potrebbe tradursi in un calo della domanda interna. Se i consumatori con minori disponibilità economiche subiscono un taglio della retribuzione, è probabile che la loro capacità di spesa diminuisca, con effetti a cascata su settori già fragili.

Nel governo si sta cercando di smorzare le polemiche. Il messaggio che filtra da Palazzo Chigi è che la riforma fiscale garantirà benefici a una larga fetta della popolazione e che eventuali aggiustamenti saranno valutati strada facendo. Ma il tempo stringe. Con le nuove regole che entreranno in vigore nei prossimi mesi, l’esecutivo dovrà decidere in fretta se e come intervenire per evitare che la riforma, anziché ridurre il cuneo fiscale, finisca per creare nuove disuguaglianze.

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