Quando la difesa delle libertà diventa selettiva e contraddittoria.
La democrazia ha un valore fondamentale: permette a chiunque di esprimere
liberamente le proprie idee, anche quando sono discutibili o minoritarie.
È un principio che vale in Europa e in Occidente, ma che purtroppo non trova
applicazione in molti Paesi per i quali, paradossalmente, si scende in piazza.
Il Venezuela ne è un esempio evidente. Un Paese dove gli oppositori politici
vengono incarcerati, la stampa è sotto controllo e le elezioni sono spesso
contestate da osservatori internazionali. Eppure, in nome di una presunta
“resistenza all’imperialismo”, c’è chi organizza manifestazioni di sostegno
a un regime che di democratico ha ben poco.
Non sorprende vedere piccoli gruppi di nostalgici o militanti ideologizzati
difendere governi autoritari: fa parte del pluralismo delle opinioni.
Più difficile da comprendere è il ruolo di alcuni sindacati e movimenti organizzati
che, con grande visibilità mediatica, scelgono sistematicamente
cause antioccidentali, ignorando o minimizzando le violazioni dei diritti umani
che le accompagnano. Questa selettività solleva interrogativi legittimi
sulla coerenza e sull’onestà intellettuale di certe battaglie.
Il confronto diventa ancora più evidente se si guarda all’Iran. Quando
migliaia di donne e giovani sono scesi in piazza per protestare contro un
regime che limita le libertà fondamentali, impone il
velo obbligatorio e reprime il dissenso con arresti e violenze,
il sostegno da parte di molte organizzazioni occidentali è stato
timido, intermittente o addirittura assente. Nessuno sciopero generale,
poche bandiere, scarso entusiasmo. Eppure, in Iran, il popolo
chiedeva esattamente ciò che in Occidente diamo per scontato:
diritti, dignità, libertà.
Questa disparità di trattamento rischia di creare confusione,
soprattutto tra i cittadini meno informati. Si finisce per trasformare
regimi autoritari in simboli di lotta e governi repressivi
in vittime, mentre le vere vittime – i popoli –
restano senza voce. La difesa dei diritti umani non dovrebbe
dipendere dall’orientamento geopolitico di un Paese, ma dalla
realtà dei fatti.
Difendere la libertà significa schierarsi sempre dalla parte di
chi la libertà non ce l’ha, che si trovi a Caracas o a
Teheran. Senza bandiere ideologiche, senza
doppi standard e senza giustificare l’ingiustificabile.