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Dazi, la Cina apre al dialogo con gli Stati Uniti. I mercati asiatici reagiscono con fiducia

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Dazi, la Cina apre al dialogo con gli Stati Uniti. I mercati asiatici reagiscono con fiducia
Dopo un lungo periodo di frizioni commerciali, la Cina ha fatto sapere di essere pronta ad aprire un dialogo con gli Stati Uniti sulla questione dei dazi, accogliendo con interesse l’indicazione proveniente da Washington di voler avviare un negoziato. La notizia, confermata da fonti del Ministero del Commercio cinese, rappresenta un passo potenzialmente decisivo in una partita che da mesi agita i mercati globali e alimenta incertezza tra gli operatori economici. La portavoce ufficiale del governo cinese ha dichiarato che “Pechino sta valutando attentamente la proposta americana” e che “ogni mossa dovrà essere basata sul reciproco rispetto e sulla protezione degli interessi sovrani”. Un linguaggio diplomatico ma non chiuso, che lascia spazio a sviluppi concreti.

Dazi, la Cina apre al dialogo con gli Stati Uniti

L’iniziativa americana di riaprire il tavolo sui dazi arriva in un momento particolare per l’economia statunitense, alle prese con segnali di rallentamento e con una forte pressione interna da parte dei settori produttivi. Il Dipartimento del Commercio ha confermato che sono in corso valutazioni per ridurre le tariffe introdotte negli scorsi anni su una vasta gamma di prodotti cinesi, dai semiconduttori ai componenti industriali, passando per l’elettronica di consumo. L’amministrazione Trump, che aveva rilanciato l’approccio tariffario come strumento di forza commerciale, ora sembra costretta a rivedere la strategia per evitare ricadute troppo pesanti sui consumatori americani. La volontà di aprire un nuovo fronte negoziale, con obiettivi più realistici, è letta dagli analisti come una mossa tattica, ma anche come un tentativo di costruire una nuova fase nei rapporti bilaterali.

La reazione dei mercati: borse asiatiche in rialzo

L’annuncio di un possibile avvio di trattative ha avuto un effetto immediato sui mercati finanziari, in particolare su quelli asiatici. Le principali piazze della regione – Tokyo, Hong Kong, Seul e Shanghai – hanno registrato rialzi significativi, trainate dalla fiducia degli investitori nella possibilità che venga evitata una nuova escalation. L’indice Nikkei ha chiuso la sessione in rialzo dell’1,3%, mentre l’Hang Seng ha guadagnato il 2,1%, spinto in particolare dal comparto tecnologico. I titoli delle grandi aziende esportatrici hanno beneficiato della prospettiva di una riduzione delle barriere tariffarie, che in alcuni casi avevano compromesso i volumi di scambio. Anche la moneta cinese, lo yuan, ha mostrato segni di rafforzamento, segno che il mercato percepisce l’apertura di Pechino come un gesto di fiducia e stabilità.

Gli equilibri geopolitici e l’ombra dell’Asia-Pacifico

Dietro la questione dei dazi si muove uno scacchiere ben più ampio, quello degli equilibri strategici nell’area Asia-Pacifico. Il dialogo commerciale è solo una faccia del rapporto tra le due potenze, che si confrontano anche su piani militari, tecnologici e culturali. Le tensioni su Taiwan, il ruolo della Cina nel Mar Cinese Meridionale e la competizione per la supremazia nei settori ad alta innovazione restano nodi centrali. Ma proprio per questo un segnale di apertura, per quanto timido, viene accolto positivamente anche dai partner regionali, come Giappone, Corea del Sud e India, che da mesi chiedono un allentamento della contrapposizione Usa-Cina.

Una trattativa lunga, ma un clima più disteso

Sebbene nessun negoziato formale sia ancora partito, la disponibilità espressa da Pechino rappresenta un cambio di clima. L’ipotesi più accreditata è che le prime fasi del dialogo avvengano attraverso canali diplomatici informali, prima di arrivare a un’agenda condivisa. Le imprese, nel frattempo, guardano con attenzione ai prossimi passi: la posta in gioco è altissima, sia per l’accesso ai mercati che per il costo delle materie prime e dei componenti industriali. Il ritorno a una normalizzazione dei rapporti commerciali, anche solo parziale, potrebbe rappresentare un elemento stabilizzante in un’economia globale segnata da crisi incrociate e da una crescente incertezza sul fronte energetico e ambientale.
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