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Trump minaccia Panama e Groenlandia, pericoloso ritorno all'imperialismo: “non escludo l’uso della forza”

- di: Bruno Coletta
 
Trump minaccia Panama e Groenlandia, pericoloso ritorno all'imperialismo: “non escludo l’uso della forza”
Donald Trump (nella foto con il vicepresidente Vance) torna al centro della scena politica mondiale con dichiarazioni che evocano una pericolosa nostalgia per l’espansionismo territoriale. Durante la prima conferenza stampa del 2025, il presidente eletto ha delineato un programma che sembra riportare gli Stati Uniti a un’era di conflitti geopolitici, tra minacce di annessioni, dazi punitivi e sfide aperte agli alleati della Nato.
Non escludo l’uso della forza”, ha detto Trump rispondendo a una domanda diretta su possibili interventi militari contro Panama e Groenlandia. Parole che hanno immediatamente provocato reazioni sdegnate dai leader internazionali. La premier danese Mette Frederiksen ha risposto con fermezza: “La Groenlandia appartiene ai groenlandesi e non è in vendita”, sottolineando l’inaccettabilità di tali provocazioni.

Minacce economiche e velleità territoriali
Trump ha esplicitamente dichiarato che gli Stati Uniti dovrebbero “riprendersi” il Canale di Panama per “motivi di sicurezza economica”, una giustificazione che riecheggia la dottrina Monroe del XIX secolo. Non meno allarmanti sono le dichiarazioni sui dazi contro il Canada, che Trump vorrebbe trasformare nel 51esimo Stato americano. “Non abbiamo bisogno dei loro prodotti,” ha affermato il tycoon, “e il confine è solo una costruzione artificiale”. La risposta del Canada è stata altrettanto dura: la ministra degli Esteri Melanie Jolie ha dichiarato che il suo Paese “non si lascerà intimidire”, mentre il premier uscente Justin Trudeau ha assicurato che “mai e poi mai il Canada farà parte degli Stati Uniti”.

L’ombra dell’isolazionismo
L’alleanza transatlantica è un altro bersaglio delle politiche trumpiane. L’ex presidente ha minacciato di richiedere agli alleati della Nato un contributo per la difesa pari al 5% del Pil, più del doppio rispetto agli attuali obblighi. Una proposta che rischia di indebolire ulteriormente un’alleanza già messa sotto pressione durante la sua precedente amministrazione.

Il Golfo del Messico diventa “Golfo d’America”

Trump ha poi avanzato un’idea tanto assurda quanto simbolica: rinominare il Golfo del Messico come “Golfo d’America”. Una provocazione rivolta direttamente a un vicino con cui i rapporti sono già tesi per questioni di immigrazione e commercio. “Suona bene, non trovate?” ha ironizzato Trump, minimizzando l’impatto diplomatico di una simile dichiarazione.

Reazioni internazionali e scenari futuri

Le reazioni internazionali non si sono fatte attendere. Mentre la Danimarca e il Canada si sono opposti con fermezza, Elon Musk, noto imprenditore e sostenitore di Trump, ha espresso il proprio appoggio alle mire espansionistiche. “Se il popolo della Groenlandia volesse far parte dell’America, sarebbero i benvenuti”, ha scritto Musk su X (ex Twitter), attirandosi critiche per il suo appoggio a politiche ritenute imperialistiche.
Nel frattempo, Trump sembra pronto a utilizzare ogni mezzo, compreso il ricorso alla forza economica e militare, per perseguire una visione distorta della “grandezza americana”. La retorica incendiaria e le minacce hanno sollevato preoccupazioni globali sul ritorno di una politica estera aggressiva e unilaterale che potrebbe destabilizzare ulteriormente un panorama geopolitico già fragile.

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