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La nuova rotta del denaro: Pechino batte Washington?

- di: Bruno Coletta
 
La nuova rotta del denaro: Pechino batte Washington?
Boom degli investimenti cinesi in America Latina e Africa, mentre gli USA si chiudono.
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La grande offensiva del dragone
Mentre gli Stati Uniti si chiudono nel protezionismo e nella retorica del “Make America Great Again”, Pechino riscrive le rotte globali del capitale. Lo fa senza clamore, ma con una strategia chirurgica: investimenti infrastrutturali, accesso alle materie prime, accordi commerciali bilaterali e presenza diplomatica capillare. In due continenti chiave — Africa e America Latina — la Cina non è più solo un attore rilevante. È il regista.
Secondo i dati diffusi a Pechino dal ministero del Commercio il 13 maggio 2025, il volume del commercio tra la Cina e l’America Latina ha superato i 515 miliardi di dollari nel 2024, con un +14% su base annua. Un record assoluto. In Africa, la cifra degli investimenti diretti nel solo 2024 ha raggiunto 29,2 miliardi di dollari (+34% rispetto al 2023), stando al China-Africa Research Initiative della Johns Hopkins University.
Il modello è sempre lo stesso: infrastrutture in cambio di risorse naturali e appalti per le aziende cinesi. Il tutto inserito in una visione a lungo termine che gli Stati Uniti, oggi più ripiegati sulla propria crisi interna, sembrano incapaci di contrastare.
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America Latina, il laboratorio del nuovo ordine multipolare
Nell’aprile 2025 il presidente cileno Gabriel Boric ha dichiarato a Santiago: “La Cina non ci impone modelli politici. Ci offre ponti, porti e prestiti. Gli USA ci danno ultimatum”. Il riferimento era alla firma di un accordo da 10 miliardi di dollari con China Railway Group per la costruzione di un nuovo snodo ferroviario tra il Pacifico e l’Atlantico.
Il Perù ha siglato a marzo un accordo con China Communications Construction Company per il porto di Chancay, che sarà gestito al 60% da operatori cinesi e fungerà da hub strategico per il Sudamerica. L’ambasciatore cinese a Lima, Song Yang, ha dichiarato: “Questo progetto è parte della nuova Via della Seta, che connette Asia e America Latina senza passare per gli USA”.
Anche l’Argentina di Javier Milei, pur ideologicamente vicina a Trump, ha mantenuto vivi gli accordi commerciali con Pechino. E il Brasile di Lula ha addirittura elevato il livello: il paese è oggi il primo partner commerciale cinese nell’emisfero occidentale, superando gli USA. Le esportazioni di soia, ferro e petrolio viaggiano stabilmente verso oriente.
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Africa, il continente a sovranità condizionata
In Africa la strategia è più antica ma ancora più incisiva. In Etiopia, la Cina ha finanziato oltre il 70% della linea ferroviaria Addis Abeba-Gibuti, fondamentale per le esportazioni del Corno d’Africa. In Angola, ha fornito 25 miliardi di dollari in prestiti infrastrutturali in cambio di forniture petrolifere. E in Kenya ha appena annunciato, ad aprile, un investimento di 3 miliardi per il potenziamento della rete stradale Nairobi-Mombasa.
Un caso emblematico è quello della Repubblica Democratica del Congo. La joint venture Sicomines, tra il governo congolese e il consorzio cinese Sinohydro-CNPC, prevede la costruzione di infrastrutture per 3 miliardi di dollari in cambio dell’accesso a uno dei più grandi giacimenti di rame e cobalto del mondo. Lì, dove servono batterie per auto elettriche, Pechino ha già messo radici.
Non è un caso che il presidente ugandese Yoweri Museveni abbia dichiarato a Kampala il 5 maggio: La Cina investe, costruisce e non ci fa la predica. Gli americani vengono con lezioni, sanzioni e condizioni”.

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