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Germania ancora ferma ai box. E la Bundesbank teme la scossa dei dazi

- di: Bruno Legni
 
Germania ancora ferma ai box. E la Bundesbank teme la scossa dei dazi

L’economia tedesca resta impantanata, l’industria frena e Trump minaccia un 30% di tariffe. La Bundesbank lancia l’allarme: “Stagnazione prolungata e rischi crescenti”. Berlino in trincea, l’Ue studia le contromosse.

(Foto: il presidente della Bundesbank, Joachim Nagel).

La locomotiva è spenta: Berlino rallenta, l’Europa trema

L’economia tedesca non ingrana. Nel secondo trimestre del 2025, il motore industriale dell’Europa continua a girare a vuoto. Lo conferma, senza mezzi termini, il rapporto mensile della Bundesbank pubblicato il 16 luglio 2025: la crescita resta piatta, con un settore dei servizi che arranca, un’edilizia in calo e una produzione industriale che – pur mostrando timidi segnali di ripresa – non riesce a compensare l’inerzia complessiva. La parola più ricorrente? Stagnazione.

Ma non è solo la dinamica interna a preoccupare Francoforte. Il vero spauracchio ha un nome preciso: Donald Trump. Il presidente statunitense, nel pieno del suo secondo mandato, ha annunciato l’imposizione di dazi del 30% sui prodotti europei a partire dal 1° agosto, se non si arriverà prima a un accordo commerciale. Una mossa che, secondo la Bundesbank, rischia di scatenare un effetto domino negativo sulla già fragile economia tedesca.

L’effetto Trump: “Se scatta il 30%, è un colpo al cuore dell’export”

Finora, le previsioni dell’istituto tedesco si basavano su un’ipotesi prudente: un’aliquota del 10%. Ora lo scenario cambia radicalmente. “Se l’aliquota tariffaria ora annunciata dovesse entrare in vigore, rappresenterebbe un notevole rischio al ribasso per l’economia”, scrivono gli analisti della Bundesbank nel documento ufficiale.

Il rischio è duplice: da un lato, la dipendenza dell’industria tedesca dalle esportazioni verso gli Stati Uniti, in particolare nei settori automobilistico, meccanico e chimico; dall’altro, la reazione europea che potrebbe sfociare in ritorsioni commerciali. “Le contromisure dell’Ue, insieme a un possibile peggioramento dei rapporti tra Stati Uniti e Cina, sono tra le principali minacce all’orizzonte”, avverte la Bundesbank.

Secondo l’istituto ifo di Monaco, i dazi al 30% potrebbero costare fino a 0,8 punti di Pil all’economia tedesca nel 2025. Una cifra devastante per un Paese già oggi sospeso tra stagnazione e recessione tecnica.

Servizi deboli, edilizia giù: la ripresa non arriva

A complicare ulteriormente il quadro c’è una dinamica interna stagnante. Il settore dei servizi, da cui ci si attendeva una spinta, si è espanso solo marginalmente, mentre il comparto edilizio – fiaccato dall’inflazione, dai costi energetici e dall’aumento dei tassi – è in contrazione. “Il boom post-pandemico delle costruzioni è finito. Le imprese sono in difficoltà e gli investimenti sono in calo”, ha dichiarato Hans Peter Wollseifer, direttore dell’associazione tedesca degli artigiani.

Anche la fiducia delle imprese resta sotto pressione: l’indice ZEW ha registrato un ulteriore calo a 42,3 punti, segno che le aspettative per i prossimi sei mesi sono in peggioramento.

Inflazione stabile ma consumi incerti: l’ombra del rischio deflattivo

L’unico dato relativamente stabile riguarda l’inflazione: la Bundesbank prevede un tasso attorno al 2% nei prossimi mesi, in linea con l’obiettivo della BCE. Ma si tratta di una stabilità ingannevole: il rallentamento della domanda interna e l’incertezza globale potrebbero ridurre ulteriormente la spinta dei consumi.

Il ministro dell’Economia Robert Habeck ha dichiarato: “La Germania ha bisogno di un nuovo patto per la competitività, investendo in digitale, innovazione e filiere europee più resilienti. Ma la guerra commerciale di Trump mette tutto a rischio”.

L’Europa si prepara alla risposta, ma Berlino frena: “Serve diplomazia”

A Bruxelles la tensione è alta. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen starebbe valutando un piano di contromisure mirate: nuove tasse digitali, sanzioni ai giganti Usa, sostegno all’export europeo verso Asia e America Latina. Ma la Germania, per ora, predica cautela.

“L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è un’escalation incontrollata. Dobbiamo difendere i nostri interessi, ma con realismo e strategia”, ha affermato il ministro delle Finanze Christian Lindner.

Berlino in bilico, l’Europa al bivio

La fotografia che emerge è quella di un’economia potente, ma oggi fragile. La Germania è ferma, compressa tra le tensioni internazionali e i suoi problemi strutturali. La Bundesbank lancia l’allarme, ma a Berlino prevale ancora la linea della prudenza.

Trump, intanto, agita i mercati con i suoi annunci muscolari. Se il 30% di dazi diventerà realtà tra due settimane, potremmo essere alla vigilia di una nuova frattura transatlantica. E la Germania – epicentro industriale d’Europa – rischia di pagarne il prezzo più alto.

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