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Povertà assoluta, in Italia 5,7 milioni senza l’essenziale

- di: Marta Giannoni
 
Povertà assoluta, in Italia 5,7 milioni senza l’essenziale
Povertà assoluta, 5,7 milioni senza l’essenziale
Quadro stabile ma duro: 8,4% delle famiglie e 9,8% degli individui in povertà. Minori ai massimi dal 2014, stranieri colpiti cinque volte più degli italiani. Operai e nuclei numerosi i più esposti.

La fotografia del 2024

2,2 milioni di famiglie e 5,7 milioni di persone non raggiungono il paniere essenziale. Le percentuali—8,4% di famiglie e 9,8% di individui—restano inchiodate, segno di una povertà radicata. Nel Mezzogiorno l’incidenza tocca il 10,5%, davanti a Nord-Ovest (8,1%) e Nord-Est (7,6%), mentre il Centro si ferma al 6,5%. In valori assoluti quasi la metà dei nuclei poveri vive al Nord, il 39,8% nel Mezzogiorno e il 15,7% al Centro.

Bambini e ragazzi: l’allarme che non passa

I minori coinvolti sono 1,28 milioni, pari al 13,8%. Nel Mezzogiorno l’incidenza raggiunge il 16,4%, nel Centro è 12,1%; tra i 7 e 13 anni arriva al 14,9%. È un segnale di cronicizzazione che impone interventi continui e mirati.

Stranieri cinque volte più esposti, ma i due terzi dei poveri sono italiani

Tra gli stranieri l’incidenza della povertà assoluta è 35,6%, quasi cinque volte quella degli italiani (7,4%). Resta però il fatto che due terzi dei nuclei poveri sono famiglie di soli italiani.

Operai e famiglie numerose pagano il prezzo più alto

Il lavoro povero pesa: tra le famiglie con capofamiglia operaio l’incidenza arriva al 15,6%. Il titolo di studio fa la differenza: con almeno un diploma scende al 4,2%, con licenza media sale al 12,8%, con elementare al 14,4%. La dimensione familiare conta: nei nuclei con cinque o più componenti l’incidenza tocca il 21,2% (contro 8,6% nei nuclei da tre).

Il confronto europeo: rischio povertà e bambini

Guardando agli indicatori europei (rischio di povertà o esclusione sociale), l’UE si attesta intorno al 21% nel 2024. Per l’Italia i minori a rischio sono il 27,1%, fra i livelli più alti del continente. Il messaggio è chiaro: una parte del Paese non aggancia la ripresa.

Le voci della società

“In cinque anni gli individui poveri sono aumentati di 1,1 milioni”, denuncia un’associazione dei consumatori, chiedendo interventi su prezzi e salari. Dal terzo settore arriva un altro richiamo: “il passaggio a criteri categoriali ha lasciato scoperte fasce che prima rientravano”.

Che cosa serve adesso

Piano nazionale minori con standard su nidi, tempo pieno e mense; salari più alti in basso con detassazione mirata e rinnovi; sostegni per famiglie numerose e affitti; integrazione attiva per gli stranieri (lingua, competenze, lavoro regolare); servizi locali rafforzati al Sud e nelle periferie del Nord. Misurare trimestralmente gli esiti e correggere in corsa.

 

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