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Stress test Bce: banche sotto la lente dei rischi geopolitici

- di: Jole Rosati
 
Stress test Bce: banche sotto la lente dei rischi geopolitici
Dazi, guerre e shock globali: la vigilanza Bce sfida gli istituti a prepararsi a scenari estremi.

La Banca centrale europea ha annunciato per il 2026 uno stress test tematico volto ad analizzare la resilienza delle banche ai rischi geopolitici, una svolta significativa rispetto agli esercizi precedenti focalizzati su cyber minacce o shock pandemici.

Cosa cambia con il nuovo test?

Durante un’audizione al Parlamento europeo, Claudia Buch, presidente del Consiglio di vigilanza della Bce, ha chiarito che questa volta la novità sta nel chiedere direttamente agli istituti di ideare scenari propri che possano erodere significativamente la loro base patrimoniale.

Buch ha sottolineato la necessità per gli istituti di rafforzare la loro capacità di resistere a “minacce macro finanziarie immediate e a gravi shock geopolitici”.

Quali rischi in cima alla lista?

Le tensioni globali, in particolare i dazi tariffari, le guerre in Ucraina e Medio Oriente e i possibili sviluppi di una politica protezionista guidata dagli Stati Uniti, sono considerati le principali fonti di instabilità.

L’Esrb – braccio macroprudenziale della Bce – valuta come “gravi” scenari come:

  • shock di bilancio per le imprese,
  • correzioni disordinate dei mercati causate da fattori macro o geopolitici.

Impatti previsti su banca e clientela

L’esercizio richiede alle banche di valutare sia l’esposizione diretta dei loro clienti ai dazi e alle catene del valore fragili, sia l’impatto sulle loro esposizioni creditizie. Ciò include potenziali cali di utili e difficoltà nel rimborso dei prestiti.

Inoltre, l’incertezza sui mercati – in particolare legata a rialzi tariffari – potrebbe compromettere la stabilità, con effetti negativi su risparmiatori e investitori.

Il dossier dazi: rischi concreti per l’economia reale

Gli ulteriori dazi imposti dagli Stati Uniti all’Unione Europea – fino al 30% dai primi di agosto – hanno attivato contromisure europee per circa 72 miliardi di euro, che colpirebbero settori come auto, aerospace, carne e whisky statunitensi.

Per l’Italia, le associazioni di categoria prevedono impatti pesanti: perdite fino a decine di miliardi, con ripercussioni su regioni ad alta vocazione export (Toscana, Lombardia, Veneto) e su settori strategici come agroalimentare, meccanica e moda.

Il presidente del Consorzio Vini d’Abruzzo ha parlato di “embargo” per denominazioni come Montepulciano d’Abruzzo, mentre Confartigianato chiede “dialogo” per salvaguardare imprese e export.

Europei: misure pronte ma cauto ottimismo

L’Unione Europea mantiene una strategia di equilibrio tra diplomazia e preparazione: sospesi controdazi per 21 miliardi e pronti altri 72 miliardi se Trump darà esecuzione ai piani.

La Commissione europea, guidata da Maroš Šefčovič, ha ribadito la volontà di “un accordo prima del 1 agosto”.

Le banche debbono anticipare l’impatto

La Bce non intende aspettare un eventuale contenzioso tra Europa e Stati Uniti: con dazi e tensioni geopolitiche sullo sfondo, le banche devono prepararsi subito. Il test del 2026 sarà meno un esercizio accademico e più un banco di prova reale per la stabilità finanziaria.

Il quadro

  • Stress test 2026: scenari geopolitici ideati dalle banche stesse
  • Rischi: dazi Usa fino al 30%, instabilità globale, fragilità creditizia
  • Reazione Europa: controdazi pronti, negoziazioni aperte
  • Outcome atteso: maggiore solidità di bilancio, catene globali meglio protette

Un grosso banco di prova che mette il sistema bancario europeo davanti a un bivio: subire passivamente o costruire anticorpi strutturali. Questa è la sfida.

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