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Anno nero in Europa per le auto: immatricolazioni in calo del 24,3% nel 2020

- di: Daniele Minuti
 
Anno nero in Europa per le auto: immatricolazioni in calo del 24,3% nel 2020
Il bilancio definitivo per il settore automobilistico in Europa nel 2020 è, come era facile prevedere, assolutamente tragico. L'analisi svolta dal Centro Studi Promotor mostra infatti che le immatricolazioni per l'intero Vecchio Continente, comprendente quindi i paesi dell'Unione Europea, il Regno Unito e quelli Efta, sono calate addirittura del 24,3% rispetto all'anno precedente. E nel posto più basso della classifica troviamo la Croazia, dove le immatricolazioni sono letteralmente crollate con un -42,8%.

Per tornare a questo livello (un totale di 11.961.182 unità) bisogna arrivare al 1994, ma qui è chiarissimo l'effetto avuto dallo scoppio della pandemia e dalle misure restrittive che l'hanno accompagnata, compresi i lockdown.

Stando ai dati diffusi da ACEA (European Automobile Manufacturers' Association), si tratta del calo più forte della storia del settore automotive, con una perdita netta che si assesta attorno ai 4 milioni di esemplari, dopo una contrazione finale nel mese di dicembre che è arrivata al 3,7% grazie ai diversi provvedimenti messi in campo dai governi nel tentativo di aiutare il comparto. Nonostante questo però c'è poca fiducia per l'anno appena iniziato, anche perché tali misure che puntano a sostenere il livello della domanda non potranno proseguire.

I numeri più incoraggianti arrivano nel campo della mobilità elettrica che, come spiegato dal Centro Studi Promotor, ha visto crescere la sua quota di mercato proprio grazie agli incentivi governativi. La crescita più importante è stata rilevata in Germania e Regno Unito, dove è stato superato il 10% per quanto riguarda i mezzi ad alimentazione green: in terra tedesca le immatricolazioni sono calate "solo" del 19,1% rispetto al 2019, mentre in Francia (nonostante l'esecutivo abbia provato a investire con forza nel settore) si è scesi del 25,5%. Male anche l'Italia (-27,9%), il Regno Unito (-29,4%) e soprattutto la Spagna dove il calo arriva a un pesante 32,3%.
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