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Ex Ilva, la vendita si complica: nuovi rilanci da Baku e Jindal, scelta rinviata

- di: Redazione
 
Ex Ilva, la vendita si complica: nuovi rilanci da Baku e Jindal, scelta rinviata

Il destino dell’ex Ilva resta in bilico, con i tempi per la vendita che si allungano rispetto alle previsioni iniziali. La competizione tra i potenziali acquirenti si è fatta più serrata, con nuovi rilanci che complicano la chiusura dell’operazione. Ieri, a Palazzo Chigi, il governo ha riunito i commissari straordinari dell’acciaieria e i ministri competenti per fare il punto sulla procedura di privatizzazione. Al termine dell’incontro, è stato chiarito che la scelta del compratore non avverrà entro la settimana, come ipotizzato in precedenza, ma richiederà ancora tempo per ulteriori valutazioni.

Ex Ilva, la vendita si complica: nuovi rilanci da Baku e Jindal, scelta rinviata

Sul tavolo restano tre offerte: quella degli azeri di Baku Steel, sostenuti dal fondo statale Azerbaijan Investment Company, quella degli indiani di Jindal Steel International e, in posizione più marginale, quella del fondo americano Bedrock Industries, che finora non avrebbe migliorato la propria proposta iniziale.

Secondo indiscrezioni, Baku Steel sarebbe in vantaggio grazie a un’offerta vicina al miliardo di euro e alla possibilità di sfruttare il gas a basso costo proveniente dall’Azerbaijan tramite il Tap, il gasdotto che rifornisce la Puglia. Tuttavia, anche Jindal avrebbe rilanciato, aumentando gli investimenti previsti e l’impegno a salvaguardare i livelli occupazionali. La competizione tra le due aziende è accesa, e il governo sta analizzando attentamente i dettagli delle offerte per garantire la migliore soluzione possibile.

Durante il vertice, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha manifestato irritazione per le indiscrezioni trapelate sulla trattativa, sottolineando che i commissari stanno ancora valutando le tre proposte e le migliorie avanzate nelle ultime ore. Il dossier resta delicato e il governo vuole evitare fughe in avanti prima di prendere una decisione definitiva.

Nel frattempo, si discute anche del ruolo dello Stato nella nuova gestione dell’acciaieria. Tra le ipotesi c’è quella di mantenere una quota di minoranza inferiore al 20%, seguendo il modello della precedente cessione ad ArcelorMittal, che vedeva Invitalia detenere oltre il 30% del capitale.

Sul fronte ambientale, è stato depositato in Senato un emendamento che prevede un fondo da 80 milioni di euro destinato alle bonifiche e al ripristino ambientale del sito di Taranto, una somma che si aggiunge ai fondi già stanziati in precedenza per garantire la continuità operativa dell’impianto.

Le opposizioni attaccano la gestione della crisi. Mario Turco del M5S accusa il governo di giocare “alle tre carte” con i fondi destinati alla coesione territoriale, mentre Raffaella Paita di Italia Viva critica l’assenza di trasparenza nella procedura di vendita, sostenendo che la gara dovrebbe essere “aperta e pubblica”.

La partita per il futuro dell’ex Ilva, il più grande impianto siderurgico d’Europa, è tutt’altro che chiusa. Il governo dovrà decidere a chi affidare il rilancio della produzione, tenendo insieme le esigenze di sviluppo industriale, tutela ambientale e salvaguardia dell’occupazione.

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