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Fisco, niente proroga sul secondo acconto: il governo tira dritto e lascia sul campo professionisti e partite Iva

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Fisco, niente proroga sul secondo acconto: il governo tira dritto e lascia sul campo professionisti e partite Iva

Il Ministero dell’Economia ha chiuso ogni spiraglio: per il secondo acconto delle imposte non ci sarà alcuna proroga generalizzata. La scadenza resta quella di fine novembre e il governo non intende replicare gli slittamenti concessi in passato. La scelta è politica prima ancora che tecnica: Palazzo Chigi non vuole aprire un fronte di nuovi rinvii che andrebbero a incidere sui conti pubblici nel momento in cui la legge di Bilancio sta già procedendo con margini stretti.

Fisco, niente proroga sul secondo acconto: il governo tira dritto

L’indirizzo del Tesoro è stato reso esplicito nel question time parlamentare, dove il ministro Giorgetti ha parlato di interventi “non allo studio”, lasciando aperta soltanto l’ipotesi di misure circoscritte laddove emergano esigenze comprovate.

Il peso maggiore su autonomi e professionisti
Ad avvertire maggiormente l’assenza di proroga sono le partite Iva e i professionisti, che in molti casi confidavano in una dilazione legata alla congiuntura e al rallentamento dell’economia reale. Nei mesi scorsi una parte del mondo produttivo aveva fatto trapelare l’idea di un allineamento con gli schemi più flessibili adottati durante e dopo la pandemia, ma l’esecutivo ha scelto una linea di discontinuità: niente rinvii a pioggia, niente alleggerimenti se non collegati a shock straordinari. Il secondo acconto resta quindi un appuntamento rigido che arriva in un contesto di liquidità più tesa rispetto a un anno fa.

Perché il governo non apre la porta
Dietro la decisione vi è un principio di fondo: evitare di cristallizzare l’idea che ogni scadenza fiscale sia negoziabile. Il Tesoro teme che ulteriori rinvii indeboliscano l’affidabilità del profilo di deficit e rendano meno credibili gli impegni di rientro sul piano macroeconomico. Il messaggio è rivolto anche a Bruxelles, alla quale l’Italia vuole mostrare disciplina di bilancio in vista dell’attuazione delle nuove regole fiscali europee. Il margine di manovra è già stato assorbito dalle misure sul cuneo e dal rifinanziamento degli incentivi alla natalità e al lavoro: spostare il gettito degli acconti metterebbe sotto pressione la gestione di cassa dello Stato.

Una maggioranza prudente di fronte alle richieste del territorio
La scelta di non intervenire crea però una frattura latente tra le attese del mondo produttivo e la prudenza dell’esecutivo. Alcuni segmenti della maggioranza avrebbero preferito un segnale di flessibilità per autonomi e microimprese, soprattutto nei territori dove l’accesso al credito è tornato a essere selettivo. Ma la linea prevalente rimane quella del rigore: nessun rinvio strutturale, al massimo correttivi puntuali se a ridosso della scadenza emergessero criticità localizzate. In altre parole, la politica fiscale viene tenuta ancorata a una logica di programmazione e non di emergenza permanente.

La partita resta aperta solo sul metodo
Il nodo non è soltanto l’onere del versamento, ma anche la prevedibilità delle scadenze. Associazioni e ordini professionali chiedono da tempo un calendario fiscale stabile e leggibile, che eviti rinvii improvvisi o conferme in extremis. L’assenza di proroga è dunque un messaggio duplice: il gettito resta, ma anche la volontà di ricondurre le richieste di flessibilità dentro procedure ordinari e non più eccezionali. Per chi paga, la conseguenza è chiara: occorre preparare la liquidità in vista della scadenza senza contare su un paracadute di fine corsa.

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