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Tasse etiche? Danni certi e benefici dubbi, l’attacco dell’IBL

- di: Bruno Coletta
 
Tasse etiche? Danni certi e benefici dubbi, l’attacco dell’IBL

Il think tank liberale boccia sugar e plastic tax: “Danni certi, benefici dubbi”. E avverte: “Il fisco non è una crociata”.

(Foto: il Direttore generale dell'IBL, Alberto Mingardi)

È un editoriale dell’Istituto Bruno Leoni, ma sembra un'accusa in piena regola contro una politica fiscale che – tra incoerenze, rinvii e velleità salutiste – somiglia sempre più a un castello di carte. Il nuovo approfondimento dell’IBL affonda il bisturi su due imposte mai applicate ma costantemente rinviate: la plastic tax e la sugar tax.

Balzelli inutili e dannosi: nessun gettito, ma impatti reali

Secondo l’IBL, queste imposte avrebbero effetti marginali sui consumi e impatti certi su interi comparti produttivi del Made in Italy. “Una buona notizia il rinvio”, afferma l’istituto, “ma a questo punto viene da chiedersi perché non eliminarle del tutto”.

Si tratta, infatti, di balzelli dal gettito trascurabile, inferiore al miliardo, che però continuano ad aleggiare sul sistema fiscale italiano come una minaccia latente. “Il paradosso è che non si riesce a cancellare imposte che non hanno mai prodotto un euro”, si legge nel report, “e che dovevano entrare in vigore da anni”.

La sugar tax? Penalizza le famiglie, non l’obesità

Non è solo questione di numeri. L’IBL contesta alla radice l’idea che “certe crociate salutiste” possano giustificare una nuova imposizione. “Nel caso della sugar tax il nesso tra obesità infantile e consumo di bevande zuccherate è pressoché nullo”, denuncia l’analisi. Queste bevande, infatti, rappresentano solo lo 0,9% delle calorie giornaliere medie degli italiani.

Un rincaro fiscale del 28% – come prevede la tassa – colpirebbe più le famiglie e la filiera produttiva che non l’obesità o i reali stili alimentari. Una distorsione che, secondo l’IBL, dimostra l’inefficacia e l’iniquità di questo tipo di interventi.

Fumo e alternative: l’Europa sbaglia bersaglio

Nel mirino dell’IBL anche l’Europa. A Bruxelles si discute di equiparare la tassazione delle sigarette tradizionali ai prodotti alternativi a rischio ridotto. Anche qui, osserva il think tank, l’approccio punitivo ignora le evidenze scientifiche.

Paesi come la Svezia, ad esempio, hanno ridotto drasticamente il fumo non con le tasse, ma promuovendo alternative meno dannose. Il caso svedese è diventato emblematico, con il Paese ufficialmente “smoke-free” dal 2025.

“Quando si vuole davvero ridurre un danno sociale, l’evidenza scientifica e la libertà di scelta funzionano meglio dei divieti moralistici”, è il messaggio chiave del report.

Educare, non tassare: il vero nodo del fisco

L’analisi dell’IBL si chiude con un richiamo netto: “Le regole devono basarsi su un saldo tra costi e benefici, non su una logica puritana che mette sullo stesso piano prodotti e comportamenti diversi”.

Una politica fiscale seria, si legge nel documento, non si fonda su cerotti e simboli, ma su scelte strutturali, proporzionate e fondate sui dati.

E mentre il dibattito fiscale italiano resta impantanato tra annunci e rinvii, l’IBL rilancia – insieme a Epicenter e ad altri think tank europei – il suo Nanny State Index: un osservatorio critico sulle intrusioni dello Stato negli stili di vita dei cittadini.

“Più che vietare, serve educare. Più che tassare, servono scelte intelligenti”: una sintesi che smonta le illusioni di chi pensa di salvare la società a colpi di balzelli.

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