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Fondi e Rc auto, la stretta silenziosa che ridisegna il mercato

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Fondi e Rc auto, la stretta silenziosa che ridisegna il mercato
Liquidità, vigilanza e controlli assicurativi: in Commissione Finanze cambia l’equilibrio del sistema senza clamore.

Ci sono provvedimenti che non fanno rumore, ma cambiano l’aria che respira il mercato. Alla Camera, in Commissione Finanze, si lavora su due schemi di decreto legislativo che mettono mano a un doppio fronte: la finanza dei fondi e la disciplina dell’Rc auto. Da una parte, il recepimento della direttiva UE 2024/927, con nuove regole su liquidità, vigilanza, custodia e prestiti dei fondi alternativi. Dall’altra, le correzioni al quadro europeo sull’assicurazione obbligatoria dei veicoli, per rendere più efficace il controllo della copertura. È una stretta regolatoria che passa sotto traccia, ma che incide su responsabilità, rischi e costi dell’intero sistema.

Il primo dossier riguarda lo schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva UE 2024/927, destinata a ridisegnare alcuni snodi cruciali del risparmio gestito. Il testo interviene su accordi di delega, gestione del rischio di liquidità, segnalazioni a fini di vigilanza, servizi di custodia e ruolo del depositario. Una trama di norme che, letta superficialmente, sembra destinata a restare confinata agli operatori. In realtà, è il perimetro entro cui si muove una parte crescente della finanza europea, quella che sostiene imprese e investimenti ma che, se non presidiata, può trasformare un problema circoscritto in una criticità più ampia.

Il passaggio più sensibile è quello relativo alla concessione di prestiti da parte dei fondi di investimento alternativi. La questione non è teorica: il credito non è più soltanto un affare bancario e la finanza non bancaria ha progressivamente occupato spazi che fino a pochi anni fa erano marginali. Il legislatore europeo, e di conseguenza quello nazionale, interviene per evitare che questa espansione avvenga senza un adeguato sistema di responsabilità e senza obblighi informativi capaci di rendere leggibili i rischi prima che diventino emergenze.

Il tema della liquidità è la cartina di tornasole. Nei mercati tranquilli resta una voce tecnica, un indicatore tra gli altri. Nei mercati instabili diventa la condizione che decide la tenuta di un fondo e, a cascata, la fiducia del sistema. La direttiva chiede un rafforzamento delle regole sulla gestione del rischio di liquidità e delle segnalazioni a fini di vigilanza: più trasparenza verso le autorità competenti, maggiore uniformità nei controlli, catene operative meno ambigue. Non è una stretta contro il mercato, ma un tentativo di evitare che la complessità diventi un’area grigia dove il rischio si accumula senza essere tracciato.

Accanto alla liquidità c’è il capitolo, altrettanto decisivo, della custodia e del depositario. Sono funzioni che, nel risparmio gestito, fanno da argine: custodiscono gli asset, controllano procedure, certificano. Rendere più solide queste regole significa anche ridurre la discrezionalità e uniformare i requisiti in un contesto europeo che pretende coerenza, perché la frammentazione normativa è uno dei modi più rapidi per indebolire il mercato unico. La solidità del risparmio non dipende solo dai rendimenti, ma dalla chiarezza di chi controlla, di chi segnala e di chi risponde quando qualcosa non torna.

Il secondo schema di decreto legislativo in esame contiene disposizioni integrative e correttive al decreto di recepimento della direttiva UE 2021/2118, che modifica la disciplina dell’assicurazione della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli e il controllo dell’obbligo assicurativo. Qui il terreno è più concreto, perché riguarda un obbligo che tocca direttamente milioni di cittadini. L’intervento mira a rendere più coerente il quadro normativo nazionale, correggendo aspetti applicativi e rafforzando le procedure di verifica della copertura.

L’Rc auto, infatti, non è soltanto una spesa obbligata: è un sistema di tutela collettiva. Quando l’obbligo assicurativo non è effettivamente controllabile, il problema non resta individuale. Produce contenziosi, distorsioni e costi indiretti che finiscono per riflettersi sul mercato e, in prospettiva, sulle tariffe. Le correzioni in discussione puntano a ridurre le ambiguità e a rendere più efficace la verifica, con l’obiettivo di limitare le aree di irregolarità e di aumentare la certezza delle regole.

In questo quadro, la Commissione Finanze si trova a lavorare su due piani che sembrano lontani ma sono legati dallo stesso filo: presidiare i meccanismi prima che diventino fragili. Da un lato la finanza dei fondi alternativi, con l’attenzione crescente su liquidità, prestiti e obblighi di vigilanza. Dall’altro il comparto assicurativo, dove l’efficacia del controllo sull’obbligo Rc auto diventa un elemento di stabilità e di corretto funzionamento del mercato.

Il senso complessivo della settimana parlamentare è un consolidamento regolatorio: definire responsabilità, rendere più leggibile il rischio, uniformare procedure e rafforzare la tutela. Un lavoro che difficilmente produce titoli immediati, ma che incide su costi di compliance, modelli operativi e credibilità del sistema. E, proprio per questo, è uno di quei passaggi che contano più di quanto si noti. 

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