Un progetto nazionale per far crescere produzione, qualità, sostenibilità e competitività.
Il settore dell’olio extravergine d’oliva in Italia sta vivendo un momento di svolta fondamentale: dopo anni di discussioni e attese, è pronto a partire un piano nazionale quinquennale da quasi 500 milioni di euro per dare struttura, obiettivi e risorse a una filiera simbolo del Made in Italy.
La strategia, costruita all’interno del Ministero dell’Agricoltura con il coinvolgimento di tutte le categorie della filiera, prevede di essere inoltrata alla Conferenza Stato-Regioni entro metà febbraio 2026, dopo un periodo di osservazioni tecniche da parte degli stakeholder.
"L'olivicoltura italiana è una priorità strategica nazionale e merita finalmente una visione organica, stabile e di medio lungo periodo" ha spiegato il sottosegretario all’Agricoltura Patrizio Giacomo La Pietra presentando le linee guida generali del piano.
Il cuore del progetto è chiaro: mobilitare risorse pubbliche e comunitarie in modo coordinato, evitando che fondi europei, nazionali e regionali restino frammentati in interventi poco incisivi e scollegati.
La dotazione complessiva si compone di circa 300 milioni di euro da misure nazionali, programmati attraverso il provvedimento “ColtivaItalia” nel triennio 2026-2028, e di 175 milioni di fondi comunitari distribuiti su cinque anni. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: un incremento della produzione nazionale di almeno il 25% nei prossimi anni, benché si tratti di coltivazioni i cui effetti si vedono nel medio periodo.
Il piano non si limita però a guardare ai numeri: è stato articolato in una serie di interventi concreti mirati a rigenerare la filiera. Tra questi spiccano la creazione di nuovi impianti olivicoli per circa 45.000 ettari, la ristrutturazione di altri 15.000 ettari, e l’ammodernamento dei sistemi di irrigazione su ulteriori 8.000 ettari per migliorare la resilienza produttiva e la qualità complessiva.
Una delle sfide annunciate è il recupero degli uliveti abbandonati, stimati in circa 500.000 ettari, molte volte in aree marginali con rischio di dissesto idrogeologico. Il piano punta a reintrodurre gestione attiva in questi territori, con effetti positivi anche sulla prevenzione degli incendi e sulla qualità paesaggistica.
Allo stesso tempo, l’iniziativa intende affrontare problemi fitosanitari come la diffusione di Xylella fastidiosa, puntando su varietà più resistenti e tecniche sostenibili di controllo, integrando innovazione agricola e tutela del germoplasma nazionale.
La proposta ha già ricevuto contributi da parte dei rappresentanti della filiera. Il presidente di una importante associazione di frantoiani ha sottolineato che è fondamentale che il piano includa misure per valorizzare gli impianti produttivi e incentivare investimenti in tecnologie per qualità e sostenibilità, oltre a considerare la trasformazione dei sottoprodotti come opportunità economica.
Il contesto italiano dell’olivicoltura è vasto e articolato: il Paese detiene una superficie olivicola totale di circa un milione di ettari, con più di 900.000 agricoltori e una forte presenza di denominazioni di origine protetta e indicazioni geografiche protette, che ne fanno un punto di riferimento internazionale per la qualità dell’extravergine.
La recente accelerazione dell’export, con un balzo vicino al 43% nel 2024, è vista come un segnale di vitalità ma anche come un motivo in più per dotare il settore di una strategia strutturata e non più frammentaria.
La sfida resta aperta: trasformare un quadro pianificato in risultati tangibili richiederà coordinamento, risorse e tempi lunghi, ma la nuova architettura del piano nazionale rappresenta un passo deciso verso un settore più forte, sostenibile e competitivo.