• Tutto con Bancomat. Scambi denaro, giochi ti premi.
  • Esprinet molto più di un distributore di tecnologia

Gaza, tregua appesa a un filo: i raid di Israele riaccendono la paura. Fonti palestinesi: “Almeno 50 morti”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Gaza, tregua appesa a un filo: i raid di Israele riaccendono la paura. Fonti palestinesi: “Almeno 50 morti”

La tregua nata a Sharm el Sheikh aveva qualcosa di provvisorio sin dall’inizio. Un’idea più che un accordo: smettere di colpire per guadagnare tempo, mettere in salvo ostaggi, far passare camion di aiuti, convincere l’opinione pubblica che una finestra di margine, in questa guerra a spigoli vivi, fosse ancora possibile. Ma sul terreno, la polvere degli ultimi bombardamenti non si è ancora abbassata quando già si torna al punto di partenza.

Gaza, tregua appesa a un filo: i raid di Israele riaccendono la paura

Nella notte, i jet israeliani hanno sorvolato Rafah e Khan Yunis più volte, lasciando dietro di sé colonne di fumo e il consueto bilancio divergente: “operazioni mirate” per l’Idf, “almeno 50 vittime civili” secondo i responsabili sanitari della Striscia. Il raid è stato disposto su ordine diretto del premier Netanyahu, dopo un attacco contro reparti dell’esercito israeliano al confine sud. A monte: accuse reciproche di aver violato la tregua e lo scambio di messaggi sempre più rigidi, quasi protocollari, fra mediatore e mediati.

Il nodo ostaggi, il punto più delicato
Poi c’è il capitolo più sensibile: gli ostaggi ancora nelle mani di Hamas. L’organizzazione islamista ha fatto sapere di aver “trovato” i corpi di due prigionieri israeliani, Amiram Cooper e Sahar Baruch. Un annuncio che pesa, perché sposta l’asse: da una partita diplomatica che puntava allo scambio vivo, si torna all’arma simbolica dei cadaveri restituiti (o minacciati). Nei corridoi delle capitali che stanno provando a cucire la tregua, il messaggio è stato letto come una sfida e un ultimatum insieme: o si accelera, o il negoziato implode.

Washington e Europa, due registri diversi
Il primo commento forte è arrivato dagli Stati Uniti, ed è suonato più politico che diplomatico. Donald Trump, tuona: “Israele ha diritto a rispondere ad Hamas”. Parole che, a Gerusalemme, valgono come copertura politica in uno dei momenti più tesi dall’inizio del cessate il fuoco.

In Europa il registro è diverso. Roma, attraverso la voce del ministro degli Esteri Antonio Tajani, prova a frenare gli strappi: «La tregua va rafforzata da tutti, non indebolita». Sul tavolo di Bruxelles resta una domanda: se questa finestra di sospensione salta, chi sarà credibile domani nel chiedere un nuovo stop ai bombardamenti?

La Striscia senza respiro
Intanto dentro Gaza la tregua logorata non ha mai significato normalità. Gli ospedali sono rimasti mezzi funzionanti, i corridoi umanitari intermittenti, la vita quotidiana una sequenza di attese e improvvise corse al riparo. Ogni notte di sorvolo a bassa quota è un promemoria: qui niente è davvero sospeso, e tutto può ricominciare.

Gli operatori umanitari avvertono che un ritorno alla guerra piena sarebbe devastante: non ci sono più margini logistici per evacuazioni su larga scala, né per riallestire centri di accoglienza già saturi. Il rischio non è più l’emergenza, ma il collasso definitivo.

L'ultimo miglio della diplomazia
Al Cairo i mediatori provano a tenere la porta aperta. Ma sono rimasti centimetri, non metri. Senza un gesto politico forte — da una parte o dall’altra — la pace armata rischia di scivolare nella retorica già vista: tregue che si consumano più velocemente delle firme che le sostengono.

La sensazione, tra gli inviati sul campo, è che stia arrivando il momento della scelta. Continuare a mediare mentre le bombe cadono, oppure accettare che il compromesso non regge più. In questo frammento di territorio assediato, e nel suo fragile margine di respiro, si decide una parte cruciale degli equilibri regionali. Ma l’orologio, anche stavolta, corre più veloce della diplomazia.

Notizie dello stesso argomento
Trovati 11 record
Pagina
2
05/01/2026
Venezuela, la cattura di Maduro e le case distrutte: quello che resta a Catia La Mar
A Catia La Mar, cittadina nei pressi di Caracas, alcune abitazioni sono state danneggiate ...
05/01/2026
Cina: a dicembre, il settore dei servizi rallenta a 52 punti
Il settore dei servizi in Cina ha chiuso il 2025 in lieve rallentamento
02/01/2026
Crans-Montana: emergenza ustioni nel Vallese, medici francesi pronti a partire per Sion
Autorità svizzere: “Situazione ancora molto tesa negli ospedali. Le équipe lavorano senza ...
02/01/2026
Trump e l’Iran, l’avvertimento pubblico e la risposta secca di Teheran
“Se sparate sui manifestanti interveniamo”. Khamenei: “Stai attento a quello che fai”
02/01/2026
Svizzera, i proprietari del bar della strage
Chi sono i titolari del Le Constellation e il contesto economico del locale
Trovati 11 record
Pagina
2
  • Con Bancomat, scambi denaro, giochi e ti premi.
  • Punto di contatto tra produttori, rivenditori & fruitori di tecnologia