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Ispra: “Consumo di suolo, rischio sistemico per l’economia. Rigenerare conviene più che costruire”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Ispra: “Consumo di suolo, rischio sistemico per l’economia. Rigenerare conviene più che costruire”

Il presidente di Ispra, Stefano Laporta, lo ha detto con chiarezza: “Ogni metro quadro cementificato può diventare un potenziale fattore di rischio”. È una frase che riguarda l’ambiente, ma soprattutto riguarda i conti pubblici. L’Italia spende ogni anno miliardi di euro per riparare i danni causati da alluvioni, frane e dissesti idrogeologici; una parte consistente nasce proprio dalla perdita di suolo naturale capace di assorbire acqua e stabilizzare i versanti. Cementificare oggi significa, di fatto, spostare costi futuri dallo sviluppo urbano alla spesa emergenziale. Per Ispra non è sostenibilità: è inefficienza economica.

Ispra: “Consumo di suolo, rischio sistemico per l’economia”

Nella presentazione del rapporto SNPA, Laporta ha spiegato che l’Italia sta intaccando il proprio “capitale agronaturale”, la base produttiva delle filiere agricole e agroalimentari che generano esportazioni e valore aggiunto. Nel lungo periodo, perdere suolo fertile equivale a ridurre competitività e sicurezza alimentare. La logica economica è semplice: se si riduce l’offerta di terreno di qualità, si alzano i costi e si dipende sempre più da importazioni estere. Il suolo, quindi, non è una superficie: è un asset economico.

Consumo di suolo e attrattività degli investimenti
C’è un altro effetto spesso taciuto: le imprese guardano alla resilienza dei territori quando scelgono dove stabilire nuovi insediamenti produttivi. Zone esposte a rischio climatico e idrogeologico attirano meno capitale, costano di più in assicurazione, e hanno ciclo logistico più fragile. La cementificazione senza rigenerazione non solo danneggia l’ambiente, ma riduce il “rating” territoriale agli occhi degli investitori che temono interruzioni operative e danni strutturali. Il clima non è solo meteorologia: è una variabile industriale.

Rigenerare è sviluppo, non vincolo
La tesi di Ispra è che invertire la rotta non significa frenare l’economia, ma cambiarne direzione: recupero delle aree dismesse, ristrutturazione del patrimonio esistente e riutilizzo dei lotti industriali abbandonati hanno ritorni economici più rapidi e rischi minori rispetto al consumo di nuovo suolo. La rigenerazione crea filiere di lavoro qualificato, accelera l’efficienza energetica e abbassa i costi infrastrutturali per i Comuni. È la differenza tra crescita lineare a debito e crescita circolare che mantiene valore nel territorio.

Un tema di politica industriale
Laporta invita a smettere di leggere la questione come vertenza ideologica tra “sviluppo” e “tutela”. Il nodo è come allocare le risorse: investire in nuovo cemento comporta debiti pubblici futuri, investire in rigenerazione genera risparmi e maggiore competitività urbana. È politica industriale a tutti gli effetti. La sfida è rendere il suolo una risorsa scarsa da gestire e non un fondo apparentemente infinito su cui costruire finché c’è spazio.

In sintesi, il consumo di suolo non è il tema delle “tutele ambientali”, ma della tenuta economica di lungo periodo. E il messaggio di Ispra è netto: chi consuma oggi senza criterio, scarica costi su tutta la collettività domani. Chi rigenera, invece, costruisce valore che resta.

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