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Attacco israeliano all'Iran, vola il prezzo del petrolio. Meloni convoca il governo

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Attacco israeliano all'Iran, vola il prezzo del petrolio. Meloni convoca il governo

L’attacco condotto da Israele contro obiettivi in territorio iraniano ha avuto ripercussioni immediate non solo sul piano geopolitico, ma anche sui mercati internazionali. A poche ore dalle esplosioni udite nella zona di Isfahan, il prezzo del petrolio ha registrato un’impennata, con il Brent tornato sopra quota 90 dollari al barile e il WTI in netta risalita.

Attacco israeliano all'Iran, vola il prezzo del petrolio. Meloni convoca il governo

L’instabilità crescente nell’area mediorientale, cruciale per la produzione e il transito di greggio, ha riacceso le tensioni sui mercati energetici, alimentando il timore di una nuova crisi petrolifera e l’effetto domino su inflazione e catene di approvvigionamento globali.

Allerta italiana, riunione d’urgenza a Palazzo Chigi

In Italia il governo segue con attenzione lo sviluppo della crisi. La premier Giorgia Meloni ha convocato una riunione d’emergenza con i vertici dei ministeri coinvolti per valutare l’impatto immediato e prospettico della crisi. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha rassicurato circa l’incolumità dei cittadini italiani, dichiarando che “non risultano italiani coinvolti né in Iran né in Israele”, ma ha rinnovato l’invito alla prudenza per chi si trova nella regione. L’Unità di Crisi della Farnesina è al lavoro per fornire assistenza e aggiornamenti, sconsigliando viaggi in Iran e raccomandando la registrazione su 'Dove siamo nel mondo'.

Rischi economici e strategici in Europa
L’escalation militare arriva in un momento già delicato per l’economia europea, stretta tra i segnali di rallentamento e le pressioni inflazionistiche. Il nuovo balzo del prezzo del petrolio potrebbe pesare ulteriormente sulla ripresa, influenzando non solo i costi energetici ma anche quelli dei trasporti e delle materie prime. L’Italia, in particolare, osserva con apprensione l’andamento del Brent e valuta contromisure in caso di aumento strutturale. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti avrebbe già chiesto una ricognizione aggiornata sull’impatto dei rincari e sul possibile utilizzo di strumenti di mitigazione come crediti d’imposta o sconti temporanei.

Diplomazia attiva e pressioni sul fronte estero
Intanto le diplomazie si mobilitano. L’Unione Europea ha espresso “profonda preoccupazione” per l’attacco israeliano e invita alla massima moderazione, sottolineando il rischio concreto di un allargamento del conflitto che potrebbe destabilizzare l’intera regione. Gli Stati Uniti monitorano la situazione ma non hanno confermato un coinvolgimento diretto. Le principali potenze, inclusi Russia e Cina, si dicono allarmate e chiedono il ritorno alla trattativa diplomatica. Anche sul fronte delle forniture energetiche alternative, come il gas, si torna a discutere in sede europea di stoccaggi, diversificazione e strategia comune.

Pressioni sul governo e richiesta di informativa

Sul piano politico interno, le opposizioni chiedono che il governo riferisca al più presto in Parlamento per fare chiarezza sia sulle misure di sicurezza attivate che sulle ripercussioni economiche della crisi. L’escalation nel Golfo potrebbe infatti rimettere in discussione alcune delle ipotesi di allentamento fiscale o di revisione al ribasso delle accise, qualora il trend del greggio dovesse consolidarsi. L’Italia, tra i Paesi più esposti alla volatilità energetica, si prepara dunque a fronteggiare un nuovo banco di prova in cui diplomazia e politica economica sono chiamate a muoversi in tandem.

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