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Partecipazione dei lavoratori nelle imprese: un traguardo in bilico

- di: Jole Rosati
 
Partecipazione dei lavoratori nelle imprese: un traguardo in bilico
La proposta di legge sulla partecipazione dei lavoratori al capitale, alla gestione e ai risultati delle imprese è tornata al centro del dibattito parlamentare. Nonostante la natura innovativa del testo, presentato inizialmente con il supporto della Cisl (nella foto il Segretario Generale Luigi Sbarra), le recenti modifiche e le tensioni politiche rischiano di svuotarne il contenuto originario, alimentando divisioni tra sindacati, forze politiche e organizzazioni imprenditoriali.

Stop alla partecipazione nelle banche?
Nella giornata di oggi le commissioni Lavoro e Finanze della Camera hanno ripreso l’esame degli emendamenti alla proposta di legge. Tra le modifiche più significative, è prevista la soppressione della partecipazione dei lavoratori nelle banche e negli istituti di credito, un emendamento presentato dalla Lega che ha già ottenuto parere favorevole. Secondo Lorenzo Malagola, relatore del provvedimento, la decisione è motivata dalla necessità di mantenere la legge in linea con le richieste del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF).
Tra gli articoli sotto revisione, spiccano il 6 e il 7, relativi alla distribuzione degli utili e ai piani di partecipazione finanziaria dei lavoratori, e gli articoli 12, 13 e 14, che disciplinano la consultazione preventiva nelle pubbliche amministrazioni. La commissione mira a concludere i lavori entro le 22.30, secondo quanto dichiarato dal presidente della Commissione Lavoro, Walter Rizzetto.

Una legge controversa
Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro, ha difeso il testo, definendolo “una legge innovativa” che introduce il principio della partecipazione come valore aggiunto per il mercato del lavoro. “Nonostante le modifiche, il testo mantiene il suo obiettivo principale: rendere il mercato del lavoro più partecipativo e innovativo”, ha dichiarato Durigon ai giornalisti.
Tuttavia, le critiche non sono mancate. Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro nella segreteria del Partito Democratico, ha espresso un giudizio severo: “Della proposta della Cisl è rimasto solo il titolo. Non possiamo sostenere un provvedimento che tradisce il principio di partecipazione”. Secondo Guerra, gli emendamenti hanno trasformato il testo in una misura inefficace e, in alcuni punti, addirittura “offensiva”.

Il ruolo della Cisl e le reazioni sindacali
La Cisl, principale promotrice della legge, ha ribadito la necessità di preservare lo spirito originario del provvedimento. Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl, ha lanciato un appello alle forze politiche: “Chiediamo che lo spirito e i contenuti del nostro testo siano preservati. Dopo quasi 80 anni, è vicino il traguardo della piena attuazione dell’articolo 46 della Costituzione”.
Sbarra ha anche risposto alle critiche di Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, definendole “infondate”: “Landini o è in cattiva fede o non ha letto la nostra proposta di legge. Il testo sostiene la libera contrattazione, non impone obblighi".
La Cisl ha annunciato un’assemblea nazionale dedicata alla partecipazione, prevista per l’11 febbraio 2025 a Roma. Sarà un momento cruciale per discutere le strategie volte a salvaguardare il cuore del provvedimento e per lanciare un messaggio forte a Parlamento e Governo.

La visione imprenditoriale
Confindustria ha espresso riserve sul testo, sottolineando l’importanza di mantenere volontaria l’adesione ai modelli partecipativi. Maurizio Marchesini, vicepresidente per il Lavoro e le Relazioni Industriali, ha dichiarato: “L’obbligatorietà potrebbe intensificare i conflitti anziché favorire un reale modello partecipativo”.
Marchesini ha poi evidenziato che i contratti collettivi potrebbero disciplinare le modalità di eventuale partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori, evitando automatismi contrattuali che potrebbero creare tensioni tra le parti.

Un cammino incerto
Il futuro della proposta di legge resta incerto. Se da un lato Forza Italia ha garantito il finanziamento di 70 milioni di euro per sostenere il provvedimento, dall’altro le divisioni tra le forze politiche rischiano di comprometterne l’approvazione definitiva. “Aspettiamo al Senato per un varo veloce e definitivo di una grande legge”, ha dichiarato Maurizio Gasparri, presidente dei senatori di Forza Italia.
Renato Brunetta, presidente del CNEL, ha sottolineato la portata storica del disegno di legge: “Questo testo segna un discrimine tra un prima e un dopo. Rappresenta un cambiamento epocale verso un modello economico più equo e partecipativo”. Brunetta ha citato l’esempio del Pequod di Moby Dick come simbolo di un sistema meritocratico dove tutti beneficiano del successo collettivo.



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