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Dove investono davvero i miliardari nel 2025

- di: Bruno Legni
 
Dove investono davvero i miliardari nel 2025
Dal green tech all’intelligenza artificiale: il portafoglio (vero) dei top 10.
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Il nuovo mantra dei miliardari: investire per dominare il futuro
Nel 2025 chi possiede immense fortune non si limita più a moltiplicarle. Le usa per scegliere — e spesso determinare — dove andrà il mondo. I miliardari non si accontentano di cavalcare l’onda: vogliono costruirla. E per farlo stanno riorganizzando i propri portafogli intorno a pochi, potentissimi settori: intelligenza artificiale, tecnologie green, infrastrutture digitali e nuove forme di energia.
I primi 10 della lista di Forbes da Elon Musk a Jeff Bezos, passando per Bernard Arnault, Mark Zuckerberg e Larry Page — stanno puntando miliardi su pochi dossier strategici. Ma non si tratta di moda o improvvisazione: dietro ogni investimento c’è un obiettivo geopolitico, culturale o industriale. E sempre più spesso, una scommessa sul dominio globale.
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Intelligenza artificiale: il centro di gravità del potere
L’AI è la parola chiave degli investimenti miliardari. I capitali privati sono confluiti in massa su questa tecnologia, ma ciò che impressiona è la velocità e la scala. Nel marzo 2025, OpenAI ha raccolto nuovi fondi raggiungendo una valutazione record di 300 miliardi di dollari.
Dietro l’operazione ci sono Microsoft, Thrive Capital e Sequoia, ma anche il fondo Mubadala degli Emirati Arabi e la giapponese SoftBank, che ha creato Stargate LLC con l’obiettivo di costruire la più grande infrastruttura per l’addestramento di modelli IA al mondo. Il progetto prevede un investimento fino a 500 miliardi entro il 2029, secondo quanto riportato dal Financial Times.
Elon Musk, da parte sua, ha lanciato xAI con l’obiettivo dichiarato di “produrre una AI veritiera e libera dai bias ideologici”. In aprile ha dichiarato: “L’intelligenza artificiale sarà più importante dell’elettricità. E chi la controlla, controllerà tutto” (intervista alla CNBC).
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Energia verde e tecnologie climatiche: chi finanzia la transizione
Dall’AI al green tech, il passo è breve. Il cambiamento climatico è ormai una realtà tangibile anche per i portafogli dei miliardari. E non è solo filantropia: è business, e uno dei più promettenti.
Bill Gates, tramite Breakthrough Energy Ventures, ha aumentato la sua esposizione in startup che si occupano di cattura della CO₂, idrogeno verde, bioenergia e agricoltura rigenerativa.
Anche Andrew Forrest, miliardario australiano ed ex re del ferro, ha trasformato la sua Fortescue Metals in una holding green. In un’intervista a Time ha detto: “Il futuro non è solo rinnovabile: è già cominciato. Chi non ci investe ora resterà fuori dal gioco”.
In parallelo, il fondo Planeteer Capitallanciato nel gennaio 2025 da ex dirigenti di BlackRock e Goldman Sachs — ha raccolto 54 milioni di dollari per sostenere early-stage startup climatiche.
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Infrastrutture digitali: il nuovo oro nero
L’AI consuma energia. Tantissima. Ecco perché il terzo fronte d’investimento è rappresentato da energia e data center, che diventano un asset strategico per garantire la continuità operativa dei modelli più avanzati.
Secondo il Wall Street Journal, hedge fund tecnologici stanno acquistando partecipazioni in società energetiche tradizionali come Vistra, Dominion Energy e Constellation, nella prospettiva che il fabbisogno degli hyperscaler (Microsoft, Amazon, Meta) renda questi titoli centrali per almeno un decennio.
In Europa, l’UE ha varato l’iniziativa InvestAI, un pacchetto da 200 miliardi di euro che include la creazione di quattro gigafabbriche per chip e training IA entro il 2027, in collaborazione con ASML, STMicroelectronics e Siemens.
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Venture capital e deeptech: le nuove scommesse
Non manca chi guarda oltre le mode. Larry Page e Sergey Brin, cofondatori di Google, stanno investendo tramite GV e CapitalG in startup deeptech specializzate in fusione nucleare, computazione quantistica e biotecnologie molecolari.
Secondo PitchBook, 5 dei 10 maggiori round di finanziamento europei del 2025 hanno riguardato imprese che operano nella convergenza tra AI e scienze della vita.
Una di queste, la tedesca MindQ, ha ricevuto 180 milioni di euro da fondi guidati da Peter Thiel per sviluppare modelli predittivi per la medicina personalizzata.
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Commenti e riflessioni: “Le bolle si vedono solo dopo”
In questo scenario iper-finanziarizzato, non mancano le voci critiche. L’economista Nouriel Roubini ha avvertito: “C’è un entusiasmo da corsa all’oro, ma in molti casi mancano ricavi, utenti e utilità. Le bolle si vedono solo dopo”.
Mary Meeker, pioniera del tech investing, ha indicato in una recente nota che “i leader attuali dell’AI potrebbero non essere quelli del 2027. C’è troppa enfasi sulla potenza e poca sull’efficienza e la sicurezza”.
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Il futuro è già investito
I miliardari del 2025 stanno facendo scelte che influenzeranno l’economia globale per decenni. Le loro decisioni, a metà tra visione e scommessa, stanno plasmando le infrastrutture del mondo digitale, il modo in cui vivremo la transizione ecologica e persino il futuro della medicina.
Non si tratta solo di finanza. Si tratta di potere, strategia e visione. E chi oggi si chiede dove vanno a finire i soldi dei più ricchi, dovrebbe chiedersi: dove andrà il mondo, seguendo quei soldi?

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