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Ops: su via libera Ue Orcel esulta, Castagna teme per servizi e lavoro

- di: Vittorio Massi
 
Ops: su via libera Ue Orcel esulta, Castagna teme per servizi e lavoro
Orcel segna un punto dopo l’ok a Unicredit BPM; Castagna lancia l’allarme: 209 filiali a rischio qualità e occupazione.
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La Commissione europea ha dato il via libera condizionato all’offerta pubblica di scambio (Ops) di UniCredit su Banco BPM, imponendo la cessione di 209 filiali in aree con rischio di concentrazione eccessiva. Un’operazione che Andrea Orcel (foto) ha accolto come una battuta d’arresto alle barriere istituzionali, ma che Giuseppe Castagna guarda con preoccupazione per i possibili effetti su clientela e posti di lavoro.
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Il punto di vantaggio di Orcel
Orcel trasforma l’ok Ue in un segnale di forza: “Oggi contano i governi, non più gli azionisti”, ha dichiarato intervenendo al convegno Young Factor. Ribadisce che, nonostante un contesto regolatorio più stringente rispetto agli anni ’80 e 2000, la fusione rappresenta “un’accelerazione per creare un gruppo più solido”. L’evento non è esclusivo italiano: analoghi ostacoli esistono in Spagna con BBVA, sottolinea. E in Lussemburgo il Fmi ha invitato a “ridurre le barriere alle fusioni transfrontaliere” per stimolare concorrenza e credito.
Orcel ha ammesso che l’Ops potrebbe anche essere ritirata se non si risolvono le condizioni imposte dal governo, incluso il golden power, e se non si trovano acquirenti per gli asset russi.
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Le preoccupazioni di Castagna
Il Ceo di Banco BPM, Giuseppe Castagna, ha espresso “preoccupazione” per le ricadute occupazionali e sui servizi, temendo che la cessione massiva di sportelli si traduca in un deterioramento del rapporto con la clientela. Ha sottolineato che l’autorizzazione Ue “niente ha a che fare con l’esito dell’Ops”, indicando che Banco BPM potrebbe ”dialogare con altri soggetti” se Unicredit dovesse ritirarsi.
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Il contesto regolatorio e temporeggiamenti
Bruxelles ha respinto la richiesta dell’Antitrust italiano di esaminare l’operazione, riaffermando la propria competenza e sottolineando che la rete bancaria nazionale resta frammentata e competitiva. L’autorizzazione Ue è subordinata al rigoroso rispetto delle condizioni, mentre a Roma il Governo ha impugnato il golden power, rinviando ogni decisione al Tar del Lazio, fissato al 9 luglio.
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Il golden power e il nodo russo
Tra le condizioni imposte all’Ops figura la drastica riduzione della presenza in Russia, dove UniCredit ha già limitato le attività “più rapidamente di qualsiasi concorrente”. Ma Ursula Freni, sottosegretario all’Economia, ha definito l’ok Ue “scontato” e ha minimizzato i dettagli sul golden power, affermando: “Dio vede e provvede”, pur riconoscendo che la condizione sull’uscita dalla Russia è la più stringente.
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Prossime mosse e scenari
Lunedì 23 giugno ricomincerà formalmente l’Ops con il congelamento di 30 giorni garantito da Consob .
Il 9 luglio il Tar deciderà sul golden power.
L’eventuale ritiro dell’offerta da parte di UniCredit — ammettibile, secondo Orcel — riaprirebbe la partita per Banco BPM, che potrebbe cercare altri partner.
Sul fronte M&A, Orcel frena sul possibile roll out su Commerzbank: UniCredit agirà solo come investitore per ora.
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Cosa accadrà al golden power? 
Il via libera Ue segna un punto a favore di Orcel, che usa la vittoria come simbolo della necessità di un sistema europeo meno frammentato. Tuttavia, restano sul campo nodi cruciali: cosa succederà al golden power?, quale impatto sui territori? Le 209 filiali in uscita rappresentano una turbina di trasformazione - per la banca e per la rete territoriale - su cui Castagna ha acceso i riflettori. Il futuro dell’Ops appare appeso a un filo sottile, tra giudizi amministrativi, pressioni politiche e caso russo.

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