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SoftBank raddoppia l’utile a 14 miliardi di euro grazie all’intelligenza artificiale

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
SoftBank raddoppia l’utile a 14 miliardi di euro grazie all’intelligenza artificiale

SoftBank torna a correre. Il gruppo giapponese controllato dal miliardario Masayoshi Son ha chiuso il trimestre con un utile netto di 14 miliardi di euro, in raddoppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, trainato dall’esplosione degli investimenti nel settore dell’intelligenza artificiale e dal successo di Arm Holdings, la controllata britannica leader mondiale nelle architetture di microprocessori.

SoftBank raddoppia l’utile a 14 miliardi di euro grazie all’intelligenza artificiale

Il fatturato netto trimestrale è salito dell’8,4% su base annua, attestandosi a 1.916 miliardi di yen (circa 10,6 miliardi di euro), mentre i guadagni totali derivanti dagli investimenti hanno raggiunto 3.440 miliardi di yen, pari a 19,3 miliardi di euro.

Dal crollo del 2023 alla rinascita con l’IA
Dopo aver subito perdite consistenti nel biennio 2023-2024 a causa della forte volatilità dei mercati tech, SoftBank ha ridefinito la propria strategia. Il gruppo ha avviato una trasformazione profonda del modello di business, spostando il baricentro verso l’intelligenza artificiale e i semiconduttori, due settori considerati la nuova frontiera della crescita tecnologica globale.

Il rimbalzo è arrivato grazie ad Arm Holdings, che continua a dominare il mercato dei chip per smartphone e dispositivi mobili. SoftBank, principale azionista, sta ora beneficiando dei profitti generati dal boom della domanda di processori per applicazioni di intelligenza artificiale e cloud computing.

L’espansione negli Stati Uniti e la scommessa sui chip

A marzo il gruppo ha annunciato l’acquisizione di Ampere Computing, società americana specializzata nella progettazione di semiconduttori per data center, in un’operazione da 6,5 miliardi di dollari.
L’acquisizione è parte di una strategia più ampia per integrare le tecnologie di Ampere con quelle di Arm, rafforzando la posizione di SoftBank come uno dei principali player globali nel settore dei microprocessori.

SoftBank aveva inoltre incrementato la propria partecipazione in Nvidia fino a oltre 3 miliardi di dollari alla fine di marzo, una mossa che le ha consentito di cavalcare l’impennata del titolo della società americana, leader mondiale nei chip per l’IA.
Nvidia, a fine ottobre, è diventata la prima azienda al mondo a superare i 5.000 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato, un traguardo storico che ha contribuito a gonfiare il valore del portafoglio SoftBank.

Tuttavia, il gruppo giapponese ha comunicato di aver venduto l’intera partecipazione in Nvidia nel mese di ottobre, per un valore complessivo di 5,83 miliardi di dollari. Non sono state fornite spiegazioni ufficiali sulla decisione, ma l’operazione avrebbe generato una consistente plusvalenza.

Partnership con OpenAI e il futuro dell’ecosistema Son

Non solo chip: la strategia di Masayoshi Son guarda anche all’intelligenza artificiale generativa. A marzo, SoftBank ha siglato un accordo di investimento con OpenAI, la società di Sam Altman creatrice di ChatGPT, per una partecipazione stimata fino a 30 miliardi di dollari.

L’intesa rafforza il ruolo di SoftBank nel nascente ecosistema globale dell’IA, aprendo la strada a sinergie tra i sistemi hardware di Arm e le piattaforme di intelligenza artificiale più avanzate del momento.

Il nuovo corso di SoftBank
La virata verso l’AI segna la rinascita del gruppo dopo anni difficili per il Vision Fund, zavorrato dalle fluttuazioni dei titoli tech e dal fallimento di alcune startup in portafoglio.
Oggi, la strategia di Son punta a costruire un ecosistema integrato di chip, software e dati, in cui le diverse società controllate collaborano per alimentare il “cervello digitale” dell’economia del futuro.

Il risultato è una trimestrale record, che sancisce il ritorno in utile di uno dei più importanti conglomerati tecnologici del pianeta. E conferma come, nella nuova economia dell’intelligenza artificiale, chi controlla i chip e i dati controlla anche i profitti.

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