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Trump, stop ai dazi: la Corte lo blocca, Wall Street esulta

- di: Bruno Legni
 
Trump, stop ai dazi: la Corte lo blocca, Wall Street esulta
Giudici contro Casa Bianca: “Poteri limitati”. È scontro istituzionale. Mercati in festa, la sfida ora passa alla Corte Suprema.
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I giudici fermano Trump: “Così viola la legge”
Tre giudici federali della U.S. Court of International Trade, con sede a New York, hanno pronunciato una sentenza che ha immediatamente fatto tremare Pennsylvania Avenue e scatenato un terremoto a Washington. In un’ordinanza di 50 pagine, la Corte ha stabilito che i dazi imposti da Donald Trump nel quadro dell’“International Emergency Economic Powers Act” (IEEPA) del 1977 sono illegittimi.
“La legge non conferisce al presidente un potere illimitato per imporre tariffe su scala globale”, si legge nel dispositivo, che annulla così due distinti pacchetti di dazi approvati dall’amministrazione. L’IEEPA, spiegano i giudici, fu pensata per congelare beni di governi stranieri in situazioni straordinarie, non per sovvertire l’architettura del commercio globale attraverso il potere esecutivo.
La composizione del collegio – un giudice nominato da Obama, uno da Reagan e uno dallo stesso Trump – ha conferito ulteriore peso istituzionale alla sentenza, che si configura come uno dei più forti freni giuridici all’espansione dei poteri presidenziali in materia commerciale da decenni a questa parte.
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La reazione della Casa Bianca: “Colpo di Stato giudiziario”
La furia della Casa Bianca è stata istantanea. Stephen Miller, ideologo di punta dell’amministrazione e vicecapo dello staff, ha parlato di “colpo di Stato giudiziario fuori controllo”, evocando lo spettro di un potere giudiziario che “sovverte la volontà popolare”. Un portavoce ufficiale ha rincarato la dose: “Non spetta a giudici non eletti decidere come affrontare un’emergenza nazionale. Il presidente si è impegnato a usare ogni leva del potere esecutivo per difendere l’America”.
La portavoce presidenziale, Katrina Pierson, ha poi rilanciato su X (ex Twitter): “I globalisti festeggiano, ma il popolo americano non dimenticherà chi sta sabotando la sicurezza economica della Nazione”.
In privato, secondo fonti raccolte dal New York Times, Trump avrebbe minacciato rappresaglie amministrative contro alcuni membri dell’apparato giudiziario, definendoli “traditori della sovranità nazionale”.
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“Liberation Day”: i dazi più controversi della presidenza
I dazi contestati erano stati annunciati da Trump il 2 aprile con il nome suggestivo di “Liberation Day Tariffs”, e prevedevano una tariffa del 10% su tutte le importazioni verso gli Stati Uniti, con picchi fino al 145% su merci provenienti da Cina, Vietnam e Cambogia. L’obiettivo dichiarato era quello di “liberare l’America dal dominio commerciale straniero” e colpire i “regimi che alimentano il narcotraffico e l’immigrazione illegale”.
Ma sin da subito la misura aveva sollevato perplessità tra gli economisti e timori tra gli industriali. Secondo un’analisi del Peterson Institute for International Economics, i dazi avrebbero colpito duramente i consumatori americani, generando un’inflazione aggiuntiva tra l’1,5% e il 2,2% su base annua. “Si tratta di una tassa nascosta su ogni famiglia americana”, aveva scritto l’ex segretario al Tesoro Larry Summers il 5 aprile su The Washington Post.
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La sentenza accende Wall Street e rilancia i falchi del GOP
L’annullamento dei dazi ha avuto un immediato effetto positivo sui mercati. I future sull’S&P 500 sono saliti del 2,7%, il Nasdaq ha toccato nuovi massimi storici, mentre il dollaro ha guadagnato terreno sulle principali valute. L’indice Dow Jones ha chiuso con un +540 punti. Le aziende tech, molto esposte all’import, hanno guidato i rialzi.
Ma se gli investitori brindano, i falchi repubblicani minacciano vendetta. L’ex segretario al Commercio Wilbur Ross ha dichiarato a Fox Business: “Questo è solo l’inizio. Dobbiamo riformare l’intero sistema giudiziario, o il presidente sarà sempre con le mani legate”.
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“Taco Trade”: l’ironia pungente e la risposta di Trump
A rendere ancora più amaro il colpo per Trump è stato il sarcasmo dei media. Il Financial Times, in un editoriale firmato da Gideon Rachman, ha ribattezzato l’ex presidente “Taco Trade”, acronimo di “Trump Always Chickens Out”, cioè “Trump si tira sempre indietro”, alludendo al suo storico atteggiamento ondivago sui dazi: proclami roboanti seguiti da pause tattiche.
Alla domanda di un cronista, Trump ha tagliato corto: “Si chiamano trattative. Io so come si fa il business, voi no”.
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Una sfida per la Corte Suprema
La Casa Bianca ha già annunciato l’intenzione di presentare ricorso, il che apre la strada a un confronto ad altissimo livello: la Corte Suprema potrebbe diventare il teatro finale della contesa tra potere esecutivo e giudiziario sulla gestione delle leve commerciali. Secondo il costituzionalista Neal Katyal, intervistato dalla CNN, “questa causa sarà un banco di prova fondamentale per ridefinire i limiti del presidenzialismo moderno”.
Il procuratore generale, Ken Paxton, ha già confermato che il Dipartimento di Giustizia sta lavorando all’istanza d’appello: “Useremo ogni strumento disponibile per difendere il diritto del presidente a proteggere il nostro Paese da minacce esterne”.
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Una battaglia globale, una posta altissima
Al di là del merito giuridico, la decisione della Corte ha enormi implicazioni geopolitiche. Se confermata, limiterebbe di fatto la capacità futura degli Stati Uniti di usare i dazi come leva strategica. A trarne beneficio potrebbero essere tanto l’Unione Europea – già sotto minaccia di nuove tariffe sulle auto – quanto la Cina, che vede in questa frattura interna americana un’occasione d’oro.
“Gli Stati Uniti stanno mostrando al mondo quanto siano divisi e imprevedibili”, ha commentato il Global Times, quotidiano vicino al Partito comunista cinese, in un editoriale. “Chi si fida ancora del loro sistema?”

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