• Tutto con Bancomat. Scambi denaro, giochi ti premi.
  • Esprinet molto più di un distributore di tecnologia

Trump nei sondaggi: l’erosione passa dagli indipendenti. I dati

- di: Vittorio Massi
 
Trump nei sondaggi: l’erosione passa dagli indipendenti. I dati

Il consenso resta inchiodato attorno al 40%, che per un presidente dopo un anno di mandato è storicamente bassa. Ma la partita vera è nel mezzo: tra indipendenti e moderati l’effetto “forza” si è sgonfiato, l’economia non perdona e persino la Groenlandia diventa un boomerang.

Se apri i sondaggi degli ultimi giorni cercando “il colpo di scena”, non lo trovi. Se invece cerchi la notizia vera, sì: Donald Trump non sta cadendo dal burrone, ma sta scivolando sul ghiaccio. E il ghiaccio è fatto di una miscela precisa: costo della vita, percezione di eccesso nelle politiche interne (ICE) e un’opinione pubblica sempre più allergica a operazioni estere percepite come teatrali o rischiose. Il risultato è una fotografia stabile solo in superficie: sotto, il gradimento mostra usura progressiva.

I numeri “headline” sono coerenti tra istituti e, proprio per questo, non lasciano scampo all’interpretazione: approvazione inchiodata in area 40–42%, disapprovazione stabilmente sopra il 55%. In pochi giorni, diverse rilevazioni nazionali hanno collocato Trump nello stesso corridoio: CBS/YouGov al 41%, AP–NORC al 40%, The Economist/YouGov al 40%, Reuters/Ipsos al 42%, Marist al 38%. Cambiano i decimali, non la storia.

C’è poi un dettaglio che pesa più della percentuale: l’intensità. In molti sondaggi, chi disapprova lo fa con un’intensità superiore a chi approva. Traduzione: il fronte contrario è più “carico”, più pronto a reagire e a mobilitarsi. È un problema serio per la Casa Bianca, perché l’agenda politica non vive solo di consensi, ma di energia.

Fin qui la cornice. Ora la sostanza: la chiave è negli indipendenti. È lì che si decide se la stabilità è “tenuta” o “logoramento”. E, nei dati disponibili, la direzione è chiara: tra gli indipendenti Trump è debole, spesso nettamente minoritario, e soprattutto non mostra quel riflesso di recupero che di solito arriva quando un presidente monopolizza l’agenda.

L’indicazione più concreta arriva dai dettagli dei sondaggi che spezzano il campione per appartenenza politica. In particolare, nelle tabelle di AP–NORC gli indipendenti risultano un gruppo in cui l’approvazione è significativamente più bassa rispetto ai repubblicani e incapace di compensare la disapprovazione. Qui non serve neanche cercare un “crollo”: basta leggere il segnale politico. Se gli indipendenti non ti seguono, l’approvazione complessiva resta compressa.

Ed è proprio questo che spiega il paradosso del momento: Trump domina il ciclo delle notizie, ma il gradimento non si muove in modo premiato. È una presidenza ipervisibile con consenso sottile. Per la homepage, questa è la riga che conta: non “Trump sale” o “Trump scende”, ma Trump resta bloccato perché perde trazione nel mezzo.

Il termometro più pulito di questa dinamica è il “saldo netto” (approva meno disapprova). I tracker e le serie aggiornate mostrano un net approval stabilmente negativo e, anche quando si intravede una pausa nel peggioramento, non c’è ancora un’inversione robusta. In pratica: la disapprovazione resta più grande e più stabile dell’approvazione. Ed è esattamente la configurazione tipica di un presidente che vive di base, non di allargamento.

Poi c’è l’elefante in cucina: l’economia. Qui la politica americana è brutale e banale insieme: puoi vincere dieci notiziari, ma se la gente sente di pagare troppo, ti presenta il conto. Nei sondaggi recenti, l’area più tossica per Trump resta l’inflazione e, più in generale, il costo della vita. Non è un tema astratto: è il tema che taglia trasversalmente repubblicani morbidi, indipendenti, moderati suburbani. E quando un tema taglia trasversalmente, diventa un freno strutturale.

Questo spiega perché i sondaggi sull’economia non sono “un capitolo” ma il motore nascosto dell’intero giudizio presidenziale. Se l’elettore indipendente pensa che la situazione economica non migliori per la sua famiglia, non concede credito nemmeno sugli altri dossier. È un meccanismo semplice: se il portafoglio non ringrazia, il presidente non incassa.

L’immigrazione è l’altro pilastro. Storicamente, per Trump è stata la “cassaforte” narrativa. Ma gli ultimi giorni mostrano la crepa: il tema regge solo finché resta “ordine”. Quando diventa “eccesso”, la cassaforte si trasforma in una porta girevole. Il caso ICE e la percezione pubblica di una linea troppo dura o troppo militarizzata hanno spinto una parte dell’opinione pubblica — e in particolare molti indipendenti — verso la disapprovazione.

Ed è qui che un commento sintetizza il rischio politico: “quando la forza appare sproporzionata, anche una parte dell’elettorato favorevole inizia a prendere le distanze”. In chiave homepage, significa una cosa: Trump perde il monopolio del “law and order” quando la cronaca lo trasforma in “overreach”.

La politica estera, nel frattempo, non funziona da paracadute. I sondaggi e le letture recenti raccontano una cautela profonda verso avventure prolungate, controllo di risorse altrui, gestione diretta di altri Paesi. È un sentimento che attraversa l’opinione pubblica e che, tra gli indipendenti, è spesso ancora più marcato: meno ideologia, più allergia al rischio e ai costi.

Dentro questo schema si inserisce il dossier più “simbolico” e, proprio per questo, più rivelatore: Groenlandia. Quando torna nel dibattito l’idea di un’acquisizione o di una pressione forte su un territorio strategico, l’opinione pubblica non si entusiasma: tende a irrigidirsi. Le misurazioni disponibili indicano che il sostegno è minoritario e che prevalgono scetticismo e contrarietà, soprattutto quando l’ipotesi viene percepita come forzatura o dimostrazione di muscoli.

Politicamente, la Groenlandia diventa un test perfetto perché parla agli indipendenti nel loro linguaggio: utilità contro spettacolo. Se il cittadino moderato pensa “non mi abbassi i prezzi, però mi parli di Groenlandia”, la reazione non è entusiasmo: è irritazione. È uno di quei casi in cui la politica estera non solo non aiuta, ma rischia di accentuare la percezione di distacco dalle priorità quotidiane.

Ecco quindi il quadro, senza infiocchettarlo: Trump mantiene la base, ma perde elasticità. La stabilità dei numeri complessivi non è “tenuta”, è compressione. La base lo difende, l’opposizione lo respinge, e in mezzo gli indipendenti — che non sono una tribù, ma una somma di elettori pragmatici e spesso moderati — non gli stanno concedendo quel margine necessario per trasformare l’agenda in consenso.

La conclusione è tagliente e semplice: sì, il gradimento di Donald Trump è in calo, ma non con un tonfo. È un calo che passa da chi non tifa: dagli indipendenti. È una discesa lenta fatta di “non mi convince”, “non mi migliora la vita”, “sta esagerando”. E quando il calo passa dagli elettori senza bandiera, è quello che pesa di più. Perché non serve convertirli: basta che smettano di concedere il beneficio del dubbio. 

Notizie dello stesso argomento
Trovati 46 record
Pagina
3
18/01/2026
Trump usa i dazi per la Groenlandia: l’Europa risponde unita
Tariffe del 10% dal 1° febbraio e minaccia di escalation al 25%: la Groenlandia al centro ...
16/01/2026
Trump e pace, Meloni in Asia e tensioni su Kiev: la giornata diplomatica sotto esame
È un'agenda densa di sviluppi sulla scena internazionale e nazionale
16/01/2026
GB, Jenrick molla i Tory: Farage incassa il colpo dell’anno
Nel Regno Unito esplode lo scontro a destra: Kemi Badenoch silura Robert Jenrick dal gover...
16/01/2026
Trump e la Groenlandia: la strategia per umiliare l’Europa
Dalla Groenlandia alla Nato: Donald Trump rilancia la strategia del divide et impera per i...
16/01/2026
La “Nato islamica” prende forma: Riyadh e Islamabad tirano Ankara
Accordo di difesa tra Arabia Saudita e Pakistan, con la Turchia in trattativa: cosa c’è di...
16/01/2026
Golfo in allerta: Riad frena l’escalation e prova a fare da ponte
Arabia Saudita e Paesi del Golfo scelgono cautela e diplomazia per evitare una guerra tra ...
Trovati 46 record
Pagina
3
  • Con Bancomat, scambi denaro, giochi e ti premi.
  • Punto di contatto tra produttori, rivenditori & fruitori di tecnologia