È un'agenda densa di sviluppi sulla scena internazionale e nazionale: dal nuovo “Consiglio di Pace per Gaza” annunciato da Donald Trump, al simbolico Nobel della pace consegnato da Trump e pace, Meloni in Asia e tensioni su Kiev: la giornata diplomatica sotto esame al presidente Usa; dal vertice di Giorgia Meloni in Giappone all’allargarsi delle tensioni politiche italiane sugli aiuti all’Ucraina e alla sicurezza interna. Questi fatti, pur provenendo da teatri diversi, si incrociano in un quadro globale che rimette al centro ruolo, alleanze e narrative di leadership.
Trump e pace, Meloni in Asia e tensioni su Kiev: la giornata diplomatica sotto esame
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato la formazione del nuovo “Consiglio di Pace per Gaza”, un organismo internazionale che dovrà lavorare sul percorso di stabilizzazione nella Striscia dopo anni di conflitto. Trump ha scelto personalmente i membri del Consiglio, che dovrebbe essere costituito da 12 personalità di spicco, tra i principali leader europei e che verranno annunciati al Forum economico di Davos nei prossimi giorni.
L’iniziativa rientra nella cosiddetta “fase due” di un piano più ampio promosso dagli Usa per favorire soluzioni diplomatiche in Medio Oriente, confermando l’intento di Washington di riprendere un ruolo di mediazione diretta nelle crisi regionali.
Simbolo di pace o gesto politico? Il Nobel consegnato a Trump
Nella cornice della Casa Bianca, la leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado, vincitrice del Premio Nobel per la Pace 2025, ha incontrato Trump e gli ha simbolicamente consegnato la medaglia del Nobel, ringraziandolo per il suo “impegno nella difesa della libertà in Venezuela”. Trump ha definito il gesto “un onore” e ha espresso ammirazione per Machado.
Va però ricordato che, secondo le regole statutarie del Nobel, il titolo non è trasferibile o condivisibile, anche se l’oggetto può essere simbolicamente ceduto: il riconoscimento resta, di fatto, della sola Machado.
La dinamica ha alimentato dibattito internazionale e critiche: per alcuni analisti si tratta di un tentativo di ridefinire narrative di pace e di leadership, per altri di un gesto con forti valenze politiche in un momento di tensioni sul dossier venezuelano e geopolitico.
Meloni a Tokyo: cooperazione, sicurezza e partenariato tecnologico
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è in Giappone per un vertice con la premier nipponica Sanae Takaichi, in un momento simbolico per i 160 anni di relazioni diplomatiche tra Roma e Tokyo. L’incontro bilaterale ha ribadito impegni comuni per la pace e la sicurezza globale, con una visione condivisa su priorità geopolitiche che includono l’Ucraina, il Medio Oriente, e la stabilità nell’Indo-Pacifico, oltre alla volontà di rafforzare il partenariato strategico in settori tecnologici avanzati.
Meloni e Takaichi hanno parlato di cooperazione in ambiti che spaziano dalla difesa alla tecnologia, dall’intelligenza artificiale alla robotica, e del valore di un ordine internazionale basato sulle regole e sul diritto.
Italia, tensioni sulla maggioranza e aiuti all’Ucraina
Nel frattempo in Italia, emergono tensioni all’interno della maggioranza sulla linea da tenere riguardo agli aiuti militari e alla sicurezza. Una risoluzione parlamentare sugli aiuti a Kiev ha ottenuto il via libera nei due rami del Parlamento, ma con membri della Lega che hanno votato contro o si sono astenuti, lamentando l’assenza della parola “militari” tra gli impegni formali. Il ministro della Difesa ha difeso la posizione di sostegno, dichiarandosi “fiero” degli aiuti a Kiev, mentre la Lega rilancia sulla presenza di militari sul territorio come priorità di sicurezza interna.
Rapporti con Mosca, Putin e Tajani
Sul fronte internazionale, il presidente russo Vladimir Putin ha detto che i rapporti con l’Italia “lasciano molto a desiderare” ma che Mosca è pronta a ripristinare le relazioni, in un contesto segnato dalle conseguenze dell’invasione dell’Ucraina. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha risposto sottolineando che la Russia ha sbagliato l’invasione, ma che “non siamo in guerra con il popolo russo”, evidenziando la volontà di mantenere canali diplomatici aperti anche in un clima di frizioni profonde.
In un’epoca di equilibri internazionali fluidi, l’intreccio tra iniziative di pace, riconoscimenti simbolici e dinamiche diplomatiche riflette non solo la complessità dei rapporti tra grandi potenze, ma anche l’importanza delle narrative pubbliche e dei simboli nel definire percezioni e alleanze nel 2026.