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Aumento sigarette, stangata graduale: fino a 30 centesimi a pacchetto

- di: Jole Rosati
 
Aumento sigarette, stangata graduale: fino a 30 centesimi a pacchetto
La manovra accende i prezzi delle “bionde”: più gettito per lo Stato, polemiche e salute al centro.

Sigarette più care da subito, e il messaggio è chiarissimo: la stagione dei rincari è solo all’inizio. Con l’entrata in vigore delle nuove misure fiscali previste dall’ultima manovra economica, i fumatori italiani si trovano davanti al primo scatto dei prezzi, destinato a ripetersi in modo progressivo fino al 2028. Una scelta che pesa sul portafoglio ma che, nelle intenzioni del governo, dovrebbe anche scoraggiare il consumo di un prodotto che continua a rappresentare un grave problema sanitario e ambientale.

Da oggi i listini iniziano a salire concretamente. Per alcune delle marche più vendute, l’aumento è immediato e visibile: fino a 30 centesimi in più a pacchetto. Le sigarette più diffuse arrivano così a sfiorare e in alcuni casi superare soglie di prezzo che fino a pochi anni fa sembravano lontane. Un adeguamento che verrà completato nei prossimi giorni con l’aggiornamento ufficiale dei listini da parte dei Monopoli, esteso progressivamente a tutte le altre marche in commercio.

Il tabacco resta comunque una colonna portante delle entrate pubbliche. Ogni anno garantisce allo Stato circa 15 miliardi di euro, una cifra che spiega perché, nonostante le campagne antifumo e le raccomandazioni sanitarie, il settore continui a essere centrale nelle strategie fiscali. Con il nuovo meccanismo di accise, dal 2026 è previsto oltre un miliardo di euro aggiuntivo, con circa 900 milioni di maggior gettito già nel primo anno. Numeri che fanno gola all’erario e che contribuiscono a finanziare altre voci di spesa pubblica.

La stretta non riguarda soltanto le sigarette tradizionali. Salirà anche il prezzo dei sigari e del tabacco trinciato, prodotti molto diffusi soprattutto tra i consumatori abituali. Restano invece esclusi, almeno in questa fase, i dispositivi a tabacco riscaldato, un segmento in rapida crescita che sta attirando investimenti sempre più consistenti da parte delle multinazionali. Una distinzione che alimenta il dibattito, perché questi prodotti vengono spesso presentati come alternative “meno dannose”, pur restando al centro di valutazioni scientifiche ancora controverse.

L’aumento che entra in vigore ora è inferiore rispetto alle ipotesi iniziali circolate durante il confronto politico sulla manovra. Ma il tema è tutt’altro che chiuso. Da tempo, infatti, il mondo medico e scientifico chiede interventi molto più incisivi. Le principali associazioni oncologiche propongono da anni un rincaro fino a 5 euro a pacchetto, sostenendo che solo un aumento drastico possa compensare davvero il costo sociale del fumo, in termini di cure, ospedalizzazioni e perdita di produttività.

Il fronte ambientalista e sanitario spinge addirittura oltre. Secondo i medici ambientali, il fumo non è solo una questione di salute individuale ma anche di impatto sull’ambiente: mozziconi abbandonati, filtri in plastica e inquinamento diffuso. Il presidente della Sima, Alessandro Miani, sottolinea come il dibattito dovrebbe essere più ampio: “Se si decide di aumentare le tasse su beni dannosi, bisogna adottare un approccio complessivo che includa tutti i prodotti potenzialmente nocivi”. Un riferimento esplicito alla cosiddetta sin tax, già applicata con successo in molti Paesi.

“In diverse realtà europee e internazionali – spiega ancora Miani – la tassazione su superalcolici e bevande zuccherate ha portato a una riduzione dei consumi e a un aumento delle risorse pubbliche destinate a coprire i costi sanitari”. Un modello che, secondo i sostenitori, potrebbe essere replicato anche in Italia con effetti positivi sia per i conti pubblici sia per la salute collettiva.

Lo scenario, inoltre, non è solo nazionale. A livello comunitario si discute da tempo della possibilità di una direttiva europea che imponga ai Paesi membri un rialzo più deciso e coordinato delle accise sul tabacco. L’obiettivo sarebbe duplice: evitare forti differenze di prezzo tra Stati e rafforzare le politiche di prevenzione, rendendo il fumo meno accessibile soprattutto ai più giovani.

I dettagli tecnici della manovra sono stati analizzati anche dalle associazioni dei consumatori. Secondo Assoutenti, l’accisa minima sulle sigarette passerà da 29,50 euro per mille sigarette nel 2025 a 32 euro nel 2026, per poi salire a 35,50 euro nel 2027 e arrivare a 38,50 euro nel 2028. Incrementi progressivi sono previsti anche per i sigaretti, con l’importo minimo che aumenterà anno dopo anno, e per il tabacco trinciato, con ritocchi significativi al chilo.

Il presidente Gabriele Melluso riassume così l’impatto complessivo delle misure: “Le stime indicano che l’aumento dei prezzi al pubblico di sigarette e tabacco garantirà un maggiore gettito pari a circa 1,47 miliardi di euro nel triennio”. Una cifra importante, che però non spegne le polemiche. Da una parte c’è chi vede nei rincari uno strumento di prevenzione, dall’altra chi teme un peso eccessivo sui consumatori e un possibile aumento del contrabbando.

Il risultato è un equilibrio delicato tra esigenze fiscali, tutela della salute e dinamiche di mercato. Le sigarette costano di più, e costeranno ancora di più nei prossimi anni. La domanda, ora, è se questa strategia riuscirà davvero a ridurre il numero dei fumatori o se finirà solo per riempire le casse dello Stato, lasciando irrisolto uno dei problemi più radicati della società contemporanea. 

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