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Ue, intesa sul nuovo quadro europeo per le insolvenze: più trasparenza, più valore recuperato

- di: Anna Montanari
 
Ue, intesa sul nuovo quadro europeo per le insolvenze: più trasparenza, più valore recuperato

I negoziatori del Consiglio Ue e del Parlamento europeo hanno raggiunto nella notte un accordo provvisorio sulla nuova direttiva sull’insolvenza, un tassello decisivo nella costruzione di un mercato unico più trasparente e competitivo. L’obiettivo politico dichiarato dal Consiglio è chiaro: avvicinare le normative nazionali rendendo l’Unione più attrattiva per gli investitori transfrontalieri, che oggi si trovano a valutare fino a 27 regimi diversi quando devono effettuare un investimento in un altro Paese membro. Dopo l’approvazione formale da parte dell’Eurocamera e del Consiglio, gli Stati membri avranno due anni e nove mesi per recepire il testo.

Ue, intesa sul nuovo quadro europeo per le insolvenze: più trasparenza, più valore recuperato

La direttiva introduce standard minimi armonizzati che gli Stati dovranno applicare per impedire che i debitori, attraverso operazioni prefallimentari, riducano il valore recuperabile dai creditori. Le cosiddette azioni revocatorie, che contestano le operazioni effettuate prima dell’apertura della procedura, diventano così uno strumento con regole più omogenee per proteggere l’attivo fallimentare e contrastare trasferimenti illegittimi.

Accesso ai registri bancari: più strumenti per i curatori
Per massimizzare il valore recuperabile, il Consiglio e il Parlamento chiedono agli Stati di designare tribunali o autorità amministrative che possano consentire ai curatori l’accesso ai registri centralizzati dei conti bancari nazionali e a quelli degli altri Stati membri tramite il sistema di interconnessione Baris. A questi si aggiungono l’accesso ai registri di titolarità effettiva e a una serie di banche dati nazionali, una misura che intende eliminare le asimmetrie informative tra curatori operanti in Paesi diversi.

Il “pre-pack” diventa disponibile in tutta l’Unione
Una delle novità più rilevanti è l’introduzione della procedura di pre-pack in tutti gli Stati membri. Si tratta di una vendita dell’azienda del debitore preparata e negoziata prima dell’apertura formale della procedura d’insolvenza, così da poter essere eseguita immediatamente dopo l’avvio della liquidazione. Il Consiglio sottolinea che questo strumento consente di preservare valore, continuità operativa e occupazione.
I contratti essenziali per la continuazione dell’attività saranno trasferibili automaticamente all’acquirente, senza il consenso delle controparti contrattuali; tuttavia, la direttiva introduce garanzie a tutela della libertà contrattuale, e specifica che i diritti individuali e collettivi dei lavoratori — garantiti dal diritto nazionale e dell’Unione — non saranno compromessi.

Nuovi obblighi per gli amministratori: tre mesi per dichiarare l’insolvenza
Il testo armonizza anche le norme sull’obbligo degli amministratori di presentare tempestivamente domanda di apertura della procedura. Essi dovranno farlo entro tre mesi dal momento in cui diventano consapevoli delle difficoltà finanziarie dell’impresa.
La direttiva lascia un margine di flessibilità: uno Stato membro potrà sospendere l’obbligo se l’amministratore intraprende misure alternative in grado di tutelare i creditori in modo equivalente. L’intento è evitare che la dichiarazione tardiva aggravi le perdite e riduca ciò che può essere recuperato.

Comitati dei creditori: maggiore partecipazione e distribuzione più equa
La direttiva prevede inoltre l’istituzione — in determinate circostanze — di comitati dei creditori in ogni Stato membro, armonizzandone composizione, funzioni e responsabilità. Il comitato può migliorare la prevedibilità della distribuzione dell’attivo e garantire la partecipazione di creditori che, per limiti di risorse o distanza geografica, rischierebbero di restare esclusi. Gli Stati potranno limitare questa previsione alle imprese di dimensioni maggiori, mantenendo un approccio proporzionato.

Un quadro più leggibile per gli investimenti transfrontalieri
Per ridurre le barriere agli investimenti, ogni Stato membro dovrà predisporre una scheda informativa con le principali caratteristiche del proprio diritto interno in materia d’insolvenza. Si tratta di una misura apparentemente tecnica, ma cruciale per chi deve operare oltre frontiera, dato che consente di confrontare rapidamente differenze procedurali, tempistiche e obblighi.

Verso una maggiore prevedibilità del valore recuperato
Il senso complessivo dell’intesa è quello di costruire un quadro che renda più efficiente, trasparente e prevedibile il processo di recupero dei valori in caso di insolvenza. Nel sistema attuale, le differenze tra ordinamenti possono tradursi in perdite significative per i creditori e in costi aggiuntivi per gli investitori. Con la direttiva, l’Ue punta a ridurre queste frizioni e a rafforzare la fiducia nel mercato unico, promuovendo al tempo stesso una cultura della prevenzione, della tempestività e della responsabilità nelle crisi d’impresa.

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