UniCredit, tra l'incudine della condanna Ue e il martello del governo

- di: Redazione
 
Basterà la ''ferma risposta'' di UniCredit all'Ue per cancellare tutti gli interrogativi scatenati dalla decisione dei tribunali dell'Unione europea di sanzionare, pesantemente (perché le multe sono elevate), alcune banche accusate di avere costituito un cartello nel mercato delle obbligazioni?
Come italiani ed a nome degli azionisti e clienti di UniCredit, sempre più straniti dalle notizie non sempre rassicuranti che, ormai a cadenza ravvicinata, arrivano dall'Istituto, dobbiamo sperare di sì, anche se tutto lascia pensare al contrario.

Alla notizia della decisione dei giudici europei, UniCredit ha reagito con una semplice nota in cui si afferma che l'Istituto, preso atto della decisione della Commissione Europea, "contesta con forza la decisione'' e sostiene che la stessa decisione ''non dimostri alcun comportamento scorretto da parte di UniCredit''.
Da qui l'annuncio che UniCredit ''proporrà appello presso le corti europee''.

Insomma, davanti ad una bordata del genere (che non comporta solo conseguenze economiche, ma anche di immagine, peraltro abbastanza appannata), UniCredit risponde con una noticina che sembra volere prendere tempo in attesa che il pool di avvocati e analisti - che sicuramente sono già all'opera - dica la sua, magari indicando le possibili crepe del dispositivo di condanna elaborato dai giudici europei.
In attesa di capire come si svilupperà la strategia difensiva di UniCredit è forse il caso di riflettere, e parecchio, sulla dichiarazione con cui la vicepresidente della Commissione, Margrethe Vestager, ha commentato la vicenda: "È inaccettabile che nel bel mezzo della crisi finanziaria, quando molti istituti finanziari hanno dovuto essere salvati con finanziamenti pubblici, queste banche fossero colluse a spese degli stati membri''.
Più che parole, veri e propri schiaffi agli istituti coinvolti.

Che, oltre a UniCredit (la multa è di 69 milioni di euro), sono Nomura (130 milioni) e Ubs (172 milioni), con Bank of America, Natixis, RBS (oggi NatWest) e WestLB (oggi Portigon).
Ma per NatWest non c'è stata alcuna multa perché ha rivelato la condotta illecita alla Commissione europea. Sono uscite indenni, da un punto di vista delle sanzioni, anche Bank of America e Natixis (per sopravvenuta prescrizione) e WestLB (per non avere generato fatturato netto nel periodo opreso in esame).
Comunque, almeno per l'Ue, una bella compagnia che tra il 2007 ed il 2011 avrebbero messo su un cartello con una condotta che ha spaziato per l'intero scenario economico europeo. A tirare le file del ''giochetto'' sarebbero stati dei trader che, agendo di concerto, agivano nel settore dei titoli di Stato.

La condotta meritevole d'essere sanzionata avrebbe riguardato questi trader che, servendosi di chat, si scambiavano informazioni sensibili e anticipazioni sulle linee di comportamento che avrebbero seguito nelle aste. Ma, siccome - si potrebbe dire - al peggio (per UniCredit) non c'è fine, ieri ha fatto notizia (avendo immediati effetti a Piazza Affari, per quanto riguarda le contrattazioni per il settore bancario) la notizia che, nella bozza del decreto Sostegni bis, è stato modificato il quadro normativo, rendendolo meno incoraggiante in materia di fusioni. Il punto dolente (per UniCredit, visto l'apparente forte interesse mostrato verso Banco Bpm) è che, tradendo le attese dell'ambiente, nella nuova bozza non c'è l'innalzamento al 3% del tetto delle Dta trasformabili in credito d'imposta in caso di fusioni (nella precedente versione era del 2%).
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