CEN: l’economia circolare europea non decolla. Bene l’Italia, ma c’è ancora tanto da fare

- di: Barbara Leone
 
L’economia circolare non può più aspettare. Molte materie prime mancano e, quando si trovano, i prezzi vanno alle stelle. Le responsabilità sono varie: l’aumento della domanda, che è crescente; la crisi climatica, che diminuisce la capacità degli ecosistemi di offrire risorse e aumenta alcuni bisogni; la pandemia, che ha imposto una lunga battuta d’arresto all’economia globale; il conflitto in Ucraina, che ha esasperato la fragilità energetica dell’Europa. La soluzione esiste e si chiama economia circolare. Ma ancora non decolla. Ecco cosa emerge dal quarto  Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia 2022 realizzato dal Cen (Circular economy network), la rete promossa dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile assieme a un gruppo di aziende e associazioni di impresa, in collaborazione con Enea. Il Rapporto è stato presentato a Roma dal presidente Cen Edo Ronchi e dal direttore del Dipartimento sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali Enea Roberto Morabito. Presenti, tra gli altri, il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Andrea Orlando e Paola Migliorini, vice capo unità economia circolare, Dg Ambiente, Commissione europea. Il Rapporto ha monitorato l’andamento dell’economia circolare attraverso l’innovativa applicazione di indicatori basati sulla Carta di Bellagio, un sistema di monitoraggio europeo dell’economia circolare. Tale misurazione contribuisce agli obiettivi del Nuovo piano d’azione europeo per l’economia circolare che richiede precise valutazioni degli avanzamenti della circular economy.

I dati globali presentati alla conferenza (patrocinata dal Ministero della Transizione ecologica e dalla Commissione europea) parlano chiaro: tra il 2018 e il 2020 il tasso di circolarità è sceso dal 9,1% all’8,6%. Negli ultimi cinque anni i consumi sono cresciuti di oltre l’8% (superando i 100 miliardi di tonnellate di materia prima utilizzata in un anno), a fronte di un incremento del riutilizzo di appena il 3% (da 8,4 a 8,65 miliardi di tonnellate). In pratica, sprechiamo ancora una gran parte dei materiali estratti dagli ecosistemi. E abbiamo invertito la rotta. Anche l’Italia non ha centrato l’obiettivo del disaccoppiamento tra crescita economica e uso delle risorse. Ciò significa che Pil e consumo di materiali viaggiano in parallelo: la ripresa del 2021 mostra come i due valori si stiano riportando sugli stessi livelli precedenti alla pandemia.  “La crisi climatica e gli eventi drammatici degli ultimi due anni - ha dichiarato Edo Ronchi -, con l’impennata dei prezzi di molte materie prime, dimostrano che il tempo dell’attesa è finito. È arrivato il momento di far decollare senza ulteriori incertezze le politiche europee a sostegno dell’economia circolare. Le nostre economie sono fragili perché per aspetti strategici dipendono da materie prime localizzate in larga parte in un ristretto gruppo di Paesi. È un nodo che rischia non solo di soffocare la ripresa ma di destabilizzare l’intera economia con una spirale inflattiva. Ed è qui che l’economia circolare può fare la differenza trovando all’interno del Paese le risorse che è sempre più costoso importare. L’obiettivo che l’Italia si deve porre - conclude Ronchi - è raggiungere il disaccoppiamento tra crescita e consumo di risorse”.

Presentato il IV Rapporto nazionale sull’economia circolare

Eppure l’Italia è uno dei Paesi che “tiene”: nel quadro delle prime cinque economie europee si posiziona al primo posto per gli indicatori più importanti di circolarità, assieme alla Francia. Nel 2020, infatti, il tasso di utilizzo di materia proveniente da riciclo in Ue è stato del 12,8%. Mentre da noi è arrivato al 21,6%. L’indicatore misura quanto la materia riciclata risponda alla domanda di materia. In generale, le nostre risorse sono produttive il 60% in più del resto d’Europa. Nel corso del 2020, infatti, in Europa sono stati generati 2,1 euro di Pil per ogni kg di risorse consumate. In Italia, a parità di potere d’acquisto, il dato sale a 3,5 euro. Anche la percentuale del riciclo di rifiuti è la più alta d’Europa, sfiorando il 68%. Questo riguarda sia i rifiuti industriali (75%) che quelli urbani (54,4%). Bene anche la media di rifiuti in discarica, per i quali siamo terzi dopo Germania e Francia, al di sotto della media del 22,8% del resto d’Europa. Se svolgiamo un buon lavoro per quanto riguarda economia circolare e rifiuti, abbiamo qualche difficoltà in altri ambiti. Innanzitutto nel consumo di suolo. Nel 2018 nella Ue a 27 Paesi risultava coperto da superficie artificiale il 4,2% del territorio. La Polonia era al 3,6%, la Spagna al 3,7%, la Francia al 5,6%, l’Italia al 7,1%, la Germania al 7,6 %. Anche per l’ecoinnovazione siamo agli ultimi posti: nel 2021 dal punto di vista degli investimenti in questo settore l’Italia appare al 13° posto nella Ue con un indice di 79. La Germania è a 154. Infine la riparazione dei beni: in Italia nel 2019 oltre 23.000 aziende lavoravano alla riparazione di beni elettronici e di altri beni personali (vestiario, calzature, orologi, gioielli, mobilia, ecc.). Siamo dietro alla Francia (oltre 33.700 imprese) e alla Spagna (poco più di 28.300). In questo settore abbiamo perso quasi 5.000 aziende (circa il 20%) rispetto al 2010. Facendo le somme risulta che l’Italia e la Francia sono i Paesi che fanno registrare le migliori performance di circolarità, totalizzando 19 punti ciascuno. In seconda posizione, staccata di tre punti, si attesta la Spagna con 16 punti. Decisamente più contenuto è l’indice di performance di circolarità della Polonia e della Germania che ottengono, rispettivamente 12 e 11 punti.

Insomma bene, ma possiamo fare meglio. Secondo il Direttore del Dipartimento sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali Enea Roberto Morabito a far la differenza sarà la simbiosi industriale, ovvero la capacità cioè di trasformare i prodotti di scarto di un’industria in risorse per un’altra. “La simbiosi industriale - dice Morabito - è uno degli strumenti più potenti che possiamo utilizzare a supporto della transizione circolare dei nostri sistemi produttivi con grandi vantaggi ambientali, economici e sociali. Come avviene in altri Paesi, sarebbe quanto mai opportuno che anche l’Italia si dotasse di un Programma nazionale per la simbiosi industriale per massimizzarne le potenzialità e assicurare tracciabilità e contabilità delle risorse scambiate. Il potenziale vantaggio economico per lo scambio di risorse in Europa è stimato tra i 7 e i 13 miliardi di euro, a cui aggiungere oltre 70 miliardi per costi di discarica evitati. Enea dal 2010 ha sviluppato una Piattaforma e una metodologia di lavoro che hanno permesso di realizzare progetti con oltre 240 aziende e individuare circa 2mila potenziali trasferimenti di risorse tra loro”.
Il Magazine
Italia Informa n° 4 - Luglio/Agosto 2022
Iscriviti alla Newsletter
 
Tutti gli Articoli
Cerca gli articoli nel sito:
 
 
Vedi tutti gli articoli