Meloni si sta prendendo il centrodestra

- di: Diego Minuti
 
Guai se il cinismo non fosse una componente importante della politica perché è solo grazie ad esso che molte scelte vengono prese, anche se il cuore o la la passione spingerebbero verso altre direzioni. Di cinismo, in questo momento, ha enormi disponibilità Giorgia Meloni perché, pur senza fare null'altro che il ''compitino'' di forza d'opposizione, si sta vedendo offrire sul classico piatto d'argento, da quelli che un tempo erano i suoi alleati, la leadership del centrodestra. Un regalo non richiesto, ma certamente gradito.

La guida di Fratelli d'Italia sta godendo in questo periodo di una grande fortuna, che non le è capitata per caso, perché è anche conseguenza di una linearità che altri non hanno più, avendola persa per strada. 

Riflettiamo su Matteo Salvini. Un partito degno di universale considerazione, davanti alle iniziative estemporanee del segretario in materia di politica estera, avrebbe già cominciato una revisione dei rapporti interni, in questo modo definendo una resa dei conti verso cui il Salvini ''statista internazionale'' sta spingendo. L'improvvida iniziativa legata ad un viaggio a Mosca - anche se con finalità reali non chiare, al di là dello sbandierato spirito di pace, condiviso nientemeno che con papa Francesco - è solo l'ultima perla di una serie di comportamenti irriguardosi del primato delle istituzioni rispetto ai partiti. Ovvero: mai e poi mai un segretario di partito (peraltro da sempre molto vicino, per non dire di più, a Putin ed alla sua concezione del mondo) avrebbe dovuto, per come ha fatto Salvini, tessere rapporti con un ambasciatore straniero all'insaputa di palazzo Chigi e con un mandato frutto di una  sopravvalutazione del proprio ruolo, che resta solo politico. Tutti sembrano oggi prendere le distanze da Salvini e lo ha fatto anche Giorgia Meloni che (messa per un istante da parte la gara per la supremazia nel centrodestra) non ha speso nemmeno tante parole per minimizzare, quasi ridicolizzandola, con con distacco, l'iniziativa del viaggio in Russia e quindi, per la transitiva, anche lo spessore politico del suo ''competitor'' alla guida dei moderati. 

Si potrebbe dire che, in una ipotetica corsa a chi per primo taglia il traguardo di 'statista dell'anno', Giorgia Meloni sopravanzerebbe Salvini, per dirla in termini ippici, di molte incollature. Tutto merito di Meloni? Forse non completamente, perché Salvini sembra volersi strangolare politicamente con le sue mani, avendo creato intorno a sé una cerchia di collaboratori e spin doctor che forse non lo stanno aiutando a conquistare quel Potere con la P maiuscola verso il quale, dal Papeete, lanciò la sua golden share. E se Salvini sta, involontariamente, spianando la strada a Meloni, che dire delle patetiche vicende di Forza Italia, ormai ad un passo dall'implosione, come naturale epilogo della guerra tra bande che si è da tempo scatenata per contendersi, con Berlusconi ancora in vita, il 'trono di spade' di Arcore? Se per qualcuno il sempre più frequente arrivo in Fratelli d'Italia di fuoriusciti dal partito personale di Berlusconi può essere strano, per capirne i motivi basta vedere dall'esterno cosa sta accadendo in Forza Italia e come, per converso, FdI dia l'immagine di un partito coeso e quindi affidabile. Ma certo non immune da qualche critica che gli viene mossa, come, ad esempio, la mancanza di una capacità progettuale che superi la fase dell'opposizione dura che sta portando avanti e che è riuscita a capitalizzare in termini di consenso. Forse a Fratelli d'Italia, per il definitivo salto di qualità, occorre una ultima e radicale pulizia per espellere dal suo corpo le scorie di un passato di estrema destra che, più volte stigmatizzato da Giorgia Meloni, torna a rimanifestarsi con comportamenti che sarebbe un errore esiziale definire come folklore. 

In ogni caso, Giorgia Meloni è riuscita - al netto delle ideologie - a dimostrarsi una alternativa rispetto ad una Lega che stenta a ritrovare le sue radici messe in pericolo dalla irrefrenabile quanto politicamente ambigua  ambizione di Salvini e una Forza Italia che appare un partito plastificato, con una guida incerta e che si illude di ritrovare la compattezza ripetendo all'infinito un copione fatto di battutacce da caserma e illusioni, un continuo percorrere gli stretti vialetti del Giardino delle Rimembranze. 
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