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L’Italia delle perdite: l’acqua se ne va, Acea tace

- di: Matteo Borrelli
 
L’Italia delle perdite: l’acqua se ne va, Acea tace

Reti colabrodo, sprechi miliardari e silenzi imbarazzanti: viaggio nell’emergenza idrica che nessuno vuole affrontare.

(Foto: la sede dell'Acea a Roma)
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Un Paese che perde acqua (e credibilità)
In Italia l'acqua potabile scorre a fiumi... ma non sempre arriva a destinazione. Ogni cento litri immessi nelle reti di distribuzione, più di quaranta si perdono prima di raggiungere i rubinetti. A dirlo è l’ultimo rapporto dell’ISTAT: nel 2022, la perdita idrica nazionale si è attestata al 42,4%, un dato che ci colloca nei bassifondi della classifica europea. In alcune province si superano punte del 70%, come a Enna o Latina, dove la dispersione è più la regola che l’eccezione.
L’effetto è duplice: da un lato un danno ambientale inaccettabile in piena crisi climatica, dall’altro un colossale spreco economico. Secondo le stime del Blue Book 2023 di Utilitalia, ogni punto percentuale di perdita equivale a decine di milioni di metri cubi d’acqua buttati e centinaia di milioni di euro evaporati.
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Roma: l’acquedotto che perde pezzi (e fiducia)
La Capitale, crocevia simbolico e reale del potere italiano, riflette questa debolezza strutturale. A Roma l'acqua arriva principalmente dall’acquedotto Peschiera-Capore, uno dei più estesi e antichi d’Europa. Serve circa l’80% del fabbisogno idrico della città, ma poggia su condotte realizzate negli anni '30 del Novecento, mai sostituite in modo sistemico.
Nel 2022, Acea Ato 2 – società del Gruppo Acea che gestisce il servizio idrico a Roma e in oltre cento comuni del Lazio – ha dichiarato di aver ridotto le perdite al 27%, partendo dal 34% registrato nel 2019. “Un miglioramento significativo”, si legge nelle note ufficiali pubblicate il 22 marzo 2023, in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua. Ma la realtà sul campo racconta altro: interi quartieri – da Monteverde a Trastevere, da San Lorenzo a Centocelle – continuano a lamentare interruzioni, cali di pressione, perdite non segnalate e allagamenti da condotte rotte.
Acea afferma di aver investito 400 milioni di euro in cinque anni per modernizzare la rete, attraverso un programma di distrettualizzazione e sensoristica digitale. Ma per i cittadini, il problema resta cronico. “Siamo stanchi di chiamare per segnalare perdite e ricevere solo risposte automatizzate”, denuncia Andrea Valeri, attivista del comitato civico Roma per l’acqua”: “È una lotta continua contro l’inerzia”.
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Acea, la comunicazione che non comunica
Acea ha lanciato diverse campagne informative negli ultimi anni – tra cui “Ogni goccia conta” – per sensibilizzare al risparmio idrico. Ma di fronte a perdite sistemiche, la richiesta di “chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti” suona come una beffa.
Non esistono canali diretti e strutturati per monitorare in tempo reale la trasparenza degli interventi, né un report pubblico aggiornato sulle segnalazioni ricevute e i tempi di riparazione. Le comunicazioni aziendali si concentrano spesso su bilanci, dividendi e corporate responsibility, mentre le criticità della rete idrica vengono trattate con eccessiva prudenza.
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435 milioni in arrivo, ma quanto ci mettono?
Nel dicembre 2023 la Banca Europea per gli Investimenti ha concesso un finanziamento da 435 milioni di euro ad Acea, destinato a rafforzare la resilienza e la qualità del servizio idrico nel Lazio. L’operazione prevede interventi su reti, impianti e infrastrutture digitali, ma al momento non sono ancora noti i cronoprogrammi né i target intermedi. L’annuncio è stato accolto con entusiasmo dalla stampa e con scetticismo dai comitati territoriali.
È un prestito, non un regalo – ha ricordato Chiara Caponi, portavoce del forum H2O Lazioe come ogni prestito dovrà essere restituito con gli interessi. I cittadini si aspettano che questi fondi non finiscano in consulenze e burocrazia, ma in ruspe e tubi nuovi”.
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Il grande paradosso del PNRR
Tra i grandi assenti nell’immediato miglioramento della rete c’è anche il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Solo una parte marginale dei fondi idrici previsti dal PNRR è stata effettivamente stanziata per combattere le perdite. In molte zone del Lazio, come nel Viterbese e nella provincia di Frosinone, si continuano a registrare carenze idriche e razionamenti. In estate, le autobotti diventano la norma, non l’eccezione.
Secondo Legambiente, che ha diffuso il dossier “Acque in rete” nel gennaio 2025, “gli investimenti pubblici pro capite in Italia nel settore idrico sono inferiori a 40 euro l’anno, contro una media europea di oltre 100”. Il confronto è impietoso, e l’effetto domino sul turismo, sull’agricoltura e sulla salute pubblica rischia di diventare esplosivo.
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E intanto si paga (caro)
Paradossalmente, mentre l’acqua si disperde, le bollette salgono. Secondo Cittadinanzattiva, nel 2024 il costo medio del servizio idrico in Italia ha raggiunto i 460 euro annui per una famiglia tipo. Nel Lazio, il prezzo è tra i più alti d’Italia, con punte di 580 euro a Roma. “Paghiamo per un servizio che arriva a singhiozzo – racconta Maria Grazia, residente a Cinecittà – e spesso siamo costretti a comprare l’acqua in bottiglia”.
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Una questione di responsabilità (e visione)
Il tema delle perdite idriche non è solo tecnico, ma profondamente politico. È il sintomo di una classe dirigente incapace di affrontare le sfide strutturali del Paese, più attenta al consenso a breve termine che alla pianificazione a lungo termine. L’acqua, bene primario e diritto universale, è ancora gestita come una voce accessoria nei bilanci comunali e regionali.
“Finché continueremo a considerare l’acqua come un business e non come un diritto, ci ritroveremo con rubinetti asciutti e bollette salate”, ha dichiarato don Luigi Ciotti nel suo intervento alla Marcia per l’Acqua di Ostia.
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Serve una rivoluzione idrica
L’Italia ha bisogno urgente di una rivoluzione nella gestione del ciclo idrico: servono investimenti pubblici veri, digitalizzazione integrale delle reti, un’authority nazionale dotata di poteri reali e un sistema di monitoraggio partecipato. Senza una scossa, resteremo un Paese che perde non solo acqua, ma anche credibilità, tempo e opportunità.
E Acea, con il suo silenzio strategico e il ritardo negli interventi, rischia di diventare il simbolo di un’Italia che fa acqua da tutte le parti.


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