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Piccole banche sotto pressione: la Bce vuole meno NPL “anziani”

- di: Bruno Legni
 
Piccole banche sotto pressione: la Bce vuole meno NPL “anziani”
Bce, stretta sugli NPL delle piccole banche entro il 2028

Le nuove linee guida impongono alle regole più severe, alle banche medio‐piccole vigilate a livello nazionale, per i crediti deteriorati precedenti al 2019, ma con margini di flessibilità e un percorso verso la piena applicazione entro il 2028.

L’autorità bancaria europea alza il tiro: anche le Less Significant Institutions (LSI), le banche medio‐piccole vigilate a livello nazionale, saranno chiamate a ridurre con decisione l’esposizione ai crediti deteriorati di lunga data. Le nuove linee guida della Vigilanza puntano a standardizzare le regole fra gruppi grandi e piccoli, spingendo per accantonamenti più consistenti e una gestione più strutturata degli NPL “anziani”. Ecco cosa cambia, le reazioni, gli effetti attesi e le sfide sul campo.

Cosa cambia: linee guida Bce in pillole

  • Le LSI dovranno attenersi a standard di copertura simili a quelli in vigore per le banche più grandi, in particolare per i crediti deteriorati originati prima del 26 aprile 2019.
  • È previsto un periodo transitorio fino al 31 dicembre 2028, con avvio delle valutazioni dalla fotografia di fine 2025.
  • Le Autorità nazionali competenti potranno selezionare annualmente le banche da assoggettare pienamente, in base a profilo di rischio e ad altre circostanze rilevanti.
  • Saranno considerate la natura delle garanzie, la capacità operativa di recupero crediti e la liquidità del mercato per cessioni e ristrutturazioni.

Perché ora: il contesto e le motivazioni

La Vigilanza ritiene che questo sia il momento giusto per accelerare la riduzione degli NPL storici: utili robusti hanno aperto spazi per “pulire” i bilanci; lo scenario macroeconomico e geopolitico incerto impone cautele; l’Unione spinge verso standard comuni e trasparenza, riducendo le differenze fra significant e less significant.

Reazioni sul fronte italiano

Le banche piccole

Molte LSI italiane presentano ancora ratio di NPL più elevati rispetto alle medie europee. Per gli istituti minori il costo operativo di recupero, valutazione garanzie e gestione giudiziale pesa di più: le grandi banche hanno economie di scala e strutture dedicate.

Banca d’Italia e vigilanza nazionale

Via Nazionale ha chiarito che le nuove aspettative non hanno impatto contabile diretto. Eventuali scostamenti dalle soglie potranno riflettersi nello SREP (requisiti di secondo pilastro), con un dialogo caso per caso per evitare oneri distorsivi e ingiustificati.

Quali effetti e quali sfide

Impatti attesi

  • Riduzione dello stock di NPL “vecchi”, specie non garantiti o con garanzie poco liquide.
  • Aumento degli accantonamenti: profitti compressi nel breve, ma patrimoni più solidi nel medio periodo.
  • Maggiore ricorso a cessioni, cartolarizzazioni e ristrutturazioni per velocizzare lo smaltimento.

Ostacoli

  • Risorse interne da potenziare: sistemi informativi, competenze specialistiche, processi di workout.
  • Mercato secondario degli NPL “anziani” non sempre profondo: prezzi bassi e domanda limitata.
  • Necessaria armonizzazione regolatoria per evitare sovrapposizioni fra norme europee, nazionali e contabili.

Elementi storici e legali di base

Le significant hanno già sperimentato un ciclo di guidance sugli NPL che ha imposto strategie, accantonamenti e gestione delle garanzie più rigorosi. Le LSI italiane avevano maggiori margini: ora la Vigilanza avvicina gli standard, con un perimetro mirato agli NPL “anziani”.

Tempistiche: da quando al pieno vigore

Fine 2025: la vigilanza osserva scostamenti e piani di allineamento, con un primo anno gestito in modo flessibile. Dal 31 dicembre 2028: applicazione integrale delle aspettative alle LSI individuate dalle autorità nazionali.

Conclusione: è davvero un “game changer”?

Dipende dall’esecuzione. Chi anticipa piani, rafforza processi e presidia le garanzie può trasformare l’obbligo in opportunità di stabilità. Chi sottovaluta l’impegno rischia pressioni su conto economico, costi di adeguamento e criticità nei territori dove le banche locali sono pilastri dell’economia.

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