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Messina a Orcel: “Se puntassi Generali ti direi fermati”

- di: Marta Giannoni
 
Messina a Orcel: “Se puntassi Generali ti direi fermati”
Il CEO di Intesa bacchetta UniCredit e alza l’asticella sul risiko bancario. “Troppe operazioni in corso, così si mina la credibilità del sistema”. E ora anche il golden power diventa spartiacque.
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Il risiko infiamma le banche. E Messina (foto) dice basta
Nel mezzo della nuova stagione del risiko bancario italiano, tra offerte pubbliche di scambio, scalate annunciate e golden power invocato dal governo, il più grande banchiere del Paese ha scelto di rompere il silenzio. Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, ha pronunciato parole pesanti come macigni durante il 129° Consiglio nazionale della Fabi, tenutosi a Milano, E lo ha fatto con un destinatario preciso: Andrea Orcel.
“Se UniCredit decidesse di scalare Generali, chiamerei Andrea Orcel e gli direi: fermati”, ha dichiarato Messina, accendendo i riflettori su una delle partite più delicate in corso: l’eventuale assalto di UniCredit al Leone di Trieste.
Non è una minaccia, ma un avviso. Di quelli che, in finanza, valgono più di una nota ufficiale. L’affondo arriva nel pieno di un risiko che, anziché infondere fiducia, rischia – secondo Messina – di restituire l’immagine di un sistema in preda a una confusione da “entropia elevata”.
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L’allarme di Intesa: troppe operazioni, troppa confusione
Intesa Sanpaolo, oggi leader per capitalizzazione nel sistema bancario italiano, si tiene ben fuori dalle manovre in corso. Messina rivendica una strategia chiara, fondata su crescita organica, innovazione e sviluppo internazionale nei settori non bancari tradizionali, come l’asset management e il private banking. Ma non è tutto.
“Il Paese non sta offrendo un’immagine di best practice. Le operazioni in corso si portano dietro una grande incertezza, un’elevata conflittualità e, in certi casi, anche scarsa eleganza nella gestione dei rapporti con le autorità”, ha affermato.
È un riferimento neanche troppo implicito all’atteggiamento di UniCredit, attualmente protagonista di tre fronti aperti: l’ops su Banco Bpm, la quota (già al 6,7%) in Generali, e il dossier Commerzbank in Germania. Una strategia che Messina non giudica sostenibile né politicamente opportuna.
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Generali, il nuovo fronte sensibile
Perché l’eventuale scalata a Generali scuote il settore? Perché significa puntare al cuore del risparmio e della previdenza degli italiani. E qui entra in gioco un altro elemento esplosivo evocato da Messina: il golden power. Per l’AD di Intesa, il risparmio non è solo una questione economica, ma una questione di sicurezza nazionale.
“Nel mondo nuovo in cui viviamo, non mi stupisco affatto dell’attivazione del golden power. Il risparmio è sovranità”, ha spiegato.
Una frase che inquadra perfettamente il contesto geopolitico attuale: tra guerra in Ucraina, tensioni con la Russia e crescente competizione globale, l’Italia non può permettersi che attori chiave del proprio sistema finanziario finiscano in mani che ne minaccino l’equilibrio.
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Lovaglio lancia il guanto su Mediobanca
Sul fronte opposto, c’è chi invece rilancia. Luigi Lovaglio, CEO di Mps, non solo non si tira indietro, ma rilancia il piano su Mediobanca. La sua offerta, ha ribadito, è “fair” e coerente con un progetto di crescita credibile.
“Se decide il mercato, la portiamo a casa. Crea valore per tutti”, ha dichiarato il banchiere.
Il piano non si esaurisce lì: Mediobanca, per Lovaglio, può essere la premessa per un’alleanza strategica con Banco Bpm, non ora ma in futuro. Una prospettiva che preoccupa chi teme un'ulteriore concentrazione del sistema in poche mani, e agita gli equilibri già precari del risiko.
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Castagna: l’ops su Banco Bpm è da bloccare
Dall’altra parte della barricata, il CEO di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, non nasconde la sua irritazione per l’offerta di UniCredit.
“Non mi stupiscono le condizioni imposte dal governo, né le prescrizioni. Se fossi qualcuno che deve preoccuparsi dello stato di salute dell’economia italiana, mi farei delle domande”, ha detto.
Castagna ha criticato in particolare la riduzione dei finanziamenti alle imprese italiane da parte di UniCredit e ha definito "né astruse né inattese" le condizioni del golden power che bloccano l’ops. In sostanza: il governo ha fatto bene a frenare.
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Cimbri (Unipol): l’Ops su Sondio è “semplice”
In mezzo a questo intrico, c’è chi sostiene che almeno una partita sia limpida. Carlo Cimbri, presidente di Unipol, ha difeso l’ops di Bper su Popolare di Sondrio definendolal’operazione più semplice sul mercato”, con un chiaro senso industriale e poche incognite. Ma anche qui si vocifera di un possibile ingresso a sorpresa del colosso olandese ING. Altro fronte, altre turbolenze.
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Troppe partite aperte, troppe tensioni
Il rischio concreto, secondo Messina, è che il sistema si paralizzi sotto il peso delle sue stesse ambizioni. La reputazione internazionale delle banche italiane è di nuovo in gioco, così come la fiducia dei risparmiatori.
La parola chiave di questa fase, per Messina, è una sola: responsabilità. E il messaggio finale è limpido: “Chi ha già troppi fronti aperti dovrebbe fermarsi. Prima che sia troppo tardi”.

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