Banche, Rapporto Fisac Cgil: in 5 anni -20% filiali e -6% dipendenti

- di: Barbara Bizzarri
 

A fronte degli utili record delle banche, attestati a 22,2 miliardi per effetto della crescita del margine di interesse e dividendi riconosciuti agli azionisti ai massimi storici per 10,5 miliardi, di converso non si ferma la riduzione di dipendenti (-4.300) e sportelli (-1.000), come leva per la gestione di costi operativi in leggero aumento, mentre continuano a calare i finanziamenti alla clientela (-3,8%): il report dell’Ufficio Studi & Ricerche della Fisac Cgil relativo ai risultati dei primi 7 Gruppi bancari tra il 2022 e il 2023 dal titolo ‘Bilanci bancari: il biennio d’orodelinea uno scenario in chiaroscuro, in particolare per banche e azionisti che registrano risultati e incassi in forte aumento, mentre spariscono dipendenti e filiali, lasciando cittadini e imprese sprovvisti di presidi fisici del credito.

Banche, Rapporto Fisac Cgil: in 5 anni -20% filiali e -6% dipendenti

Gli straordinari risultati raggiunti dai Gruppi bancari, osserva la segretaria generale della Fisac Cgil, Susy Esposito, “non hanno avuto un pari riflesso sul fronte dell’occupazione, dell’insediamento sui territori e sui finanziamenti, che continuano a calare generando una forte preoccupazione. È un grave limite, specie per il bisogno, nonché la funzione stessa delle banche, di sostenere un’economia che fatica e arranca”.
I costi operativi sono in leggero aumento a quota 29,6 miliardi di euro (+1,4% sul 2022). L’impatto della prima tranche del rinnovo del contratto nazionale di settore, fa sapere il rapporto della Fisac Cgil, ha determinato un aumento medio del costo del personale impiegato in Italia pari al 5,2%, per un costo medio per dipendente che si attesta a quota 83 mila euro. Tuttavia, i grandi Gruppi sono stati in grado di contenere l’aumento del costo del personale complessivo intorno all’1,5%.

Per Fisac Cgil, inoltre, la principale leva utilizzata in questa strategia di gestione dei costi continua a essere la riduzione del personale. A livello globale, il calo dei dipendenti nel 2023 è pari a 7.327 unità (-3% annuo); di questi, 4.292 unità (-2,4% annuo) in Italia. Alla fine dello scorso anno, nel Paese i dipendenti dei primi sette Gruppi bancari ammontavano a 171 mila unità; tuttavia, stima la Fisac, a fine 2026 si prevede un dato inferiore alle 170 mila unità, attorno a quota 168 mila dipendenti. Insieme a questi ultimi, anche le filiali continuano a diminuire. Lo scorso anno, sottolinea la Fisac Cgil, i primi sette Gruppi bancari hanno chiuso quasi 1.000 filiali, una riduzione pari all’8,3%. In due anni sono ‘scomparsi’ 1.385 sportelli, pari a una banca delle dimensioni di Mps o Banco Bpm. Da segnalare anche che la quota percentuale degli sportelli di proprietà dei primi sette Gruppi bancari italiani sul totale delle rete bancaria in Italia continua a diminuire: in due anni è scesa dal 55,2% al 52,4%.

La strategia ‘digital first’ operata dai grandi Gruppi negli ultimi anni sta determinando una riconfigurazione spaziale della presenza delle banche sui territori. Vuoto che viene colmato, anche se in modo parziale, dai Gruppi emergenti di medie dimensioni, come Credem e Bp Sondrio nel campione dell’analisi, e dalle banche di Credito Cooperativo. Conclude Susy Esposito: “Le linee di tendenza nei dati del report confermano quanto da tempo sosteniamo: l’innovazione tecnologica, la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale, devono fondarsi sul lavoro. Presenza sul territorio, prossimità alla clientela, competenze specifiche e non standardizzate, sono punti insostituibili. Lo dimostrano anche le strategie di alcuni colossi bancari americani, che si reinsediano nei territori per sostenere l’economia. Il contratto nazionale ci dà uno strumento unico per accompagnare il settore bancario nel futuro, nella consapevolezza che la sua forza è nel lavoro e nel presidio fisico del territorio. È ora di agire perché il futuro sia fondato nel lavoro”.

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