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Banco BPM, ora comanda l’equilibrio: Agricole ridisegna il risiko

- di: Bruno Legni
 
Banco BPM, ora comanda l’equilibrio: Agricole ridisegna il risiko
Banco BPM, ora comanda l’equilibrio: Agricole ridisegna il risiko
Con l’ok della BCE a salire oltre il 20%, Crédit Agricole diventa l’ago della bilancia in Banco BPM: paletti sui consiglieri, partita delle liste e un risiko che torna a scaldare Milano. 
 (Foto: Bpm, da sinistra il presidente Massimo Tononi e il Ceo Giuseppe Castagna).

Non è più la notizia dell’autorizzazione in sé a fare rumore: quella, ormai, è archiviata. La vera scossa sta nel “dopo”. Perché quando un socio supera (di poco) il 20% in una banca come Banco BPM, non serve per forza mettere il cappello sul controllo per cambiare l’aria nella stanza. Basta diventare indispensabile. E oggi Crédit Agricole lo è.

Il via libera della BCE consente al gruppo francese di rafforzare la partecipazione, già portata intorno al 20,1% anche attraverso l’esercizio di strumenti collegati al capitale. Ma l’ok arriva con un messaggio scritto tra le righe: “Crescere sì, comandare no”. Tradotto: più peso strategico, ma con paletti di governance pensati per evitare un controllo di fatto.

La prima diga è sul consiglio di amministrazione: la vigilanza europea punta a mantenere proporzioni coerenti con lo status di azionista di minoranza. È un dettaglio che dettaglio non è, perché in una banca la partita si vince (o si perde) spesso tra comitati, astensioni obbligate e incastri su potenziali conflitti d’interesse. A maggior ragione quando il socio industriale è anche competitor su pezzi di mercato.

Sul tavolo c’è poi il nodo più politico di tutti: la soglia OPA. Crédit Agricole ha ribadito di voler restare sotto il livello che farebbe scattare l’obbligo di offerta totalitaria. “Restiamo sotto la soglia d’OPA” è la frase-chiave, perché fotografa una strategia da “socio forte” più che da conquistatore: essere dentro la cabina di regia, senza pagare il prezzo (economico e regolatorio) di un takeover.

Qui entra in scena il contesto normativo che rende la storia più frizzante: se la riforma del TUF sposterà davvero la soglia dell’OPA obbligatoria verso il 30%, il campo da gioco si allarga. E quando il campo si allarga, anche chi giura che “non vuole controllare” si ritrova improvvisamente con più spazio per muoversi, negoziare, mettere condizioni.

Ma il punto vero, a Milano, è un altro: la “partita delle liste”. Il calendario del rinnovo del board porta inevitabilmente a una domanda: Crédit Agricole appoggerà la lista del consiglio uscente, correrà con una propria lista, o si terrà la porta socchiusa per negoziare fino all’ultimo? È lì che il 20% diventa potere, perché può pesare su assetti, deleghe, equilibri interni.

Con le nuove regole introdotte dalla Legge Capitali, il rapporto tra soci e governance è diventato più elettrico: cresce la capacità degli azionisti di incidere su chi entra davvero in consiglio e su come si compone la squadra. In questo scenario un azionista “strategico” può trasformarsi nel regista silenzioso di una maggioranza, pur senza avere la maggioranza.

E il risiko? È la parola che torna sempre, perché l’Italia bancaria non sta mai ferma a lungo. Gli scenari più discussi restano quelli di un consolidamento dove Banco BPM è pedina e, insieme, potenziale perno: si parla di incastri possibili con MPS, si guarda a BPER, e sullo sfondo resta l’eterna variabile UniCredit, con Andrea Orcel osservato speciale ogni volta che la scacchiera si muove.

In mezzo c’è la logica industriale: sinergie di rete, accordi commerciali, incroci tra distribuzione e prodotti, oltre al tema – sempre delicato – degli asset “di contropartita” che in passato hanno reso possibili grandi fusioni. È il linguaggio non scritto del settore: sostieni un’operazione, ottieni qualcosa che ti rafforza altrove. E con un azionista come Crédit Agricole, questa grammatica torna d’attualità.

Il paradosso è che i vincoli imposti dalla vigilanza possono aumentare, non ridurre, il potere negoziale del socio: se non puoi “prendere” la banca, puoi però diventare indispensabile per qualsiasi mossa strategica. E quando tutti hanno bisogno del tuo sì, il tuo sì vale moltissimo.

È per questo che il titolo è al presente: ora comanda l’equilibrio. Non è il tempo delle scalate, è il tempo delle leve. E la leva francese, a Piazza Meda, è appena diventata più lunga.

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