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Bella (Confcommercio): “Serve fiducia, meno burocrazia e credito mirato”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Bella (Confcommercio): “Serve fiducia, meno burocrazia e credito mirato”

Dal 2011 al 2024 l’Italia ha perso 193mila imprese giovanili, guidate da under 35. Un dato che fotografa il lento ma costante impoverimento del tessuto produttivo nazionale e che, secondo l’Ufficio Studi di Confcommercio, rappresenta un serio campanello d’allarme per la crescita futura.

Bella (Confcommercio): “Serve fiducia, meno burocrazia e credito mirato”

“Se non c’è nuova imprenditoria, la crescita ristagna”, spiega Mariano Bella, direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio, intervistato da Italpress. Un allarme che si accompagna a una riflessione più ampia sulle cause di questa tendenza. “Qualcuno potrebbe obiettare che il dato dipende dalla demografia, ma è vero solo in parte. Noi stiamo costringendo i giovani, quei pochi che sono rimasti in Italia, ad andare a fare impresa all’estero”, sottolinea Bella.

“Basta politiche solo per gli adulti”

Per il direttore di Confcommercio, servono politiche economiche capaci di guardare al futuro, non solo alla gestione del presente. “Bisogna smetterla di pensare soltanto alle fasce adulte della popolazione – osserva –. Mi sembra paradossale che si discuta di non legare l’età pensionabile all’aspettativa di vita: significa trasferire risorse dai giovani agli anziani”.

Il nodo generazionale è solo una parte del problema. A pesare sulle imprese, soprattutto su quelle di piccole dimensioni o appena nate, è anche il peso della burocrazia. “Una riduzione del carico burocratico sulle imprese ha effetti benefici sull’intero sistema economico, ma in particolare sulle piccole imprese e sulle startup”, prosegue Bella, ricordando come semplificare le procedure significhi liberare tempo e risorse per innovare.

L’accesso al credito resta un ostacolo
Un altro tema centrale è quello del finanziamento. “Le imprese giovanili e le startup sono più rischiose, ma anche le più produttive. Sono un veicolo di innovazione e tecnologia”, spiega Bella. “Se facciamo cadere tutto il costo del rischio sull’imprenditore, avremo meno imprese produttive”.

Da qui la proposta di fondi dedicati per ripartire i rischi e ridurre il costo dei finanziamenti destinati ai giovani imprenditori. “Bisogna creare strumenti che consentano a chi ha un’idea valida di non essere penalizzato dal costo del credito o dall’assenza di garanzie”, aggiunge.

La manovra 2026: “Equilibrata e leggera”
Sul fronte della politica economica, Bella esprime un giudizio complessivamente positivo sulla manovra di bilancio 2026, ora all’esame del Parlamento. “Mi piace perché è una manovra equilibrata e ‘leggera’, in tutto 18 miliardi di movimentazione. Lo sbilancio tra maggiori spese e minori entrate è lo 0,04% del Pil. Quindi conti pubblici in ordine”, afferma.

Tra le misure più apprezzate, quelle che puntano ad alleggerire il costo del lavoro e a restituire potere d’acquisto a oltre 10 milioni di persone con redditi compresi tra 28.000 e 200.000 euro l’anno. “Questo potrebbe innescare un po’ di fiducia, un elemento essenziale per riattivare la domanda interna”, osserva.

Non mancano, però, le criticità. “La cosa brutta che vediamo è che nelle coperture ci sono 6 miliardi che non sono ben specificati”, avverte Bella, ricordando come la credibilità dei conti sia una condizione necessaria per consolidare la fiducia dei mercati e dei cittadini.

Il nodo della fiducia e il “Sense of Italy”

“È necessario un impulso alla fiducia di famiglie e imprese, in modo da ripristinare il circuito virtuoso che trasforma maggiori redditi e ricchezza in consumi”, ribadisce Bella. “Oggi al Pil mancano i consumi: se reddito e ricchezza non si traducono in domanda, restiamo fermi”.

Da qui l’invito a valorizzare quello che Confcommercio definisce il “Sense of Italy”, un concetto che punta a mettere a sistema le eccellenze italiane e a superare la contrapposizione tra manifattura e servizi. “Dobbiamo risolvere i problemi valorizzando le reciproche interazioni tra due grandi settori”, spiega Bella, ricordando che “il terziario di mercato, negli ultimi trent’anni, ha creato 3,7 milioni di occupati in più”.

Un risultato che, per Confcommercio, dimostra la centralità del settore dei servizi nel sostenere l’occupazione e l’equilibrio dell’economia nazionale.

L’appello finale

La sfida, per Bella, è chiara: riportare i giovani al centro del progetto economico italiano. “Senza nuova imprenditoria non c’è crescita né innovazione”, conclude. Per riuscirci servono meno vincoli, più credito e una visione condivisa del futuro che unisca imprese, istituzioni e società civile. Solo così — sostiene Confcommercio — l’Italia potrà tornare a crescere, nonostante un contesto globale incerto, puntando su ciò che da sempre la distingue: la capacità di creare valore attraverso il lavoro, l’iniziativa e la fiducia.

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