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Paghi in tre rate? L’Ue cambia le regole e il conto rischia di arrivare prima

- di: Anna Montanari
 
Paghi in tre rate? L’Ue cambia le regole e il conto rischia di arrivare prima

Il “compro adesso, pago dopo” è diventato il gesto più facile del nostro tempo. Un clic, tre rate, zero interessi – almeno così sembra. Ma dietro quella promessa di leggerezza, negli ultimi anni, si è accumulata una montagna di piccoli debiti che ha fatto scattare l’allarme a Bruxelles. E ora l’Unione europea ha deciso di intervenire con una stretta destinata a cambiare il modo in cui milioni di consumatori usano Klarna, Scalapay, PayPal e tutte le altre app del Buy Now Pay Later (BNPL).

Paghi in tre rate? L’Ue cambia le regole e il conto rischia di arrivare prima

Non è una correzione tecnica. È un cambio di paradigma. L’idea di fondo è semplice e, allo stesso tempo, scomoda: pagare a rate non è un gioco, è credito. E come tale va regolato. Il problema che nessuno vedeva (finché è diventato enorme).

Per anni il BNPL è stato presentato come un’alternativa “gentile” al credito tradizionale: niente interessi, niente burocrazia, niente domande. Il risultato? Una diffusione rapidissima, soprattutto tra i più giovani, attratti dall’illusione che dividere una spesa in tre o quattro parti la renda automaticamente sostenibile. In realtà, molte di quelle micro-rate si sono sommate, mese dopo mese, trasformandosi in un impegno fisso che spesso sfugge di mano. È qui che Bruxelles individua il nodo: sovraindebitamento, ritardi nei pagamenti, crediti deteriorati in aumento.

La stretta che fa più paura: il tempo si accorcia
La novità più concreta riguarda le scadenze. Finora il pagamento a rate godeva di una percezione di “tempo lungo”, una sorta di cuscinetto psicologico che rendeva l’acquisto più facile. Con la nuova direttiva europea sul credito ai consumatori (CcdII), quel cuscinetto si assottiglia drasticamente. I giorni per saldare a rate vengono ridotti: da 90 si passa a 50 per gli acquisti nei negozi fisici e a soli 14 giorni per quelli online. Due settimane. Un lampo, se confrontato con l’abitudine a rimandare.

Fine del clic spensierato: più controlli prima del sì
Non sarà più sufficiente accettare le condizioni in automatico. Bruxelles chiede più informazioni precontrattuali, più chiarezza sui costi reali, sulle conseguenze dei ritardi e sulle scadenze. Ma soprattutto pretende valutazioni più serie sulla sostenibilità dell’acquisto. In altre parole: prima di concederti la rateizzazione, qualcuno dovrà verificare che tu possa davvero permettertela. Un principio banale, se applicato a un prestito, ma rivoluzionario per un sistema che ha costruito il suo successo proprio sull’assenza di barriere.

Le app corrono ai ripari (e cambiano pelle)
Il mercato ha già iniziato a muoversi. PayPal ha ufficializzato piani di pagamento che arrivano fino a 24 mesi, con interessi legati alla durata. Klarna propone soluzioni tra 6 e 12 mesi, con costi proporzionati all’importo. Scalapay spinge ancora più in là, con rateizzazioni fino a 36 mesi. Segnali chiari: il BNPL si sta trasformando da strumento di pagamento “furbo” a prodotto finanziario strutturato. E quando diventa finanza, arrivano inevitabilmente regole, vincoli e responsabilità.

Il punto cieco: quando le rate vanno in ritardo
C’è un aspetto che spesso emerge solo quando è troppo tardi: le commissioni e le penali sui pagamenti mancati o in ritardo. È lì che il “senza interessi” mostra il suo lato meno rassicurante. Una rata saltata può generare costi aggiuntivi, segnalazioni negative, blocchi futuri. Ed è proprio su questo terreno che l’Europa vuole intervenire, imponendo maggiore trasparenza e riducendo le zone d’ombra che hanno reso il sistema così appetibile – e così rischioso.

Numeri che spiegano perché Bruxelles ha deciso di agire
Nonostante le criticità, il BNPL continua a crescere. Nel 2025 il valore complessivo dei pagamenti effettuati con queste formule ha raggiunto circa 6,8 miliardi di euro, con un balzo del 43% rispetto all’anno precedente. Un mercato in piena espansione, troppo grande per restare in una zona grigia normativa. Da qui la decisione di trattarlo come ciò che è diventato: credito al consumo a tutti gli effetti.

Quando cambia tutto: la data da segnare
Gli Stati membri dovranno recepire la direttiva entro il 20 novembre 2026. In Italia, il percorso risulta già avviato con un primo recepimento in uno degli ultimi Consigli dei ministri del 2025. Il conto alla rovescia è partito.

Cosa cambia davvero per chi compra
La rateizzazione non scomparirà. Ma perderà quella leggerezza che l’ha resa irresistibile. Meno tempo per pagare, più controlli prima dell’ok, più chiarezza su costi e conseguenze. In sintesi: il “pago dopo” resta, ma smette di essere una scorciatoia indolore. E per molti consumatori sarà una sorpresa scoprire che, questa volta, il conto arriva subito.

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