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Europee in ordine sparso: oro e argento da record, Milano piatta

- di: Matteo Borrelli
 
Europee in ordine sparso: oro e argento da record, Milano piatta

Gas in rialzo, spread in calo e Wall Street contrastata: i mercati soppesano Fed, geopolitica e dati macro.

Finale senza una direzione unica per le Borse europee, che chiudono la seduta divise mentre dagli Stati Uniti arrivano segnali contrastanti dai listini di Wall Street. Il clima resta da “risk-off” a tratti: l’azionario non affonda, ma la ricerca di protezione si vede chiaramente su oro e argento, tornati a aggiornare i massimi, con il mercato che reagisce alle tensioni sulla credibilità e l’indipendenza della banca centrale americana e ai fronti geopolitici ancora accesi.

In Europa la fotografia di fine seduta vede Francoforte in testa con un rialzo moderato, Londra e Madrid poco sopra la parità, Milano sostanzialmente stabile e Parigi debole. La lettura è quella di un continente che prova a reggere l’urto di un contesto esterno più rumoroso: i flussi si spostano con rapidità tra settori difensivi e ciclici, mentre i gestori valutano quanto possano pesare, nel breve, le frizioni tra politica e politica monetaria negli Usa.

In Piazza Affari la giornata si chiude in sostanziale equilibrio: il Ftse Mib termina in parità con un +0,03% a 45.732 punti. La seduta resta quindi più di attesa che di direzione, con il mercato italiano che alterna rotazioni settoriali e prese di beneficio.

Sul fronte del reddito fisso, lo spread Btp-Bund scende a 62,5 punti. In calo i rendimenti: il decennale italiano scivola al 3,46%, il Bund tedesco al 2,84%, mentre il decennale francese si muove intorno al 3,50%. Il restringimento del differenziale segnala una seduta più costruttiva sui governativi periferici, anche se il mercato continua a muoversi con cautela in vista delle prossime indicazioni macro e di nuove possibili accelerazioni sul fronte internazionale.

Capitolo valute: il dollaro rimane debole contro le principali divise. Il cambio con l’euro segnala un biglietto verde sotto pressione, mentre la sterlina tiene meglio. La dinamica è coerente con l’idea di un mercato che, in questa fase, privilegia posizionamenti difensivi e riduce l’esposizione su scenari percepiti come più incerti.

La scena, però, se la prendono le materie prime. L’oro aggiorna i record e si porta a 4.619 dollari l’oncia (+0,54%), mentre l’argento accelera a 85,36 dollari l’oncia (+1,38%). Il movimento viene letto dagli operatori come la somma di due fattori: timori di interferenze sulla politica monetaria statunitense e un rischio geopolitico che torna a farsi sentire. “Quando il mercato percepisce un’ombra sull’indipendenza delle banche centrali, la domanda di beni rifugio tende a riaccendersi”, è il commento ricorrente tra gli osservatori.

Più cauto il petrolio: il Wti oscilla appena e scambia attorno a 59,08 dollari al barile (-0,07%), segno di un equilibrio fragile tra aspettative sulla domanda e incertezze sull’offerta. Di tutt’altra intensità il movimento del gas naturale, che balza sopra quota 30 euro/MWh e raggiunge 30,12 euro (+6,08%), sostenuto da temperature rigide in Europa e dai timori legati alla stabilità delle forniture, con l’attenzione puntata anche sui collegamenti energetici nell’area mediorientale.

Quanto all’azionario settoriale europeo, soffre l’automotive: scivolano Porsche (forte calo), Stellantis e Bmw. Debole anche il lusso, con prese di beneficio su alcuni nomi del comparto: tra i titoli osservati in Italia, Brunello Cucinelli e Moncler chiudono in arretramento. Nel farmaceutico si vede pressione su alcune big, mentre il segmento tecnologico e quello minerario mostrano spunti opposti, con rialzi marcati su singole storie societarie.

A Milano, tra i migliori del Ftse Mib si mettono in evidenza Fincantieri, Leonardo, Banca MPS e Banco BPM, con acquisti concentrati sui titoli più sensibili a commesse, difesa e dinamiche di flusso sul comparto bancario. Sul lato opposto, i ribassi più netti colpiscono Lottomatica, Stellantis, Prysmian e Italgas, penalizzati da prese di profitto e rotazioni settoriali.

Nei segmenti di Borsa Italiana fuori dal paniere principale, la seduta è più movimentata. Sul Mid Cap spiccano tra i migliori Ferretti, Avio, Caltagirone e Anima Holding, mentre tra i peggiori si segnala Banco di Desio e della Brianza insieme a cali su Alerion Clean Power, OVS e Sesa. L’andamento complessivo del Mid Cap e dello Star resta comunque leggermente sotto la parità, coerente con la prudenza vista sul resto dell’Europa.

Dall’altra parte dell’Atlantico, a metà seduta Wall Street si muove in modo contrastato: Dow Jones in calo e Nasdaq poco sopra la parità. Il mercato americano resta appeso a due temi: da un lato il braccio di ferro istituzionale attorno alla Federal Reserve, dall’altro l’attesa per i prossimi dati macro, a partire dall’inflazione, e per l’avvio della nuova tornata di trimestrali bancarie. In questo contesto, i flussi si alternano tra tecnologia e difensivi, mentre il comparto ciclico appare più sensibile a ogni variazione delle aspettative sui tassi.

In sintesi, la seduta del 12 gennaio consegna un’Europa senza euforia ma resiliente, con Milano in equilibrio, spread in calo e materie prime a dominare il racconto: oro e argento record parlano chiaro su quanto l’incertezza – politica, monetaria e geopolitica – stia tornando a dettare il ritmo dei mercati. 

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