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Dazi Usa-Ue, Camisa (Confapi): «Impatto negativo, ma serve pragmatismo»

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Dazi Usa-Ue, Camisa (Confapi): «Impatto negativo, ma serve pragmatismo»

L’intesa commerciale raggiunta nei giorni scorsi tra l’Unione europea e gli Stati Uniti sui dazi doganali segna un nuovo capitolo nei rapporti economici transatlantici. La misura, che introduce un’imposizione tariffaria del 15% su una serie di prodotti, non potrà non avere conseguenze per l’economia del Vecchio Continente. A sostenerlo è Cristian Camisa, presidente di Confapi – la Confederazione italiana della piccola e media industria privata – che in una nota avverte: «L’accordo avrà un impatto negativo sulla crescita europea, ma meno pesante di quanto temuto nelle ultime settimane».

Dazi Usa-Ue, Camisa (Confapi): «Impatto negativo, ma serve pragmatismo»

Un messaggio che unisce prudenza e pragmatismo: la linea di Confapi è quella di non sottovalutare i rischi, ma nemmeno di abbandonarsi al pessimismo. L’effetto dei dazi, infatti, potrebbe aprire anche qualche spiraglio positivo, soprattutto se accompagnato da una politica industriale mirata e lungimirante.

Le stime: Italia più esposta della media europea
Secondo i primi calcoli, l’introduzione delle nuove tariffe determinerà per l’UE27 un contraccolpo stimato dello 0,34% del Pil. Per l’Italia, la percentuale è leggermente superiore: 0,41%. Una differenza che non stupisce, se si considera quanto il nostro sistema produttivo sia trainato dalle esportazioni. Le Pmi italiane, in particolare, rappresentano una quota rilevante dell’export nazionale e sono quindi più vulnerabili a barriere e costi aggiuntivi sui mercati esteri.

«La maggiore incidenza dell’export sul Pil nazionale – spiega Camisa – rende l’Italia più sensibile di altri Paesi europei. Non possiamo permetterci di attendere passivamente gli effetti delle nuove tariffe».

Diversificazione commerciale come strategia
La parola chiave, per il presidente di Confapi, è diversificazione. «È fondamentale – sottolinea – avviare una politica di apertura verso nuovi mercati, così da ridurre la dipendenza dalle dinamiche bilaterali con gli Stati Uniti». In questo senso, l’associazione auspica una rapida conclusione dell’accordo commerciale tra Unione europea e Paesi del Mercosur, che potrebbe rappresentare una valvola di sfogo preziosa per il made in Italy.

L’idea è quella di aprire canali alternativi, bilanciando l’impatto dei dazi con nuove opportunità di export. I Paesi sudamericani, in particolare, costituiscono mercati ad alto potenziale per i settori nei quali l’Italia è più competitiva: dalla componentistica alla meccanica, dal tessile all’agroalimentare.

Il confronto con la Cina e il vantaggio competitivo
C’è poi un altro elemento che secondo Camisa merita attenzione: il differenziale con i dazi applicati agli scambi tra Stati Uniti e Cina. Se, come previsto, le tariffe sui prodotti cinesi si attesteranno attorno al 30%, l’industria italiana della componentistica potrebbe guadagnare terreno proprio negli Usa.

«Questo scenario –
osserva il presidente di Confapi – offre alle nostre imprese l’opportunità di sostituirsi ai competitor cinesi in una parte significativa del mercato statunitense». Una possibilità che non cancella i rischi generali dell’intesa, ma che suggerisce una lettura meno catastrofica e più strategica delle nuove condizioni commerciali.

Un nuovo ruolo per la politica industriale

Il vero punto di svolta, tuttavia, sarà rappresentato dalle scelte di politica economica nazionale. Per Confapi, il tempo dei sussidi a pioggia deve essere archiviato a favore di misure mirate, capaci di rafforzare in concreto la competitività delle Pmi. Innovazione tecnologica, sostegno all’internazionalizzazione, formazione delle competenze: sono questi i cardini su cui costruire una risposta efficace.

«Il Governo italiano deve farsi parte attiva – rimarca Camisa –. Solo attraverso una politica industriale coerente sarà possibile trasformare il danno dei dazi in un’opportunità di crescita». L’appello è dunque rivolto a Palazzo Chigi e ai ministeri competenti, affinché accompagnino le imprese in una fase che si annuncia complessa e sfidante.

Il bivio per le Pmi italiane
La firma dell’intesa tra Bruxelles e Washington mette le piccole e medie imprese italiane di fronte a un bivio. Da un lato, il rischio di un contraccolpo sui volumi di export e, di conseguenza, sul Pil. Dall’altro, la possibilità di ritagliarsi nuovi spazi su mercati storicamente difficili da penetrare. Molto dipenderà dalla velocità di adattamento del sistema produttivo e dalla capacità delle istituzioni di accompagnare il cambiamento.

Per Confapi, il messaggio è chiaro: non serve allarmismo, ma pragmatismo. «Con un approccio proattivo e una visione di medio periodo – conclude Camisa – le imprese italiane possono non solo resistere all’urto, ma persino rafforzare il proprio ruolo sui mercati globali».

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