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Don Mattia Ferrari, il tentativo di incursione e lo stop della destra sull’audizione al Parlamento europeo

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Don Mattia Ferrari, il tentativo di incursione e lo stop della destra sull’audizione al Parlamento europeo
È diventato uno dei simboli di una delle vicende più oscure che stanno attraversando l’Unione europea. Don Mattia Ferrari, giovane cappellano della Ong Mediterranea, è tra le principali vittime della sorveglianza condotta attraverso il software Graphite, prodotto dalla società israeliana Paragon, già finita nel mirino di Meta per violazioni della privacy e attività mirate contro oppositori, giornalisti e attivisti. Come riportano la BBC e la CNN, il caso si inserisce nel più ampio scandalo internazionale relativo all’uso di spyware militari per colpire figure scomode nei Paesi democratici. Eppure, il sacerdote non ha potuto riferire in Parlamento europeo. La destra ha fatto muro.

Don Mattia Ferrari, il tentativo di incursione e lo stop della destra sull’audizione al Parlamento europeo

Convocato dalla commissione Libe dell’Europarlamento, Ferrari avrebbe dovuto raccontare quanto accaduto negli ultimi due anni: dal monitoraggio sistematico della sua attività, fino a un tentativo di intrusione nella sua abitazione nel dicembre 2023, passato allora come un furto fallito ma oggi riletto in chiave molto più inquietante. Il blocco dei gruppi di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia ha però portato al rinvio dell’audizione, ufficialmente per l’assenza di testimonianze di vittime non italiane. Una motivazione che le opposizioni giudicano pretestuosa, anche perché fra i convocati c’era anche un rappresentante di Meta, l’azienda che ha rilevato per prima l’uso anomalo del software spia.

L’episodio dell’incursione e le ombre sulla sorveglianza

Il racconto di don Ferrari include anche un episodio mai finora reso pubblico: nel dicembre 2023, un uomo con il volto coperto e guanti ha tentato di entrare nella sua casa con un cacciavite. Fermato solo dal sistema di allarme, l’uomo è riuscito a dileguarsi prima dell’arrivo dei carabinieri. L’episodio, inizialmente classificato come semplice effrazione, oggi viene collegato – secondo indiscrezioni – alla campagna di sorveglianza digitale scoperta successivamente. Una rivelazione che don Ferrari avrebbe voluto portare all’attenzione del Parlamento europeo e che oggi, come sottolineano anche BBC e CNN, evidenzia il pericolo concreto per chi si espone contro i traffici delle milizie libiche o denuncia violazioni dei diritti umani.

Paragon, spyware e rapporti istituzionali: un affare europeo

La vicenda Paragon non riguarda soltanto la privacy di alcuni individui, ma interseca gli equilibri geopolitici e le relazioni tra governi. Come ricostruito anche da fonti internazionali, Graphite è stato utilizzato in Italia con il consenso delle autorità, prima della sospensione ufficiale “per motivi etici” comunicata dalla stessa azienda. È l’unico Paese europeo in cui ciò è accaduto, e il silenzio delle istituzioni solleva interrogativi inquietanti. “Questo motivo di impedimento – ha dichiarato Enrico Borghi, membro Copasir – contrasta con un dato fattuale: l’Italia è l’unico Stato in cui Paragon ha sospeso l’uso dello spyware, proprio in accordo con il governo”.

Mediterranea non si ferma: il 23 aprile nuova audizione

Mediterranea Saving Humans ha già fatto sapere che non intende cedere. “Spiare giornalisti e attivisti è roba da regimi – si legge in una nota – ma la destra non vuole che se ne parli. Prima ha invocato il segreto di Stato, poi ha nascosto tutto nel Copasir. Ora vuole silenziare anche il Parlamento europeo”. Ma la Ong sarà presente il 23 aprile, con la stessa determinazione. “Noi non abbiamo paura. Se gli esponenti della destra hanno coraggio, si confrontino in pubblico, davanti ai cittadini e all’Europa intera”.

Una battaglia di democrazia che ora coinvolge anche l’opinione pubblica internazionale, con media come BBC e CNN che rilanciano il caso come uno snodo chiave per il futuro della trasparenza e dei diritti civili in Europa.
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