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Cucinelli e Russia: rispetto delle sanzioni UE, numeri e chiarimenti

- di: Matteo Borrelli
 
Cucinelli e Russia: rispetto delle sanzioni UE, numeri e chiarimenti
Cucinelli e Russia: rispetto delle sanzioni UE, numeri e chiarimenti
Eliminato ogni negozio, vendite solo tramite showroom autorizzati e stock pre-guerra: trama, accuse e la risposta del CEO Lisandroni.

(Foto: Brunello Cucinelli, fondatore e patron dell’omonimo gruppo).

Brunello Cucinelli è finita nel mirino di alcuni fondi ribassisti che contestano la gestione del mercato russo. L’azienda di Solomeo, simbolo del lusso italiano, ha replicato con fermezza attraverso l’amministratore delegato Luca Lisandroni, sostenendo che l’operatività residua nel Paese avviene nel perimetro delle regole europee e con una presenza commerciale ridimensionata rispetto al periodo pre-bellico.

Le accuse dei ribassisti

Secondo gli hedge fund, il brand continuerebbe a far arrivare in Russia capispalla e accessori a prezzi finali elevati nonostante il tetto di 300 euro imposto dalle sanzioni UE, sostenendo che i tre negozi non sarebbero davvero chiusi e che in realtà proseguirebbero vendite di collezioni attuali. A ciò si aggiunge l’ipotesi di differenze tra valore dichiarato in esportazione e prezzo al dettaglio, che alimenterebbero il sospetto di aggiramenti sistematici.

La versione dell’azienda

Lisandroni ha respinto punto per punto: i negozi fisici in Russia sono chiusi e l’eventuale offerta al cliente avviene tramite showroom o department store locali, con selezioni di prodotto che rispettano la soglia UE. “Operiamo nel pieno rispetto delle regole europee”, ha affermato il CEO, precisando che vengono spediti soltanto articoli con valore dichiarato in dogana entro i limiti e che si fa anche ricorso a stock pre-esistenti al conflitto.

Quanto ai controlli, l’azienda fa sapere che audit interni e verifiche doganali in Italia e all’estero non hanno mai evidenziato anomalie. Lisandroni ha inoltre chiarito che mantenere una struttura minima nel Paese serve a onorare contratti di locazione e a garantire retribuzioni al personale già in forza.

Come funziona il tetto dei 300 euro

Il cuore del contendere riguarda la base di calcolo: la soglia fissata dall’UE si applica al valore in esportazione/doganale, spesso vicino al prezzo all’ingrosso, non al prezzo pagato dal consumatore finale. In termini pratici, un capo può entrare legalmente nel mercato russo se il suo valore dichiarato è entro i 300 euro, anche se in negozio il prezzo può essere superiore. Questo meccanismo esclude una parte significativa della collezione, ma consente la vendita di alcune categorie più accessibili (per esempio T-shirt o cinture).

Numeri, scorte e redditività

Prima dell’invasione dell’Ucraina, la Russia poteva rappresentare fino al 9% del fatturato. Oggi il peso è sceso attorno al 2%, con esportazioni stimate in calo nel triennio recente. L’azienda definisce in linea con la storia del gruppo il livello delle scorte, pari al 29% dei ricavi 2024, respingendo l’idea di un “dumping” di inventario. “Sono numeri che già di per sé ridimensionano qualsiasi illazione”, ha commentato Lisandroni. 

Il quadro d’insieme

Nel complesso, la posizione di Cucinelli si fonda su aderenza formale alle norme e su un ridimensionamento del mercato russo rispetto al passato. La controversia finisce così per misurare non solo la conformità legale, ma anche la capacità di comunicare in modo trasparente con il mercato, mentre il settore del lusso continua a muoversi su confini regolatori in evoluzione.

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